I nuovi bond governativi e corporate sotto la lente

A piccoli passi si è iniziato a rimettere in moto il motore del Paese, fermo da metà febbraio, il percorso sarà ancora lungo, molti esercizi sono ancora chiusi e prima di riprendere dei sostenibili numeri di produzione e consumi, passeranno ancora molti mesi. Nel frattempo i mercati si confrontano con le parole e le decisioni politiche, in un trend che ha alternato giornate positive ad altrettanto negative, diminuendo comunque la volatilità dei momenti più acuti della crisi.

Per i listini azionari, soprattutto Wall Street e di conseguenza le altre Borse, l’accento è stato posto sulle parole del governatore della Fed, Powell, che è tornato a ribadire mercoledi, che gli Usa hanno davanti un lungo periodo di debolezza economica per contrastare il quale la Fed farà tutto quanto in suo potere. Il governatore ha escluso in modo netto, però, che la banca centrale, come già fatto da altri istituti, possa ricorrere a tassi negativi per sostenere la liquidità, un tema ricorrente sui mercati in questi giorni. Nonostante la mancanza di mezzi termini da parte di Powell, gli investitori   continuano a scommettere sul fatto che la Fed dovrà prima o poi mettere in atto anche questo passo senza precedenti, come dimostrato dall’andamento dei futures Usa sui tassi a breve, che sono rimasti negativi durante alcune sedute di mercato. Per alcuni analisti, invece, il movimento di tali indicatori, che hanno peraltro temperato le perdite dopo le parole del presidente, si deve in particolare a motivi tecnici, con volumi sottili soprattutto sui contratti sui Fed Funds.

In senso positivo, anche per i mercati, le parole arrivate dalle autorità del Giappone, che riprendendo le parole di Draghi, hanno riaffermato il “whatever it takes” per rilanciare l’economia del paese.

Sul mercato governativo ancora qualche strascico della querelle tra la Bce ed i giudici costituzionali tedeschi, si presume che dopo l’intervento della Merkel a gettare acqua sul fuoco, sarà la Bundesbank a gestire la cosa in maniera adeguata e calmierante, poiché una risposta diretta della Bce sarebbe vista come un implicito riconoscimento a sottoporsi alla giurisdizione della corte tedesca.

Il quadro sul mercato dei bond governativi

Tutto sommato positiva la settimana per i nostri titoli di Stato, lo spread contro Bund è calato di qualche centesimo in area 230 con rendimento del nostro benchmark decennale al di sotto dell’1.8%. Nella settimana che precede il collocamento del Btp Italia che inizierà lunedi 18 maggio fino a giovedi 21, vi è stato un buon successo per il Tesoro nei collocamenti. L’asta BOT ha visto rendimenti in calo ed una domanda sostenuta; il Tesoro ha collocato BOT annuali con un rendimento in calo di 29 punti base rispetto al balzo dello scorso mese, allo 0.248%. Collocati anche Bot flessibili con scadenza 14/10/2020 con un rendimento medio allo 0,024%.

I Btp di medio-lungo con tutti i nove miliardi offerti che sono stati collocati seppur con rendimenti ai massimi dallo scorso mese di giugno, nello specifico il gennaio 2027 0,85% (codice Isin IT0005390874), il 3,35% marzo 2035 (Isin IT0005358806) ed il 3,10% marzo 2040 (IT0005377152).

Nell’eurozona attiva la Slovakia che ha incrementato i titoli già in circolazione, 1% con scadenza 2028 (isin SK4120014150) ed il 2% 2047 (SK4120013400)

Tra gli altri paesi hanno emesso in euro la Serbia con un benchmark da due miliardi con scadenza nel 2027 e cedola del 3.125%. Il titolo (isin XS2170187145) emesso con taglio minimo di 100mila euro con multioli di mille è stato collocato al prezzo di 98.46 che significa un rendimento a scadenza del 3.375%, nel grey market successivo ha ben performato portandosi in area 100. La Serbia gode al momento di rating Ba3/BB+/BB+.

