Investire nell’azionario gestendo il rischio

A cura di Maria Musiela, Client Portoflio Manager – Equities e Alexandre Marquis, Head of Client Portfolio Management – Equities diUnigestion

L’opposto andamento registrato dai mercati azionari nel 2017 e nel 2018 ha riportato in primo piano il tema della corretta gestione del rischio: sull’economia globale sospirano infatti oggi molti venti contrari. Di pari passo gli investitori dovranno tenere sempre più in considerazione i fattori ESG. In futuro il panorama degli investimenti sarà caratterizzato da continui periodi di volatilità, richiedendo un approccio più cauto. In tale contesto, la selettività giocherà un ruolo fondamentale e l’asset allocation sarà sfidante.


Contestualizzare le performance di oggi
2017: i mercati possono puntare al cielo…
Nel 2017, i mercati azionari hanno beneficiato di un forte slancio rialzista, guidati dalle società ad altissima capitalizzazione, in particolare nel settore tecnologico: negli Stati Uniti sono state le cosiddette azioni FAAMG (Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Alphabet di Google), mentre nei mercati emergenti sono state Alibaba, Tencent e TSMC. Il mercato è stato caratterizzato da una volatilità molto bassa, e pochi investitori si sono preoccupati dei rischi oppure si sono concentrati su come proteggere i loro portafogli da un peggioramento economico. 

2018: …Fino a quando non vengono catturati dalla gravità
Il 2018 ha visto invece correzioni di mercato in tutte le principali regioni del mondo e un aumento della volatilità che ha riportato in primo piano la gestione del rischio. I mercati emergenti sono stati i primi a “correggersi”, continuando la forte tendenza al ribasso fino a fine gennaio. Le preoccupazioni sono state alimentate dall’inflazione e dall’inasprimento della politica monetaria, trainate da numeri sulle retribuzioni USA più robuste del previsto. Il contesto azionario dei mercati emergenti è rimasto difficile per il resto dell’anno, con venti contrari causati dalle guerre commerciali in corso e dal rallentamento dell’economia cinese. Sebbene alcuni mercati azionari siano riusciti a resistere inizialmente, alla fine ne sono stati toccati e hanno registrato correzioni nel quarto trimestre.

Quali sono stati i principali driver di rischio nel 2018?
Uno dei principali rischi di cui ci occupiamo da diversi anni è quello delle pressioni inflazionistiche e del conseguente aumento dei tassi d’interesse, in particolare negli Stati Uniti. Molti titoli difensivi, come quelli che si trovano nei settori delle utilities o delle telecomunicazioni, possono quasi essere considerati dei proxy obbligazionari e sono quindi più sensibili agli aumenti dei tassi di interesse. Per non risentire eccessivamente dell’impatto degli aumenti dei tassi, abbiamo controllato la nostra esposizione a tali titoli in tutti i nostri portafogli.
Nel 2018, alla luce del livello più elevato dei tassi e del rallentamento delle condizioni economiche future, abbiamo deciso di eliminare questa restrizione sui titoli sensibili all’andamento dei tassi di interesse. Di conseguenza, il nostro focus si è spostato verso le preoccupazioni per una recessione all’inizio del 2019.


Tra i fattori che abbiamo cercato di analizzare al meglio all’inizio del 2018 vi è stata la valutazione dei mercati azionari, dato che la maggior parte di queste sembravano molto costose. Abbiamo pertanto monitorato con molta attenzione la valutazione all’interno dei nostri portafogli, assicurandoci di averli allontanati da titoli troppo costosi e facendo in modo che nel complesso i portafogli non fossero più costosi dei relativi benchmark. Verso la fine dell’anno, in alcune regioni (ad esempio nei mercati emergenti) abbiamo potuto allentare la nostra restrizione in materia di valutazione. Tuttavia, nonostante la correzione, alcune di queste sembrano ancora costose, come il mercato azionario statunitense, soprattutto dopo il rimbalzo dei primi due mesi del 2019.

Le condizioni del mercato rimangono sfidanti
La view del nostro Macro Commitee per il 2019 è cauta, con una serie di venti contrari che sospirano sull’economia globale.
Da un lato, c’è la minaccia di un rallentamento della Cina, messa sotto ulteriore pressione dalla guerra commerciale in corso e da un pesante livello di indebitamento. Sebbene il settore immobiliare in Cina sia per il momento stabile, si registra un peggioramento dei consumi, delle aspettative di produzione e della domanda estera. In sintesi, l’attuale scenario di crescita cinese indica una decelerazione.
Nei nostri portafogli stiamo sottopesando la Cina, dato il suo profilo di rischio meno interessante, così come alcuni business più ciclici, maggiormente esposti agli effetti negativi delle guerre commerciali e al rallentamento dell’economia cinese.
D’altra parte, abbiamo incertezze politiche generate da Brexit, Italia e Francia e un governo americano imprevedibile. I nostri portafogli sottopesano il Regno Unito, data l’incertezza delle prospettive e la mancanza di visibilità sull’esito dei negoziati sulla Brexit.
Inoltre, l’attuale ciclo di crescita negli Stati Uniti ha avuto una durata molto lunga e potrebbe ora essere giunto al capolinea. Anche se non vediamo una minaccia di recessione imminente nel 2019, le prospettive sembrano un po’ instabili. Perciò abbiamo spostato la nostra attenzione dalle preoccupazioni relative all’impatto dei tassi d’interesse a quelle relative a condizioni recessive, garantendo un allineamento più difensivo dei nostri portafogli, in settori più stabili come le telecomunicazioni e i servizi di pubblica utilità.
Ma oltre al contesto macroeconomico, gli investitori devono anche essere consapevoli delle dinamiche mutevoli del mercato, oltre ai rischi emergenti che potrebbero impattare sul nostro futuro.

