Invesco, per il 2020 meno ansia

La maggior parte degli investitori, dei commentatori, delle banche centrali e dei politici sembra essersi preoccupata in misura eccessiva per il perdurante contesto di bassi investimenti e rallentamento degli scambi commerciali dovuto alle guerre dei dazi del Presidente Trump e ad altri rischi geopolitici quali Brexit, conflitti militari e turbative sul fronte delle forniture di petrolio in Medio Oriente.

Nonostante siano comprensibili, secondo John Greenwood, capo economista di Invesco, tali preoccupazioni
sono fuori luogo per i seguenti motivi: (1) la tendenza al rialzo del ciclo economico statunitense rimane saldamente intatta, (2) i bilanci del settore privato USA godono ancora di buona salute, (3) l’inflazione si mantiene bassa e (4) le condizioni monetarie hanno registrato un sostanziale allentamento negli ultimi sei mesi.

Invesco prevede che nel 2020 ci dovrebbe essere una continua tendenza rialzista dell’attività economica statunitense e un altro anno di bassa inflazione. In sintesi, l’economia statunitense è ancora nella fase intermedia del ciclo, ma non in quella finale.

Diversa la situazione in Europa, dove innanzitutto l’espansione del ciclo economico procede alquanto timidamente. A livello di produzione, sono state registrate rilevanti battute d’arresto e in molte parti dell’area euro la disoccupazione è ancora troppo elevata. In secondo luogo, i bilanci del settore privato nella zona euro non hanno registrato un adeguato deleveraging, soprattutto nel segmento finanziario e il processo di rettifica o risanamento dei bilanci è stato purtroppo complicato dalle decisioni delle autorità dell’UE/zona euro di ridurre prima i livelli di deficit e debito pubblico. La politica corretta prevede di risanare prima i bilanci del settore privato, in modo da
assicurarne una solida ripresa, procedendo poi al risanamento delle finanze pubbliche, una volta che il
gettito d’imposta sia ritornato nella norma. In terzo luogo, l’inflazione rimane troppo bassa, ampiamente al di sotto dell’obiettivo del 2%.

Il dato positivo è che ciò, pur rispecchiando la domanda (spesa) cronicamente debole nella zona euro a causa della crescita monetaria inadeguata, significa che la BCE non ha alcun bisogno di procedere a una stretta creditizia o monetaria.

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