Fonti anonime rovinano la sorpresa sul meeting Bce

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Di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

Permane la fase di indecisione sui mercati USA

Il super ISM Non manufacturing non è riuscito a ispirare Wall Street, che ha chiuso con una marginale perdita. Per dare un idea del contesto, da metà Febbraio l’S&P 500 si è mosso in un range di nemmeno il 2% (tra 2765 e 2814 punti) e ieri ha chiuso praticamente a metà di quest’ intervallo. Della fase di quiete hanno approfittato i mercati europei, con l’Eurostoxx che, nel medesimo lasso di tempo, ha messo su oltre 3 punti percentuali, arrivando a segnare i massimi dalla prima metà di ottobre. Anche qui, il recupero si è fatto significativo, come testimonia l’RSI approdato in zona di ipercomprato.

In Asia, il mood è stato ancora dominato dall’euforia sui mercati cinesi, in significativo progresso

Questo nonostante ieri il Ministro del Commercio cinese Zhong Shan e il Segretario di Stato US Pompeo abbiano entrambi adottato toni più cauti sul fronte accordo USA-Cina. In particolare il secondo ha dichiarato ieri sera che Trump è pronto ad abbandonare le trattative, in assenza di un accordo “perfetto”. Ma in Cina continua a tenere banco il National People Congress con le sue promesse di stimolo fiscale e monetario. E poi, è ancora fresca la notizia dell’incremento di peso delle “A” shares nell’indice MSCI, e i flussi in ingresso stanno a testimoniarlo.

Atteggiamento assai più compassato dagli altri indici dell’area, tra cui Tokyo e Seul negativi. Quest’ultima, in particolare, ha mostrato di recente una certa controtendenza (è una delle poche piazze negative a 1 mese) che merita qualche considerazione, vista la forte vocazione export dell’economia Sudcoreana. In effetti, la bilancia commerciale di febbraio, pubblicata venerdi scorso, ha mostrato ancora marcati cali di export e import (rispettivamente -11.1% e -12.6% anno su anno). Non proprio un segnale di forza del global trade. Ma un analisi più approfondita rivela che febbraio ha avuto 5 giorni lavorativi meno di gennaio e 1 in meno rispetto all’anno scorso. Inoltre, le esportazioni verso la Cina sono rimbalzate del 2.6% mese su mese, sia pure da un livello assai basso (anno su anno siamo a -17.6%). Un quadro poco esaltante, quindi,  ma che continiua a mostrare indizi di una ripresa della domanda cinese. Per il resto, sul Kospi, come sappiamo, ha un po’ pesato il flop del summit Trump – Kim.

L’azionario europeo ha aperto col medesimo tono consolidativo delle ultime sedute

In assenza di dati macro di rilievo, l’attenzione era saldamente rivolta verso il meeting ECB di domani, con i principali asset in posizione di attesa, sui livelli di ieri.

L’equilibrio è stato rotto nel primo pomeriggio, grazie alla comparsa delle (solite) fonti anonime bene informate, che hanno dichiarato a Bloomberg che l’ECB domani taglierà le stime di crescita e inflazione a sufficienza da richiedere una nuova TLTRO. Le discussioni all’interno del Governing Council verterebbero solo sulle caratteristiche del nuovo schema, tra cui la durata e il tasso offerto. Il pezzo precisa che i dettagli delle nuove misure potrebbero non arrivare a breve.

Se il mercato conservava ancora dei dubbi sulle intenzioni della Banca Centrale riguardo all’estensione dei prestiti, queste indiscrezioni li hanno eliminati. Così, gran parte della reazione di domani è stata anticipata ad oggi. Il fixed income ha preso a salire vigorosamente, con i tassi in calo sia su periferia che su core. L’€ ha fatto una puntata a 1.1285 e poi è rimbalzato, a dimostrazione che il mercato dei cambi già prezzava parecchio in fatto di easing monetario. E l’azionario si è dato una scossa, trainato dal settore bancario periferico

Dovessero queste indiscrezioni mostrarsi inaccurate , il mercato sarà preso decisamente in contropiede. Dopodichè, ulteriori reazioni dipenderanno dai dettagli/condizioni che verranno attaccati alla nuova erogazione.
Personalmente, a meno di una performance particolarmente prudente da parte di Draghi, mi aspetto un po’ di prese di beneficio in particolare sul cambio.

La festicciola è durata un po’, e poi ci ha pensato Wall Street a calmare gli animi

Difficile dire cosa abbia bagnato le polveri all’azionario USA oggi, al di la dei soliti argomenti tecnici ormai scontati, e quanto detto ieri sullo scenario prezzato ai livelli attuali.
Sul fronte macro, l’ADP survey di Febbraio si è discostata troppo poco dalle attese per influenzare i payrolls di venerdi. Il Trade balance USA di dicembre ha mostrato un deficit ai massimi dal 2008 e 2 bln sopra attese (59.8 bln da precedente 50.3), il che avrebbe dovuto pesare in particolare sul $, ma non lo ha fatto in maniera percettibile, per cui dubito che l’azionario ne abbia sofferto.

La generale pesantezza di Wall Street ha imposto un ritracciamento agli indici continentali, senza però causargli che perdite marginali. Anzi, Milano e Madrid, forti del beneficio che i rispettivi sistemi bancari traggono da un estensione delle misure di liquidità straordinaria ECB, hanno messo a segno performance positive. A fine seduta europea il calo dei rendimenti sulla curva italiana e a 2 cifre su tutte le scadenze tranne il 30 anni. Ciò detto i rendimenti scendono ovunque compreso sulla carta tedesca, che in teoria potrebbe prezzare un easing delle financial conditions in Eurozone e invece sta tornando sui livelli di gennaio. Vedremo se anche qui vi sarà un po’ di “sell the news” domani.

Dopo la chiusura europea, Wall Street ha accentuato il calo, e si trova quasi a contatto col la parte inferiore del range citato in apertura del pezzo. Un eventuale rottura potrebbe dare inizio alla fase correttiva ipotizzata i giorni scorsi.

Gli appuntamenti principali dei prossimi giorni

Oltre al meeting ECB e ai payrolls USA di febbraio, ricordo la bilancia commerciale cinese di Febbraio. I dati saranno ancora inquinati dalla presenza della festività del Capodanno a inizio mese, ma presi insieme con quelli di Gennaio ci potranno dire qualcosa di più sulla consistenza del rimbalzo ciclico di cui per ora abbiamo solo indizi.

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