Improbabile una recessione globale, ma a patto di un soft landind cinese

a cura di Banca Intermobiliare

In questa fase in cui sui mercati finanziari tende a prevalere una certa confusione non ha certo contribuito in misura positiva la vicenda Volkswagen, che partita come una questione “company specific” è presto andata al di là del gruppo di Wolsburg.
Il contagio si è esteso a tutto il comparto auto ed ai settori correlati, non solo per la possibilità (che non si può escludere a priori) che altre case automobilistiche abbiano truffato pesantemente sui test anti inquinamento, ma in quanto si rischia di vedere modificate in negativo le prospettive di un comparto già caratterizzato da una modesta capacità di remunerare il capitale investito (giova ricordare le parole pronunciate qualche mese fa da Marchionne: “nel settore dell’auto tranne i tedeschi e due giapponesi non c’è nessun altro che riesce a fare soldi”).

Il rischio concreto è che le Authority ed i Governi impongano regole più severe sull’inquinamento da gas di scarico, quantomeno nella modalità in cui vengono condotti i test, e questo è destinato ad alzare i costi di sviluppo e di produzione dei veicoli (va tenuto presente che senza necessariamente ricorrere ai metodi utilizzati da Volkswagen, la maggior parte dei modelli delle varie case automobilistiche hanno emissioni su strada nettamente superiori a quelle dei test in laboratorio).

La vicenda Volkswagen si è andata ad innestare in uno scenario già complicato da diverse fattori di incertezza, che sono stati alla base dell’impennata di avversione al rischio che ha caratterizzato la fine di agosto:
– il rallentamento dell’economia cinese
– la debolezza delle materie prime e dei settori correlati;
– le difficoltà di alcuni paesi emergenti, in alcuni casi acuite dalla crisi cinese e/o da quella delle materie prime;
– la difficile fase di transizione della politica monetaria americana.

In questo contesto non è di supporto il quadro tecnico che si conferma piuttosto debole e, tra l’altro, con diversi indici, tra cui S&P500 ed Eurostoxx50, che si trovano in una fase delicata, essendo ormai in prossimità del minimo relativo fatto segnare lo scorso 24 agosto.
Se i fattori descritti sinora impongano una certa prudenza, soprattutto sul breve termine, non va dimenticato che, considerata la discreta crescita dell’economia americana ed il momentum in miglioramento di quella europea, al momento non ci sono gli elementi che facciano intravvedere il rischio di una recessione a livello globale (le cui probabilità aumenterebbero però in caso di hard landing cinese).

Fermo restando che sono un indicatore ritardatario, continua ad essere di supporto l’andamento societario, se si escludono le difficoltà dei settori energy e materials; a questo proposito sarà importante valutare le indicazioni, soprattutto prospettiche, che arriveranno dal prossima earning season che prenderà il via tra poco più di una settimana.