Intesa Sanpaolo dà il via al nuovo risiko bancario italiano

intesa sanpaolo (per Equita il giudizio sul titolo è buy)

La nota con cui nella tarda serata di ieri Intesa Sanpaolo ha annunciato un’Offerta pubblica di scambio (Ops) sulla totalità dei titoli Ubi Banca (già ieri in rialzo del 5,5%, sospeso ad un teorico +22% in avvio di seduta) dà ufficialmente il via all’atteso nuovo giro di “risiko” del settore bancario italiano, puntando ad arrotondare al 20% la quota di mercato dell’istituto milanese ed affondando contemporaneamente l’ipotesi di “terzo polo” cui fino a ieri sembrava puntare il Tesoro, azionista di controllo (col 68% di capitale) di Mps (ieri in rialzo del 3,8%).

L’idea di un matrimonio Banco BpmUbi Banca, con eventuale coinvolgimento di Bper Banca, che avrebbero poi rilevato l’istituto senese appare infatti tramontata, ora che la banca guidata da Carlo Messina ha offerto una valutazione di ben 4,86 miliardi di euro per Ubi Banca contro i 3,995 miliardi di capitalizzazione di ieri, con premio implicito del 27,6% rispetto a venerdì scorso.

Non solo: anche Bper Banca (che oggi apre poco sopra i livelli della vigilia) e il suo azionista di riferimento, il gruppo Unipol, sono coinvolti nell’operazione, stante gli accordi già sottoscritti da Intesa Sanpaolo che prevedono la cessione di 400-500 filiali a Bper Banca, che per questo si prepara ad aumentare il capitale di 1 miliardo di euro, col preventivo assenso di Unipol (in rialzo dell’1% dopo i primi scambi) e UnipolSai (indicato a +1,4%) a sottoscrivere pro-quota la ricapitalizzazione, oltre che delle attività assicurative (Bancassurance Popolari, Lombarda Vita e Aviva Vita) alla stessa UnipolSai Assicurazioni.

Il portafoglio pro-risiko

Ciò nonostante il fatto che il processo di consolidamento, a lungo rinviato, si sia messo in moto fornisce ulteriore benzina al rialzo di Mps, che dopo i primi scambi oscilla sugli 1,92 euro per azione con un ulteriore guadagno di circa 6 punti percentuali, portando a circa il 40% il rialzo rispetto ai livelli di 12 mesi fa, su livelli che non si vedevano dall’ottobre 2018. Ugualmente in forte rialzo, perché percepite come potenziali prede al pari della banca senese, sono Banca popolare Sondrio (sospeso con un rialzo teorico superiore al 10%) e Credito Valtellinese (+8,5% dopo i primi scambi).

Meno violenta ma ugualmente positiva la reazione di Credito Emiliano (+3,5%) che negli scorsi giorni aveva lanciato segnali di apertura all’ipotesi di un coinvolgimento nell’eventuale giro di “risiko” in veste di polo aggregante, ma che per molti potrebbe a sua volta finire preda ad esempio di Banco Bpm (+8,4% in avvio di giornata) o a questo punto dello stesso Unicredit (+1,4%) che più volte ha fatto capire che pur potendo apparire più logica una aggregazione a livello europeo l’operazione al momento non appare conveniente per gli eccessivi ostacoli che incontrerebbe e potrebbe dunque imitare Intesa Sanpaolo e puntare a un consolidamento della propria quota sul mercato domestico prima di guardare al di fuori dei confini nazionali.

Un “portafoglio pro-risiko” potrebbe dunque essere un’idea degna di essere presa in considerazione, concentrandosi sulle potenziali prede, in primis proprio Mps, Banca Popolare Sondrio, Credito Valtellinese ed eventualmente Credem. Quest’ultima in forza della maggiore capitalizzazione (1,7 miliardi di euro) potrebbe a questo punto candidarsi ad un matrimonio quasi “alla pari” con Mps (2 miliardi di capitalizzazione), mentre i due istituti valtellinesi (1,1 miliardi di capitalizzazione Banca Popolare Sondrio, 625 milioni Credito Valtellinese) potrebbero finalizzare un matrimonio più volte dato per prossimo ma mai concretizzatosi, con Banca Carige (tuttora sospesa) che si conferma potenziale preda per tutti i soggetti già ricordati.

L’andamento dell’indice Ftse Italia Banche negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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