Ipotesi Robin Tax al 2% per le concessionarie di servizi pubblici: gli impatti

Spunta l’ipotesi di introduzione di una Robin Tax al 2% per le concessionarie che eseguono l’ammortamento finanziario delle infrastrutture, in sostituzione della proposta di limite all’1% della deducibilità degli ammortamenti dei beni gratuitamente devolvibili.

Il riferimento è chiaramente ai concessionari autostradali, tuttavia, il Sole 24 Ore indica anche i porti, aeroporti, servizi di telefonia, radio, tv ma anche i produttori di energia elettrica. Secondo le indicazioni di Mf l’opzione sarebbe solo per 3 anni.

Secondo gli analisti di Equita, considerando il gettito previsto di 340 milioni di euro per il 2020 e di 170 milioni a regime , l’applicazione al 2% dovrebbe coinvolgere una base imponibile di 8,5 miliardi di euro, che suggerirebbe, in effetti, un ambito di applicazione molto più ampio delle concessionarie autostradali.

Da verificare quindi i settori coinvolti che potrebbero anche includere, effettivamente, non solo le motorways, ma anche, come riportato sopra, le reti energetiche, le concessioni idroelettriche, i porti, gli aeroporti, la telefonia, le radio, tv (sembrerebbero escluse secondo il Sole 24 Ore le balneazioni e le aziende petrolifere).

Potenzialmente coinvolte quindi: Atlantia, Astm, Enel, Erg, A2A, Iren, Hera, Acea, Ascopiave, Telecom, Rai, Mediaset, Cairo.

L’impatto, per gli analisti, non è particolarmente rilevante (nell’ipotesi di applicazione per 3 anni) ma è negativo in termini di percezione del rischio Paese. La Robin Tax (applicata in passato al settore energetico) è già stata dichiarata incostituzionale nel 2018 e riteniamo che l’ipotesi di reintroduzione possa avere estremi di inapplicabilità.

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