Un focus crescente sull’ESG
Una di queste considerazioni è relativa all’ESG, cioè alle tematiche ambientali, sociali e di governance che stanno diventando sempre più rilevanti. Grazie ad una maggiore attenzione da parte degli investitori e della società, oltre a maggiori pressioni normative e obblighi di rendicontazione per le aziende e gli investitori, è probabile che le tematiche ESG abbiano in futuro un maggiore impatto sui portafogli.
La governance (G) è quella che viene tipicamente presa in considerazione dalla maggior parte degli investitori nel momento in cui ricercano società di qualità con framework di governance solidi, consigli di amministrazione indipendenti, politiche sane e così via. Le aziende hanno capito che gli investitori si sono concentrati su questo aspetto e hanno quindi indirizzato tempo e risorse verso questi criteri per garantire che rispondessero alle aspettative e all’evoluzione dei codici di gestione.
Tuttavia, ora la “E” (ambientale) e la “S” (sociale) stanno diventando ugualmente rilevanti. Questioni come il rischio climatico, l’uso dell’acqua, l’inquinamento o la gestione dei rifiuti sono tra i temi tipici, mentre dal lato “S”, i riflettori sono focalizzati sui diritti umani e sulle condizioni di lavoro, sia della singola azienda che dell’intera supply chain.

Unigestion integra i criteri ESG nelle strategie azionarie nelle varie fasi del processo di investimento, esamina il modo in cui le società sono esposte e gestiscono i vari rischi e i temi ESG chiave: se necessario il portafoglio d’investimento viene adeguato. Oltre alla ricerca qualitativa interna, Unigestion utilizza anche ricerche ESG esterne per valutare continuamente la corrispondenza dei propri portafogli azionari.
Ad esempio a partire dal 2018, abbiamo escluso dai nostri portafogli alcuni titoli sulla base di preoccupazioni legate alla governance. Un caso di questo tipo è Danske Bank, in cui le prospettive su fondamentali meno favorevoli e crescenti preoccupazioni circa il coinvolgimento della società in attività di riciclaggio di denaro all’interno dell’Estonia ci hanno portato, nel gennaio 2018, a vendere le nostre partecipazioni da tutti i portafogli.

Sempre sulla base di problemi di governance, nel 2018 abbiamo venduto la nostra partecipazione in PKN Orlen SA, la più grande raffineria di carburanti della Polonia. Il 5 febbraio 2018, a seguito di una riunione del Consiglio di Sorveglianza della società, è stato annunciato che tre membri di alto livello del CdA della società venivano licenziati con effetto immediato (CEO, Deputy CEO e CIO). Allo stesso tempo, il CdA annunciava la nomina di Daniel Obajtek a Presidente della società. La notizia rappresentava una sorpresa, indicando il potenziale passaggio dell’azienda alla produzione di energia nucleare. Alla luce di questi sviluppi, abbiamo riesaminato la nostra partecipazione azionaria decidendo di vendere, viste le nostre crescenti preoccupazioni sulla governance e la probabilità che l’influenza del governo sulla società potesse continuare a crescere: ciò poteva portare ad una governance guidata più da interessi governativi (populisti) che non da quelli degli azionisti di minoranza.

Conclusioni
A nostro avviso, il panorama degli investimenti per il futuro sarà caratterizzato da continui periodi di volatilità e richiederà un approccio più cauto. A seguito della perdurante debolezza dell’economia globale, il rapporto rischio/rendimento degli asset pro-crescita è stato significativamente ridotto e la selettività sarà fondamentale. In un tale contesto, l’asset allocation sarà sfidante e richiederà una gestione dinamica del rischio.

Perciò il nostro approccio all’investimento azionario risk-managed si configura come di seguito:

  • Focus sul rischio: concentrarsi sul rischio piuttosto che sui rendimenti attesi ci consente di capitalizzare la protezione da effetti negativi in mercati difficili, così da generare sovraperformance a lungo termine
  • Valutazione discrezionale del portafoglio: focus sulla valutazione, controllo del rischio legato ai fondamentali, al governo societario ed ai rischi qualitativi associati ai potenziali titoli in portafoglio
  • Evitare bias comportamentali: il nostro processo di investimento favorisce le azioni a bassa volatilità e non correlate, evitando di inseguire titoli sopravvalutati
  • Performance asimmetriche: concentrando la riduzione del rischio sui rischi non ricompensati, riduciamo la coda negativa della distribuzione dei rendimenti, creando così una distorsione positiva
  • Protezione dagli effetti negativi: ci concentriamo sulla riduzione del rischio di perdite, garantendo una diversificazione ottimale, grazie all’utilizzo di una gamma di modelli di rischio diversi, attraverso un controllo discrezionale dei titoli candidati

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