In tempi di Coronavirus ecco i bond governativi e corporate sotto la lente

Dopo aver passato le ultime settimane a domandarci quando e come ci sarebbe stato l’impatto del Coronavirus sui mercati, che sembravano indifferenti alle potenziali conseguenze economiche, ecco arrivare come un fulmine la risposta nel corso di questa settimana con forti turbolenze sui mercati.

Purtroppo molta responsabilità è stata nel tam tam mediatico che soprattutto nel nostro Paese è montato ed esploso nel corso dello scorso week-end, mettendoci di fronte al resto del mondo alla stregua del focolaio iniziale cinese. La gestione non è stata ottimale e sicuramente altri Paesi Europei e di altri continenti hanno una situazione analoga alla nostra ma che è stata gestita in maniera differente. Solamente di fronte all’isolamento che stanno vivendo le nostre aziende e il commercio, vi è stata una svolta politica volta a riportare la calma e la gestione del virus e dei potenziali infettati, alla stregua degli altri Paesi e non come se fossimo tutti infettati per strada.

Le conseguenze economiche che si concentravano sull’arretramento del Pil in Cina, dovranno ora confrontarsi con i nostri numeri, con numerosi settori colpiti e prima di riportare la fiducia in ambiti strategici come quello turistico, ci vorranno molti mesi e tanti numeri negativi.

A livello macroeconomico, quanto successo nelle ultime giornate, alimenta il dispiacere di una situazione in cui qualche spiraglio positivo si era avuto dagli ultimi dati nell’Eurozona, dove l’indice di fiducia dei consumatori e quella economica per il mese di febbraio erano stati in linea il primo e migliore delle aspettative il secondo. E’ abbastanza prevedibile che quelli di marzo subiranno gli effetti delle ultime sedute.

La volatilità è stata protagonista soprattutto sui listini azionari, Piazza Affari che solo lo scorso venerdi quotava in area 25000 punti di Ftse Mib, è scesa di circa 2000 punti a cavallo dei 23000 punti, pur con qualche rimbalzo all’interno del movimento. In pratica si è svolto in 2-3 sedute il movimento che s’ipotizzava avvenisse nell’ultimo mese. Non è stato però solo il nostro listino a subire un contraccolpo ma tutti i principali europei, americani ed asiatici in linea parallela. Riportare la fiducia sarà il primo obiettivo delle prossime settimane.

Le obbligazioni governative sotto la lente

A livello di titoli governativi è stata una settimana di aste con Bot e Btp di medio-lungo periodo, mentre lo spread contro Bund nella curva decennale è tornato a quota 162 con il rendimento del benchmark 1.35% 1° aprile 2030 (codice Isin IT0005383309) all’1,07% di rendimento contro lo 0,95% della scorsa settimana. Per i Btp è stata soddisfatta tutta l’offerta sulla parte alta della forchetta a 7.5 miliardi di euro, ripartiti in un miliardo del Ccteu aprile 2025 con rendimento del 0.47%; 2,5 miliardi sono stati collocati sul Btp febbraio 2025 a rendimento del 0.36%, mentre 4 miliardi è la prima tranche del nuovo Btp agosto 2030, emesso con cedola dello 0.95% (Isin IT0005403396) e rendimento a prezzo d’asta dell’1%.

Le nuove emissioni di bond corporate

Ha subìto invece un forte contraccolpo l’attività di primario nell’Eurozona, come di solito capita quando c’è forte volatilità sui mercati e diventa difficile prezzare i titoli al giusto rendimento.

Un esempio Ing che aveva in programma un subordinato in dollari che è stato prezzato ad un rendimento più alto della previsione iniziale. Alla fine i 750 milioni sono stati collocati con cedola del 4.875% perpetual con call nel 2029 (Isin XS2122174415). Taglio minimo da 200mila euro com multioli di mille e rating Ba1/BBB-. Il titolo collocato a quota 100 nel grey market successivo è sceso di circa un punto.

Jpm è uscita con un subordinato in dollari da 1,5 miliardi con taglio da mille euro con multipli di mille e cedola del 4%. Il titolo è perpetual con call a partire dal 2025. (Isin US48128BAH42) rating assegnato Baa2/BBB-/BBB.

Il Land della Thuringia che ha rating AAA è uscito con 250 milioni con taglio da 1k e cedola del 0.25%, Isin DE000A255CR0.

In franchi svizzeri il deal di Syngenta, con 200 milioni di franchi con scadenza 2022 con cedola dello 0.125%, Isin CH0525158439, mentre 140 milioni sono stati collocati con scadenza 2026 e cedola dello 0,7%, Isin CH0525158447. Il deal s’indirizza alla clientela retail avendo come minimo taglio 5mila franchi.

Da parte di Generali è, infine, allo studio un deal legato alle assicurazioni su eventi “green”, mentre da parte della Bielorussia è allo studio quando il mercato sarà meno volatile, un deal in euro a sei e otto anni ed un benchmark in dollari a 15 anni.

A cura di Carlo Aloisio, Senior Broker presso Unicredit, per Itforum.it

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