I pagamenti digitali sono un moltiplicatore della crescita

Europa, politica monetaria e lavoro: un esteso panel di esperti ha discusso la capacità delle attività finanziarie di generare sviluppo e favorire la redistribuzione del reddito nel convegno Moneta e occupazione organizzato oggi dalla UILCA.
Nel corso del suo intervento, Maurizio Pimpinella, presidente dell’Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica (AIIP), ha illustrato il ruolo che le nuove forme di pagamento possono avere nella crescita economica del Paese.
“La creazione di lavoro passerà necessariamente dall’innovazione digitale”, ha dichiarato il presidente dell’AIIP. “I digital payment hanno un potenziale enorme e recuperare il ritardo del nostro Paese in quest’area può attivare un circolo virtuoso nell’economia. Bisogna però accelerare negli investimenti e nella diffusione della conoscenza, semplificando al contempo la burocrazia per le imprese”, ha detto Pimpinella.
Recenti ricerche condotte hanno dimostrato che ogni nuovo lavoratore del comparto digital, che sia un ingegnere o un manager, può generare fino a cinque posti di lavoro nel terziario, per servizi alla persona (ristorazione, trasporti, healthcare) o per attività professionali (grafici, consulenti, addetti alle pubbliche relazioni).
Per cogliere quest’opportunità è necessario creare una cultura dell’economia digitale, colmando il divario informativo di chi ancora usa metodi tradizionali di pagamento”, ha detto Pimpinella. “E’ necessario promuovere la conoscenza degli strumenti digitali di pagamento e delle tecnologie che ne supportano il funzionamento per incrementarne la diffusione nelle transazioni tra cittadini, imprese e amministrazione pubblica per l’acquisto e la vendita di beni e servizi”.
“A questo proposito potrebbe essere utile costituire una fondazione dedicata alla diffusione delle nuove forme di pagamento”, ha proposto Pimpinella. “La fondazione avrebbe anche un ruolo di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni. Potrebbe, per esempio, esortare le pubbliche amministrazioni (ministeri, regioni e città metropolitane) a nominare il difensore civico digitale, figura prevista dal Codice dell’Amministrazione Digitale entrato in vigore nel settembre 2016 e non ancora introdotta se si fa eccezione per il Ministero dell’Interno.
I difensori civici digitali, a cui si possono inviare segnalazioni e reclami per ogni violazione alle norme sull’innovazione e la digitalizzazione, rappresentano, insieme ai componenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale, le figure di riferimento per la trasformazione digitale del Paese, la loro funzione è fondamentale per assistere i cittadini nell’adozione delle nuove tecnologie”.