Il rally 2020 delle obbligazioni societarie

A cura di Alex Pelteshki, fixed income manager di Kames Capital

Capita una volta ogni dieci anni, ma la corsa delle obbligazioni societarie potrebbe vedere in questo 2020 l’asset class ottenere rendimenti a doppia cifra. La paura in merito al danno economico subito dalle imprese in seguito alla diffusione del coronavirus ha portato all’inizio di quest’anno ad una vendita su larga scala del debito societario. Nelle ultime settimane però le obbligazioni societarie hanno avuto un notevole rialzo, sostenute da una serie di tagli dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. Tagli attuati per scongiurare gli effetti altrimenti catastrofici del Covid-19.

Non abbiamo dubbi sul fatto che questo sarà l’anno delle obbligazioni societarie. La convinzione è che le azioni della banca centrale, unite all’importanza che si è riscontrato avere il mantenimento di una certa stabilità nei mercati obbligazionari (obiettivo a cui si sta puntando molto ultimamente), potrebbe sostenere l’attuale slancio delle obbligazioni fino alla fine dell’anno e anche oltre questo periodo.

L’iniziale rimbalzo nel prezzo dei bond è stato alimentato da valutazioni basse oltre che da una notevole risposta della politica monetaria, qualcosa che ha superato quanto accaduto durante la crisi finanziaria del 2009. Da allora, le banche centrali hanno puntato tutto sull’assicurare la stabilità del mercato obbligazionario con l’obiettivo di mantenere la liquidità sul settore aziendale. Ma questa volta stanno anche lanciando una scialuppa di salvataggio per chi ha un accesso scarso o addirittura nullo ai mercati obbligazionari.

Questo rappresenta una vera svolta nella tattica attuata dalle banche centrali e potrebbe rivelarsi sufficiente per avviare un nuovo ciclo di credito che porterà con sé, nel medio e lungo termine, venti favorevoli per l’accesso all’asset class nel suo insieme. Al momento vi sono varie opportunità in Europa, Uk e Usa che potrebbero ragionevolmente significare una chiusura dell’anno con rendimenti potenzialmente a doppia cifra.

In particolare, crediamo che vi siano moltissime opportunità per i settori ciclici e per quello che viene considerato debito “rischioso”. E mentre vi è ancora la possibilità di investimenti in obbligazioni con rating A, questa risulta essere molto meno interessante rispetto a qualche settimana fa. Anche se queste conclusioni derivano dalla determinazione con cui i politici e i banchieri centrali hanno affrontato la crisi del coronavirus, il vero obiettivo a cui puntare è un altro.

La possibile costituzione di un debito congiunto tra tutti gli stati dell’Unione Europea ha diviso gli Stati membri durante l’intero corso della crisi e ancora non sono stati affrontati i dettagli finali relativi al pacchetto di salvataggio da 750 miliardi di euro proposto nelle scorse settimane.

L’aspetto incoraggiante degli sviluppi attuali è la risoluzione con cui la crisi è stata affrontata a livello globale, sia dai politici che dai banchieri centrali. La ciliegina sulla torta però sarebbe se potessimo vedere questa crisi agire come catalizzatore per una profonda ristrutturazione dell’Unione Europea, portando alla costruzione di un sistema finanziariamente più coeso. Sarebbe una rivoluzione per i premi di rischio.

Questa crisi ha anche portato per la prima volta in questo decennio a uno spostamento globale nell’equilibrio di potere tra creditori e detentori di azioni. Dopo anni di dividendi pagati con l’emissione di debito e di operazioni di riacquisto di azioni, i tavoli sembrano essere cambiati. Le aziende sono fortemente concentrare per raccogliere quanta più liquidità possibile per assicurare le loro operazioni aziendali qualora i mercati si rialzino, riducendo allo stesso tempo, in parte o completamente, i rendimenti per gli azionisti.

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