India, la corsa dell’azionario continuerà?

India
Taj Mahal

di Manish Bhatia, Indian Equities Fund Manager di Schroders

L’azionario indiano resta una nota positiva nel quadro dei mercati asiatici, pur con il rialzo del 20% registrato lo scorso anno dall’MSCI India. Pressioni inflative in calo, un Governo pro-crescita e un’economia relativamente protetta da eventuali rallentamenti costituiscono tutti elementi favorevoli per il mercato azionario del Paese nel lungo termine. Uno dei fattori principali che invitano all’ottimismo è costituito dai primi segnali di allentamento delle croniche pressioni inflative, che hanno afflitto l’economia indiana negli ultimi anni. L’indebolimento dei prezzi delle materie prime, e in particolar modo del petrolio, ha contribuito a far scendere l’inflazione all’attuale livello di circa il 5%, rispetto all’11% di fine 2013. Questo quadro ha costituito terreno fertile per l’avvio di un ciclo di allentamento monetario.

Inoltre, il forte mandato popolare di cui gode il Governo del primo ministro Modi, fortemente connotato da posizioni pro-crescita e riformiste, fa aumentare notevolmente le probabilità che il potenziale di crescita economica di lungo termine dell’India possa essere concretizzato. La stampa si è concentrata sulla presentazione del budget di fine febbraio, parlando di riforme “eccezionali” per l’economia del Paese. Sebbene le misure adottate non siano state rivoluzionarie, come da molti invece sperato, ci sono stati comunque molti aspetti positivi.

Per esempio, l’allocazione di bilancio per la spesa capitale per infrastrutture è stata incrementata del 25%, offrendo potenzialmente un sostegno alla crescita, dato che proprio dal punto di vista infrastrutturale l’economia indiana necessita forti investimenti.

Nel caso in cui l’economia globale o regionale dovessero registrare un rallentamento improvviso (restano i timori sulla stabilità della ripresa degli Stati Uniti e sulle difficoltà economiche di Cina e Europa), riteniamo che l’impatto sul Paese guidato da Modi sarebbe trascurabile. Fortunatamente, l’economia indiana è in gran parte trainata dal mercato interno: un eventuale rallentamento globale peserebbe solo su settori di nicchia, come i servizi IT, che derivano la maggior parte del proprio fatturato dai Paesi Sviluppati.

Per quanto riguarda invece l’esposizione al resto dell’Asia, l’India ha flussi commerciali limitati con l’area ed è perciò relativamente al sicuro in caso di qualsiasi calo della crescita. Tuttavia, restano dei rischi.

Innanzitutto, l’India è un grande importatore netto di petrolio e al momento beneficia del più basso prezzo del greggio, tramite la riduzione dei costi di importazione e dei sussidi per il carburante. Quindi, il rischio principale per il Paese è un cambiamento del sentiment che ha guidato finora i prezzi azionari, specificamente quindi un’inversione di tendenza dei prezzi delle materie prime, ora bassi.

Oltre a tutto ciò, l’India deve affrontare gli stessi rischi degli altri Mercati Emergenti, come la potenziale interruzione dei flussi di capitale sula scia di un sentiment debole sull’asset class o di un ulteriore rafforzamento del dollaro.

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