Non accadeva dal 1986 ed, a suo modo, sarà un evento storico, il ritorno del Treasury USA a 20 anni, la cui emissione avverrà in data 20 maggio e per 20 miliardi di dollari.

Il piccolo regno del Bahrein ha dato mandato di emettere un’obbligazione in dollari a dieci anni dall’ammontare di 500 milioni per fronteggiare l’emergenza fiscale esplosa con il crollo delle quotazioni petrolifere.

Sul fronte emergenti, vi è stato un rinvio al 22 maggio della proposta Argentina di cambiare le emissioni in circolazione con nuovi titoli; la proposta iniziale che scadeva l’8 maggio non ha visto adesioni sufficienti, ora il paese cerca di negoziare una migliore proposta al fine di evitare il default che avverrebbe se mancasse il pagamento di un titolo previsto proprio per il 22 maggio.

I nuovi bond corporate sotto la lente

Ancora di notevole spessore il volume di nuove emissioni nell’area corporate e finanziari, si affaccia anche una corporate di peso del nostro paese con notevole successo.

Eni ha scelto un doppio deal da 2 miliardi complessivi, divisi equamente tra la scadenza 2026 e 2031. Per entrambi i titoli la guidance iniziale è stata abbassata per l’alto numero di richieste arrivati nei book dei lead manager dell’operazione. Alla fine il titolo 2026, emesso a 99,308 è stato collocato con cedola del 1.25% a fronte di un rendimento finale del 1.37% (Isin XS2176783319). Cedola del 2% per la scadenza 2031 (XS2176785447), con prezzo di collocamento 99.941; taglio minimo per entrambe le scadenze 100mila euro con multipli di mille e rating migliore del Paese di appartenenza A-.

Sempre nel settore energetico, hanno raggiunto i sei miliardi di euro gli ordini in fase di collocamento per i prestiti obbligazionari di Total Capital International, si tratta di due tranche obbligazionarie a tasso fisso con scadenza a 11 e a 20 anni. L’emissione con scadenza a 11 anni ha un ammontare di 500 milioni a fronte di ordini per 3 miliardi, pagherà uno spread di 105 punti base sopra il tasso midswap, ed avrà scadenza maggio 2031; quella con scadenza a 20 anni, maggio 2050, pagherà uno spread di 155 punti base e avrà un ammontare di 1 miliardo di euro a fronte di una domanda per 2.7 miliardi. La guidance iniziale era di uno spread di 150 punti base per la tranche a 11 anni e di 185 per quella lunga. Il bond con scadenza maggio 2031 (Isin XS2176605306) paga una cedola annua dello 0.952% e prezzo di emissione di 100, la tranche con scadenza maggio 2050 (XS2176569312) paga una cedola annua dell’1.618% e prezzo di emissione a 100. Rating A+ e lotto minimo 100mila euro con multipli di 100mila.

Linde Financial, azienda leader nel settore chimico e gas industriali, ha collocato un’obbligazione senior suddivisa in due tranche da 750 milioni ciascuna . Nel dettaglio la tranche a sette anni con scadenza 19 maggio 2027 (Isin XS2177021271) offre una cedola fissa annua dello 0.25%, prezzo di emissione 99.958 e rendimento 0.256% che corrisponde a 50 punti base sul tasso midswap; la tranche a 12 anni con scadenza 19 maggio 2032 (XS2177021602)   offre una cedola fissa annua dello 0.55%, prezzo di emissione 99.434 e rendimento dello 0.599% che corrisponde a 67 punti base sul tasso midswap. Rating delle obbligazioni A2/A e lotto minimo di 100mila euro con multipli di mille.

