Il crollo delle quotazioni petrolifere ridurrà l’impronta di carbonio? L’analisi di Robeco

A cura di Peter Van der Welle, Strategist del team Global Macro multi-asset di Robeco e Chris Berkouwer, Portfolio Manager di Robeco Sustainable Global Stars Equities

La crisi Covid-19 ha scatenato una tempesta ad aprile, in cui il crollo della domanda e un eccesso di offerta a seguito di un dissidio tra i principali produttori di greggio, ha spinto i prezzi del petrolio in territorio negativo, evento mai accaduto in precedenza. Con milioni di persone in tutto il mondo costrette a restare a casa dalle misure di lockdown, le emissioni di gas serra sono diminuite drasticamente. Il momento della capitolazione ha coinciso con il rollover del futures di maggio sul West Texas Intermediate (Wti) in data 19 aprile, per via dell’aumento dei costi di stoccaggio e con l’avvicinarsi dei limiti di capacità. A un certo punto, i trader erano disposti a pagare fino a 37 dollari al barile per liberarsi del petrolio. Dopo questo violento scossone è cominciato il ribilanciamento. La ripresa della domanda sarà tuttavia molto graduale, anche se le misure di distanziamento sociale saranno in parte rimosse nella seconda metà del 2020. Il futuro del settore aereo è incerto: le persone saranno ancora disposte a salire a bordo di aerei affollati con la stessa frequenza di prima, soprattutto dopo che i canali di comunicazione digitale si sono dimostrati altrettanto efficaci?

Forte diminuzione delle emissioni di gas serra

Lo scenario ha un effetto positivo sulla riduzione delle impronte di carbonio per combattere il riscaldamento globale e contenere l’inquinamento. Quest’anno, la riduzione dei viaggi determinerà un calo significativo delle emissioni di gas serra; l’International Energy Authority stima una flessione senza precedenti dell’8%, anche se permangono dubbi sulla portata e sulla durata della diminuzione. L’andamento della ripresa degli Stati Uniti (che rappresentano il 20% del consumo globale di petrolio) e della Cina (14%) è di fondamentale importanza. Il Chinese credit impulse, un indicatore della crescita sia cinese che statunitense, continua a rallentare, e indica che probabilmente la domanda mondiale di petrolio aumenterà in misura pari a meno della metà dell’incremento registrato durante la ripresa ciclica globale del 2017. Finché le autorità cinesi si asterranno dal fare “tutto il necessario” per stimolare l’economia e l’allentamento delle misure di contenimento per quattro miliardi di consumatori globali sarà graduale, non ci si può aspettare una significativa ripresa della domanda di petrolio. Ciò induce a domandarsi se le emissioni di gas serra potrebbero dal canto loro registrare un andamento migliore del previsto. I prezzi del petrolio negativi sono a livelli inediti, ma ciò non ha turbato i mercati azionari.

I giorni più bui per il petrolio sono passati

Abbiamo motivo di credere che i giorni più bui per il petrolio siano già passati, e che la situazione si rischiarerà con il passare del tempo. I prezzi contenuti sono destinati ad alimentare la domanda. Storicamente, le basse quotazioni petrolifere hanno spianato la strada per la ripresa economica, poiché i settori ad alta intensità di energia ne traggono vantaggio. Ciò avviene tuttavia con un lungo sfasamento temporale, pari in media a 18 mesi. Inoltre, la domanda è sostenuta dai consumatori, che finché il Covid-19 continua a rimanere diffuso, tenderanno a preferire l’automobile a metropolitane, autobus e treni. Con la ripresa della domanda di petrolio, le emissioni di carbonio torneranno ad aumentare, come avvenuto dopo la crisi finanziaria globale. La sfida alla decarbonizzazione rimane quindi immutata, poiché abbiamo ancora molta strada da percorrere per arrivare alla ‘carbon neutrality’ entro il 2050. Probabilmente siamo ancora lontani dagli ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a un massimo di 2 gradi Celsius e idealmente a 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali. Tali obiettivi richiedono una riduzione delle emissioni di gas serra rispettivamente del 3,4% e del 6,4% anno su anno fino al 2050, rispetto ai guadagni dello 0 e dell’1% ottenuti con le attuali politiche.

Opportunità per gli investimenti Esg

Vi sono comunque risvolti positivi sull’utilizzo dei fattori ambientali, sociali e di governance (Esg) negli investimenti: l’attuale crisi fornisce un percorso migliore per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, poiché il supporto a favore delle politiche ambientali rimane fortemente in vigore. In primo luogo, investire nei temi (delle risorse) sostenibili, può fungere da moltiplicatore economico. I governi agiranno con maggiore determinazione sulla leva fiscale per accelerare la spesa per l’energia pulita quale forma di stimolo economico. Ad esempio, il Piano europeo per la ripresa economica afferma che la “Green Transition” giocherà un ruolo centrale nel rilancio e nella modernizzazione dell’economia. In secondo luogo, i bassi prezzi del petrolio non sono necessariamente una brutta notizia per le energie rinnovabili, in quanto la maggior parte delle tecnologie rinnovabili (come il solare) operavano già in condizioni economiche nettamente migliori rispetto ai combustibili fossili. Infine, i fondi Esg recentemente hanno beneficiato di flussi molto sostenuti a fronte della crescente evidenza che l’orientamento verso tali criteri riduce i rischi nei portafogli d’investimento.

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