In forte contrazione gli NPE delle banche italiane: -39% dal 2015 al 2018

La fotografia delle NPEs (non performing exposures) nel sistema bancario italiano segnala un forte miglioramento: il totale delle esposizioni deteriorate al lordo delle svalutazioni (stock di NPEs) è passato dai 341 miliardi di euro registrati nel dicembre 2015 a 209 miliardi di euro nel settembre 2018. Parallelamente, la gestione degli UTP (unlikely-to-pay, inadempienze probabili) è diventata una priorità per le banche italiane. È quanto emerge dal report di EY “The Italian NPEs market: from darkness to daylight”, che analizza il mercato delle esposizioni deteriorate in Italia, il suo sviluppo e i suoi trend più recenti.
Nel 2018 si è assistito al completamento di numerose cessioni di portafogli di crediti deteriorati; ciò ha permesso una consistente riduzione del relativo stock presente nei bilanci bancari. Lo schema di Garanzia cartolarizzazione sofferenze (GACS), introdotto nel 2016, ha ricoperto un ruolo chiave in tal senso, favorendo il rilancio del mercato delle cartolarizzazioni in Italia e lo smobilizzo di importanti masse di crediti.
 Secondo Luca Cosentino, Partner EY del team di Transaction Advisory Services specializzato in istituzioni finanziarie, “il 2018 è stato sicuramente un anno di svolta per il mercato italiano e le principali banche nazionali hanno completato con successo importanti piani di deleveraging. Sta però iniziando una nuova fase, dove l’attenzione dei principali operatori si focalizzerà sempre più sulla gestione proattiva degli UTP (a settembre 2018 pari a circa 52 miliardi di euro al netto delle svalutazioni), l’incremento delle performance di recupero, la cessione di portafogli relativi a nuove asset class e lo sviluppo del mercato secondario”.
Il mercato è stato anche caratterizzato da numerose operazioni straordinarie riguardanti servicers e piattaforme bancarie per la gestione dei crediti, con il coinvolgimento di investitori nazionali e internazionali per la creazione di operatori specializzati.
Di grande rilevanza è stato anche il contributo in materia di regolamentazione apportato dalle maggiori autorità di vigilanza europee, che hanno pubblicato diverse misure finalizzate a ridurre lo stock di NPEs e prevenirne il riaccumulo in futuro. L’attenzione si è concentrata principalmente nel fornire alle banche un set di linee guida standardizzate per la gestione degli NPEs e garantire livelli di copertura minimi comuni. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il processo ha coinvolto più enti e si trova ad ora in fase di finalizzazione, visto anche l’accordo politico raggiunto tra Commissione Europea, Consiglio dell’UE e Parlamento Europeo il 18 dicembre 2018.
Nel corso del 2018, il mercato ha inoltre registrato le prime cessioni significative dedicate unicamente agli UTP, si veda ad esempio Carige con Project Isabella (€366m di valore nominale) e Crédit Agricole con Project Valery (€435m di valore nominale). Il mercato degli UTP offre nuove opportunità d’investimento sia ai fondi internazionali, già attivi sul mercato delle sofferenze, sia agli operatori specializzati di turnaround, intenzionati ad immettere capitale fresco in società / assets che in un futuro nemmeno troppo lontano potrebbero, se presi ed indirizzati in tempo, realizzare rilevanti upside per tutti gli stakeholders coinvolti.
Secondo Katia Mariotti, Partner, Restructuring & NPE Mediterranean Leader di EY, “gli unlikely-to-pay sono l’anticamera delle sofferenze ma, a differenza di queste, i cui recuperi sono collegati ad attività di natura legale e/o di recupero fallimentare, sono crediti nei confronti di controparti ancora attive che, in quanto tali, richiedono soluzioni industriali e finanziarie ad hoc. Per gli UTP una strategia del tipo one-size–fits-all non è percorribile e le opzioni strategiche possono essere individuate solo dopo un’attenta e approfondita analisi, una due diligence, sia finanziaria sia industriale, che identifichi un approccio di tipo going or gone concern a seconda delle fattispecie”.