Il livello di rischio nel vostro portafoglio obbligazionario è sufficiente?

Di Jan van Eck, amministratore delegato di VanEck

La performance azionaria da inizio anno è stata vigorosa, ma considerato il vistoso calo dei tassi d’interesse registrato pressappoco nell’ultimo mese, in che modo gli investitori dovrebbero posizionare i propri portafogli obbligazionari?

Alcuni, temendo che il ribasso dei tassi preannunci una recessione globale, potrebbero essere inclini ad adottare un approccio più prudente al reddito fisso. Non condividiamo questa posizione e riteniamo che sia un errore tenersi alla larga dall’high yield o da titoli obbligazionari più aggressivi, quali quelli dei mercati emergenti. Dalla crisi finanziaria in poi molti investitori si sono mossi con una prudenza eccessiva, focalizzando l’attenzione su strumenti obbligazionari a breve termine e di elevata qualità. Tuttavia, a seguito di questo approccio da “porto sicuro” molte fonti di rendimento sono rimaste inutilizzate. Dato il contesto attuale, riteniamo che gli investitori debbano valutare se il livello di rischio nei propri portafogli obbligazionari – rischio di credito e di duration – sia sufficiente.

La Cina ha ancora il vento in poppa, perché quindi uscire dall’obbligazionario?

Benché i fondamentali dell’economia americana siano importanti, gli investitori non dovrebbero trascurare la Cina. È dalla scorsa estate che il governo cinese stimola l’economia e continua ad alimentare la crescita, come dimostrano i dati nazionali relativi all’Indice dei direttori degli acquisti dell’Institute for Supply Management (ISM). Nonostante le preoccupazioni del governo riguardo alla controversia commerciale con gli Stati Uniti, riteniamo che lo stato di salute del Paese sia “buono” e che una recessione globale non sia all’ordine del giorno. Ciò detto, e malgrado il rallentamento congiunturale dell’Europa, le ragioni per cui gli investitori dovrebbero uscire dal reddito fisso o ridurre fortemente il rischio dei propri portafogli obbligazionari sono davvero poche.

Troviamo quelle fonti di rendimento

Mentre gli investitori si guardano attorno a caccia di rendimento, noi scorgiamo opportunità potenziali nell’high yield statunitense. Tuttavia, riteniamo che il segmento remunerativo non sia quello a breve termine della curva, i cui rendimenti gravitano attorno all’1%. È nell’high yield e nei mercati emergenti che gli investitori possono ancora ottenere un buon reddito.

Prospettive sino a fine 2019

Da inizio anno le azioni hanno guadagnato intorno al 19%, ma gli utili non crescono tanto e riteniamo quindi improbabile che l’azionario possa nuovamente sorprendere al rialzo. Suggeriamo, pertanto, che gli investitori esaminino i propri investimenti obbligazionari e si accertino di poter ottenere rendimenti adeguati da quel segmento nell’ambito dei rispettivi portafogli. Per gli investitori che desiderano evitare la concentrazione del rischio, suggeriamo l’oro quale fattore di grande diversificazione. Il metallo giallo è appena uscito da un massimo tecnico sessennale, il che lo rende molto appetibile. Riteniamo che, considerando i circa 12 mila miliardi di dollari di rendimenti negativi delle emissioni obbligazionarie al momento in circolazione, l’attuale rally dell’oro potrebbe durare anni, non mesi.

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