Un miliardo di euro è l’importo scelto da Peugeot che torna sul mercato con un deal a scadenza 2026 con cedola del 2.75% (Isin FR0013512944), l’emissione ha taglio da 100mila euro con multipli di mille è stata collocata a 99,597, mantenendo il prezzo in grey market vicino ai valori d’emissione. Rating del gruppo che si appresta alla fusione con FCA, annunciando entrambe la rinuncia a distribuire dividendi straordinari, Baa3/BBB-.

Sempre nell’automotive è uscita anche Daimler, con un doppio deal a sei e dieci anni. Il titolo più breve emesso per 1.25 miliardi (Isin DE000A289XJ2) ha visto il prezzo di collocamento a 99.279 con cedola fissata al 2%, mentre quello decennale collocato per 750 milioni (DE000A289XG8) la cedola è stata fissata al 2.375% con prezzo d’emissione di 99,806. Il rating del gruppo è A3/BBB+/BBB+, ed i titoli emessi hanno indirizzo anche retail avendo il taglio minimo mille euro con multipli di mille.

Nel settore media-comunicazione, la tedesca Bertelmann ha collocato con successo di richieste un titolo in euro decennale. L’ammontare dell’emissione è stata di 750 milioni (Isin XS2176558620) con cedola finale dell’1.5% e prezzo d’emissione di 99.329, taglio minimo da 100mila euro con multipli di 100mila e rating BBB+.

Grandi richieste e quindi successo per il collocamento in dollari di Mamoura, veicolo d’investimento sovrano di Abu Dhabi, che ha emesso un multi tranche su tre scadenze. Nello specifico un miliardo al 2026 con cedola del 2.5% (Isin XS2176018609); sempre un miliardo con scadenza 2030 e cedola del 2.875% (XS2176021223) ed infine il trentennale per due miliardi con cedola del 3.95% (XS2175968580). Taglio minimo per tutti 200mila dollari con multipli di mille con rating AA/AAe, i prezzi hanno ben performato dopo il collocamento.

Sempre sulla parte dollaro, General Motors ha emesso obbligazioni in dollari per un controvalore complessivo di quattro miliardi. Nel dettaglio, ha collocato sul mercato titoli con scadenza nel 2023 e cedola 5,40% per un miliardo (Isin US37045VAW00), titoli con scadenza 2025 e cedola 6,125% per due miliardi (US37045VAV27), infine, titoli con scadenza 2027 e cedola 6,80% per 1 miliardo (US37045VAU44). Tutte le emissioni hanno taglio minimo retail da 2mila dollari con multipli di mille e rating Baa3/BBB/BBB-.

La società di pagamenti digitali Paypal ha emesso obbligazioni in dollari per complessivi 4 miliardi. Nel dettaglio, ha collocato sul mercato titoli a dieci anni per 1 miliardo a 160 punti base sopra il rendimento del Treasury di pari durata, offrendo così circa il 2,30% (US70450YAH62). Un altro miliardo è stato raccolto dai titoli a tre anni, che hanno offerto un rendimento dell’1,35% (US70450YAG89). Sempre 1 miliardo per il quinquennale all’1,65% (US70450YAG89) ed infine, la tranche a 30 anni per il restante miliardo ha offerto un rendimento del 3,25% (US70450YAJ29). Alle obbligazioni senior è stato assegnato il rating BBB+/ A3. La data di regolamento è stata fissata per lunedì 18 maggio.

Un segnale negativo dal settore trasporti, particolarmente colpito dalla crisi pandemica, United Airlines avrebbe voluto emettere bond a 3 e 5 anni per un controvalore totale di 2,25 miliardi di dollari, ma ha dovuto rinviare i suoi piani, non avendo ricevuto ordini sufficienti, con lo spread offerto ed essersi fermati a quota 1,5 miliardi di richieste. Rispetto al 9% ipotizzato in fase di pre-emissione, gli investitori hanno preteso un rendimento dell’11% , costringendo la compagnia aerea americana a rinunciare al collocamento. I capitali raccolti sarebbero serviti per ripagare un prestito contratto a marzo e per altre finalità generali.

A cura di Carlo Aloisio, senior broker

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