Guerra al contante, la Legge di Bilancio 2020 “dimentica” l’innovazione

Nell’ultima versione della Legge di Bilancio 2020 di “innovazione” è rimasto ben poco. Niente più startup dentro ai Pir, tanto per fare l’esempio più eclatante: attraverso un decreto correttivo è stato infatti cancellato l’obbligo a investirne una parte in venture capital. Ma non solo. Con il tema della lotta al contante, in particolare, si rischia un effetto boomerang. E’ l’allarme lanciato dall’Ufficio Studi di BorsadelCredito.it.

I dettagli sono stati resi pubblici nel decreto legge 26 ottobre 2019, che ha assicurato 6,5 miliardi di risorse a disposizione della manovra 2020. Un boomerang che inoltre lascia del tutto fuori dai giochi, ancora una volta, il fintech, come sottolineato dall’associazione di categoria ItaliaFintech durante un’audizione della Commissione Finanza alla Camera.

Le regole per la società cashless non fanno menzione del fintech

La strategia cashless del governo in carica – nota BorsadelCredito.it prevede diverse misure, oltre al tetto al contante (di 2mila euro per il 2020 e il 2021 e si abbasserà a mille euro per il 2022): dal primo gennaio 2020 dovrebbe infatti partire la lotteria degli scontrini (mancano i decreti attuativi), a cui ogni acquirente parteciperà indicando il proprio codice fiscale all’esercente presso cui sta effettuando un acquisto. I premi sono esentasse e vengono maggiorati per chi paga con strumenti digitali (questo è il Bonus Befana).

Sono inoltre previste sanzioni per gli esercenti che rifiutano il codice fiscale o non lo inviano all’Agenzia delle Entrate. Infine, il decreto introduce, dal prossimo primo luglio, un credito d’imposta del 30% sulle commissioni che gli esercenti con fatturato fino a 400mila euro pagano su carte di credito e di debito e sanzioni (di 30 euro più il 4% del valore della transazione) per quelli non accettano pagamenti elettronici.

In un comunicato, BorsadelCredito.it sottolinea che questo impianto ci sono due problemi: la possibilità di danneggiare la concorrenza di mercato e il fatto che crei l’erronea percezione che i pagamenti digitali corrispondano alle carte, tralasciando completamente le innovazioni fintech.

Il mercato di riferimento

Le premesse da cui partire sono due: lato cliente, il fatto che gli strumenti di pagamento elettronico siano preferiti dal 45% dei cittadini (dati del più recente studio di Banca d’Italia sui sistemi di pagamento), contro un 39% che sceglie di utilizzare il contante. Dati che superano la media europea restituendo un quadro del nostro Paese diviso in due. Dall’altro lato, sul fronte degli esercenti, si nota la presenza di moltissime Pmi e professionisti: questo rende l’adozione di pagamenti elettronici, con gli annessi costi di commissione e gestione, poco conveniente per molti.

In questo contesto, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, un italiano su 4 usa servizi fintech, mentre su circa 1,7 miliardi di euro erogati a imprese da lender digitali in Europa (escludendo il Regno Unito) 1 miliardo pertiene all’Italia. Il fintech dunque cresce e sempre più è considerato un valido alleato per fronteggiare problemi finanziari su vari livelli, sia dalle imprese sia dai privati. Grazie alla tecnologia, infatti, gli utenti possono fruire di servizi più semplici, rapidi ed efficienti, al punto che le stesse banche se ne sono accorte: negli ultimi anni, infatti, sempre più hanno stretto partnership con startup fintech o hanno investito in esse.

Difetti tecnici e di narrativa (e possibili soluzioni fintech)

BorsadelCredito.it nota che tutto questo movimento, nel decreto sulla società cashless, è completamente assente. Premi e sanzioni sono riservati solo a chi usa o non usa carte di credito o debito: non si fa alcun riferimento a strumenti diversi, dalle prepagate a strumenti più sofisticati (quelli delle app come Satispay, per intenderci), col rischio di far passare inosservati proprio i servizi più innovativi. Inoltre, da un punto di vista più strettamente narrativo, adottare una comunicazione così legata al tema degli obblighi e dei doveri dei cittadini potrebbe finire per non incentivare la sperimentazione di servizi meno tradizionali.

Anche la lotteria degli scontrini, con la comunicazione del codice fiscale a fronte di ogni singolo pagamento elettronico è un rischio: perché rallenta i pagamenti e di fatto potrebbe disincentivare l’utilizzo dei sistemi elettronici; senza considerare problemi legati a errori di registrazione e archiviazione di dati sensibili in un registratore di cassa che non è in grado di proteggerli. I dati potrebbero essere comunicati in modo automatico, protetto e immediato attraverso i sistemi di pagamento fintech.

Dunque, nonostante il tentativo da parte del governo di tendere all’innovazione, il legislatore non concentra le sue azioni verso i risultati, ma si spinge a indicare in modo rigido e prestabilito quali siano i mezzi attraverso cui innovare. Insomma, è stato fatto un primo passo, ma i successivi andrebbero riprogrammati. In fretta, per non perdere occasioni che non tornano.

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