Il Coronavirus torna a spaventare le Borse

A quanto pare, il quadruple witching di venerdi scorso non si è portato via interamente la risk aversion. Sicuramente, l’idea che una scadenza tecnica ripulisse interamente gli eccessi del mercato era velleitaria. Tra l’altro, Sentimentrader.com anche ammonisce che lo storno non ha frenato l’ardore dei compratori di opzioni tra la clientela retail, che hanno continuato, la scorsa settimana, a comprare più calls che puts per quasi un 6% del controvalore del Nyse, e hanno speso il 48% del totale dei premi in aperture di posizioni rialziste.

Ciò da un lato indica che la scadenza tecnica è solo una parte della storia, e dall’altra segnala che le scadenze tecniche continueranno ad agitare il mercato nei prossimi mesi.

A parte questi ragionamenti, vi sono altri motivi di negatività che stanno impattando sul sentiment. Per cominciare, come già osservato i giorni scorsi, il quadro sull’epidemia si sta nuovamente deteriorando. Anche il resto delle news non è stato particolarmente costruttivo.
Nel week end il magazine ufficiale Global Times ha pubblicato una serie di indicazioni su come la Cina intende applicare le restrizioni alle  aziende inserite nella “unreliable entity list”, facendo alcuni nomi.
Il settore bancario globale è poi stato colpito dalle indiscrezioni di ICIJ sulle inchieste per riciclaggio con tanto di nomi. La banca HSBC presente in entrambi i casi, ha fatto segnare i minimi da 25 anni.

Per quanto riguarda l’S&P 500 , bucato abbondantemente 3.330, siamo attualmente al test dell’area 3.250-3.200, lavorata sia a giugno che a Luglio. Sotto questa c’è la media mobile a 200 giorni che è anche più o meno il target del movimento ottenuto una gamba ribassista uguale a quella che ha preceduto il consolidamento di metà settembre, che si configura come una “flag”.

Non si direbbe forse, ma la discesa dell’S&P dai massimi ammonta a quasi il 10%, toccato oggi nel durante, cosa che gli da la dignità di “correzione” secondo la medesima convenzione che chiama “bear market” un calo di almeno il 20%. Diciamo che qui ha più senso attendersi un rimbalzo di qualche tipo, in tempi non troppo lunghi.
Sotto i supporti anche il Nasdaq, che però con il suo -13% dai massimi resta in guadagno da inizio anno del 23%. L’S&P 500 è proprio ai livelli di inizio anno.

A cura di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

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