Giappone, il fascino delle società a conduzione familiare

A pedestrian walks past a stock indicator board for the Tokyo Stock Exchange being displayed in a window of a securities company in Tokyo on October 1, 2018. - Japanese shares powered to a new 27-year high on October 1 after the US and Canada clinched a long-awaited trade deal, but other Asian equity markets struggled in subdued holiday trading.

A cura di Richard Kaye, Gestore del fondo Comgest Growth Japan di Comgest

Il Giappone è la patria delle aziende più antiche del mondo e vanta una delle più alte concentrazioni di grandi imprese a conduzione familiare del pianeta. All’inizio del XXI secolo, un terzo di tutte le società giapponesi quotate in borsa presentava un qualche tipo di controllo familiare e questo vale ancora oggi.

La gestione familiare delle aziende è una caratteristica del Giappone che può essere spiegata attraverso la sua industrializzazione relativamente recente. In primo luogo, un’infrastruttura industriale e di servizi delle aziende familiari è nata a fianco e si è sviluppa in simbiosi con le imprese statali che hanno spinto il paese verso la modernità economica. In secondo luogo, il miracolo economico del Giappone degli anni Settanta è così recente che molti dei fondatori di quell’epoca sono in carica ancora oggi.

Gli investitori dovrebbero prestare molta attenzione a queste società, forse più di quanto non facciano attualmente. Abbiamo osservato molti casi in tutto il mondo in cui le imprese familiari, di proprietà dei fondatori o a conduzione familiare si allineano bene con gli interessi degli azionisti.

In parole povere, consideriamo queste società dotate di una mentalità “Day Zero” che si traduce naturalmente in una disciplina del capitale con una visione a lungo termine, attraverso la ricerca di business unici. Si tratta di start-up che sono diventate adulte. Parlano la lingua degli azionisti perché sono gestite dall’azionista di maggioranza. Sono quindi coinvolti ad un livello più profondo e cercano, oltre ai rendimenti, anche la continuazione a lungo termine delle attività. Sono i veri attori Esg prima che esistesse l’Esg; svolgono un ruolo sociale sostenibile e le loro scelte di allocazione del capitale hanno premiato la nostra fiducia.

Hoya Corporation, che ha affiancato il suo core business nella lavorazione del vetro a una posizione leader nei substrati dei dischi e nei materiali per l’imaging dei semiconduttori, è un esempio perfetto. Questa realtà a conduzione familiare ha raggiunto la notorietà a livello nazionale come fornitore di materiali per gli edifici dell’autorità di occupazione statunitense. La scelta dell’azienda di abbandonare i business storici dei cristalli e delle macchine fotografiche, a cui molte aziende giapponesi restano legate senza che sia profittevole, o di costruire una rete di vendita al dettaglio di lenti a contatto che attinge alla presenza di Hoya in campo oftalmico ma vende lenti di altri marchi perché è più redditizio, riflettono la flessibilità dell’azienda e la ricerca quasi maniacale di rendimenti.

Un’altra società, Hikari Tsushin, uno dei principali fornitori di materiale per ufficio per l’intricata rete di microimprese giapponesi, ha un approccio altrettanto poco emotivo alla disciplina del capitale, che riflette l’attenzione del presidente Shigeta come azionista al 52%. La sua espressione preferita di questo approccio è il rendimento del Subscriber Acquisition Cost (Sac), e attraverso le sue linee di business di contratti telefonici, distributori di acqua, fotocopiatrici e sistemi di database dei clienti ha metriche trasparenti per il valore del contratto a vita. Incuba continuamente le piccole società affiliate in cui gradualmente assume una quota sempre più ampia e dispone di una pipeline costante di nuovi progetti caratterizzati da rendimenti Sac elevati che si adattano alle mutevoli esigenze del panorama dei suoi clienti.

Obic è uno dei principali fornitori di software aziendale del Giappone oltre ad essere la risposta del paese a Oracle per le piccole imprese. Fin dalla sua creazione nel 1968 Masahiro Noda (che rimane presidente e detentore di una quota del 23%) ha insistito per mantenere all’interno tutte le operazioni: niente agenti di vendita, niente assunzioni a metà carriera. “Siamo come i figli del Presidente”, dice lo staff di Obic. Questo può sembrare strano in Occidente, ma ha creato un fornitore di servizi coerente e affidabile che sta guidando le soluzioni software del Giappone per affrontare la sua carenza di manodopera.

Come Obic, il Nihon M&A Center, società di consulenza in materia di successione, è una presenza indispensabile tra le piccole imprese giapponesi. La società è contraddistinta dalla cultura dei fondatori che ne detengono ancora il 12%. Nihon si differenzia da Obic per la sua apertura ai talenti esterni, ma condivide con Hikari Tsushin quella maniacale attenzione al rendimento del capitale, all’efficienza dei processi e all’utile lordo per dipendente, tratti in linea con un’azienda gestita dagli azionisti. Infatti, le azioni vengono vendute regolarmente ai dipendenti per legarli più direttamente al destino dell’azienda.

Queste imprese non sono, come ci si potrebbe aspettare, realtà assonnate o con una mentalità ristretta verso la loro struttura di controllo. Piuttosto, con gli investitori nazionali giapponesi che stanno ritornando a investire sul mercato locale, aumentando la loro esposizione alle azioni giapponesi – dopo due decenni di ibernazione – queste realtà, attraverso un’allocazione efficiente dei capitali e una mentalità da start-up, sono una parte dell’universo investibile che sta conquistando sempre più attenzione.

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