Il ritorno della crisi dell’Eurozona

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A cura di David Jones, Chief Market Strategist di Capital.com
I trader e gli investitori sono tornati dal lungo weekend festivo in UK e stanno assistendo ad un aumento dei livelli di volatilità su tutti i mercati. C’è una sensazione familiare rispetto a quello che potrebbe essere il catalyst in tale situazione, e alcuni si chiedono se stiamo per assistere ad un’altra crisi dell’Eurozona, sulle orme di quella che ha coinvolto la Grecia dal 2016. In questa fase ci sembra una visione eccessivamente pessimista, ma non è difficile capire per quale motivo gli acquisti ‘sicuri’ al momento siano all’ordine del giorno.
L’incapacità dei due partiti populisti italiani di formare un governo di coalizione ha indotto il Presidente della Repubblica Italiana a nominare Primo Ministro ad interim Carlo Cottarelli. Conosciuto da alcuni come “Mr. Forbice” per via del suo passato di tagli alla spesa pubblica del Paese, la scelta di Cottarelli non sarebbe mai stata una scelta popolare, ed è proprio questa incertezza che si sta riflettendo su molti mercati.
Una frase spesso ripetuta nelle passate crisi dell’Eurozona è stata “far rotolare in giù il barattolo”, con riferimento al rinvio degli obblighi di debito di quel Paese. Questa volta sembra che il ‘barattolo’ politico, piuttosto che quello finanziario, sia stato calciato nell’erba alta, ed è proprio questo che spaventa i mercati. Una delle principali preoccupazioni per i trader è che il ritorno alle urne previsto fra pochi mesi in Italia possa dare come risultato un governo populista, che intenda rinegoziare il debito italiano con l’EU. Si tratta di circa il 130% del Pil del Paese, il livello più alto dopo, indovinate, la Grecia.
Ovviamente, la vittima immediata è stata l’euro. Aveva toccato il livello massimo in tre anni, rispetto al dollaro statunitense a febbraio di quest’anno. Da allora è calato di circa l’8%, raggiungendo il suo livello più basso dal luglio dell’anno scorso. C’è un doppio smacco dietro alle decisioni dei trader di vendere euro. Sicuramente ogni incertezza riguardo la restituzione del debito italiano e l’impegno del Paese nei confronti della moneta unica non ispirano fiducia, in più abbiamo visto una rinascita nella popolarità del dollaro statunitense dopo il crollo nel 2017, che ha segnato la peggiore performance in oltre un decennio. Si può sempre sostenere che la reazione del mercato sia esagerata, ma mentre il futuro politico dell’Italia rimane incerto, è un trader coraggioso colui che già vede il fondo di questo crollo.
Anche i mercati azionari europei sono stati colpiti. Il mercato italiano è la vittima naturale e maggiore e ora è calato del 13% in un solo mese, ma anche i mercati tedeschi e del Regno Unito sono più bassi, perché gli investitori adottano la consueta tecnica risk-off al primo segnale di una possibile crisi dell’euro. Molti mercati mondiali avevano già mostrato una certa fragilità per quanto riguarda il sentiment degli investitori, dopo i bruschi crolli di febbraio e con il prezzo del petrolio in continua crescita; è difficile che queste recenti perdite possano essere ristabilite in tempi brevi.
Mentre una sorta di “rinvigorimento del gatto morto” non è da escludere nei prossimi giorni, fin quando questo ‘calcio del barattolo’ continuerà, gli investitori probabilmente rimarranno cauti sui rischi da assumere, quindi potremmo trovarci di fronte a un’estate di volatilità Europe-inspired per tutti i tipi di asset.