Europa più forte e unita o o più frammentata e debole?

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«Avremo maggiori possibilità di sopravvivere se combatteremo uniti. Avete capito? Se saremo uniti, sopravviveremo». Il senso delle parole pronunciate da Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) ne Il gladiatore, è lo stesso dell’appello per l’Europa degli industriali. «La nostra unità è la nostra forza», hanno dichiarato Vincenzo Boccia per Confindustria, Dieter Kempf per la tedesca Bdi, Geoffrey Rouz de Bézieux per la francese Medef. I leader delle associazioni dei tre principali Paesi manifatturieri del Continente hanno anche aggiunto: «Come imprenditori e, prima ancora, come cittadini pensiamo sia indispensabile dare un segnale forte ai Governi: il destino dell’Ue ci riguarda».

Rimane da chiedersi: l’Europa futura sarà più forte e unita, come auspicato dagli industriali, o più frammentata e debole?

Difficile rispondere oggi, perché il percorso di ulteriore integrazione dell’Ue è ancora lungo, e tutto dipenderà dalle scelte concrete che i vari Stati e le istituzioni comunitarie prenderanno nei prossimi anni. Quello che sappiamo con certezza è che dalle elezioni europee è uscito un quadro politico complesso, anche se le forze anti-Ue sono risultate più deboli del previsto. I partiti cosiddetti sovranisti vincono in alcuni Paesi (Lega in Italia, lepenisti in Francia), ma rimangono minoritari nel Continente. I popolari del PPE continuano a essere la prima forza, seguiti dai socialisti (PSE) e dai liberali (ALDE): insieme i tre raggruppamenti hanno la maggioranza assoluta del Parlamento europeo. Buon risultato per i Verdi che aumentano i propri consensi in diversi Paesi Ue. Nel Regno Unito si afferma con più del 30% il Brexit Party di Nigel Farage, secondi i Lib Dem (quasi 19%) che superano i labouristi di Jeremy Corbyn (14%). Mentre crollano sotto il 10% i conservatori, in preda a una forte crisi. Theresa May ha annunciato settimana scorsa le proprie dimissioni in lacrime, parlando di grande rammarico per «il fatto di non essere stata in grado di portare a termine la Brexit».

In generale, i mercati sono comunque fiduciosi sul destino del Continente

La maggioranza conquistata delle forze europeiste è vista come un elemento di solidità e gli operatori sperano in politiche orientate alla crescita. Per queste ragioni i principali listini d’Europa hanno aperto in rialzo lunedì mattina. A Piazza Affari, in particolare, è balzato il titolo di Fiat Chrysler Automobiles (+8%) dopo che il gruppo ha annunciato una proposta di fusione alla pari con Renault. Dall’unione tra le due aziende nascerà il terzo polo automobilistico a livello mondiale, con un forte posizionamento nelle nuove tecnologie (compresi i veicoli elettrici e quelli a guida autonoma), e un portafoglio di marchi completo, dai modelli luxury fino a quelli più popolari. Qualora l’operazione andasse in porto, secondo la proposta di FCA, la futura società avrà una struttura di governance paritetica e una maggioranza di consiglieri indipendenti. La fusione non comporterà alcuna chiusura di stabilimenti. Per Fiat e Renault, così come per l’Europa, la chiave del successo potrebbe essere la stessa: combattere uniti.

Passando alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, invece, la speranza è che cessino i combattimenti e si arrivi alla pace. Donald Trump si è mostrato ottimista sulla possibilità di concludere l’accordo, nonostante di recente si sia riacceso lo scontro con l’introduzione di ulteriori dazi. «Penso che prima o poi in futuro, la Cina e gli Stati Uniti avranno un grande accordo commerciale e non vediamo l’ora che ciò avvenga», ha dichiarato il presidente americano. Trump potrebbe incontrare il collega cinese Xi Jinping durante il G20, che si terrà in Giappone alla fine di giugno. Dal punto di vista macroeconomico, secondo la lettura preliminare di aprile, gli ordini di beni durevoli negli States sono diminuiti del 2,1% su base mensile. Il risultato ha deluso il consenso degli analisti, che si aspettavano un calo meno pronunciato (-1,8%).

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