Il dollaro continua a rivalutarsi sull’euro. Ecco le ragioni

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A guardare i mercati azionari le preoccupazioni legate al Coronavirus cinese sembrano in deciso ridimensionamento, con l’S&P500 che guida i listini su nuovi massimi record trascinando in territorio positivo il comparto asiatico questa mattina.

L’entusiasmo traspare anche dai toni trionfalistici di Trump che rivelando una proposta di budget pari a 4,8 trilioni di dollari annuncia sostanziosi incrementi nelle spese per la difesa non dimenticando neppure il settore aereo spaziale che si arricchisce di un programma per una missione su Marte. Poco importa che questi ambiziosi piani porteranno il debito lordo federale oltre i 30 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

Di certo importa poco al dollaro, che continua a guadagnare terreno in queste giornate soprattutto se raffrontato all’euro, che doveva avere nel 2020 l’anno della sua riscossa, almeno secondo la maggioranza degli analisti che mostrano ancor una volta coerenza nel non azzeccare mai ad inizio anno il trend del biglietto verde.

Le ragioni? “Una su tutte il differenziale dei tassi tra Usa ed Eurozona e le conseguenti operazioni definite di “carry trade” (ovvero indebitarsi in euro a tassi bassi e convertirli in dollari investendo a tassi tassi più remunerativi) – affermano gli analisti di Wings Partners Sim – ma anche l’attuale caos politico che regna nel Vecchio continente (Brexit, ascesa delle destre nazionaliste recentemente anche in Germania e Irlanda), i rilevanti segnali di rallentamento nei Paesi più importanti, e non solo Germania a Francia ma anche Italia (la produzione industriale scende a gennaio del 2,7% su base mensile)”

Infine l’elevata dipendenza dell’Europa dalla Cina in tema di raporti commmerciali (gli ultimi dati rivelano come le esportazioni tedesche in Cina abbiamo superato, anche se di poco, quelle USA) in un contesto in cui gli States, malgrado le diatribe commerciali, appaiono al momento quelli meno esposti alle possibili ricadute legate al coronavirus cinese.

Il trend dell’Eur/Usd

 

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