La Bank of England non taglia i tassi: radiografia alla decisione

A cura di Matteo Paganini, Managing Director Italy di Pepperstone

Durante l’ultimo meeting di politica monetaria condotto da Mark Carney, governatore della Bank of England che lascerà spazio al suo successore Bailey, è stato deciso di non modificare il costo del denaro, lasciando i tassi invariati allo 0,75% e rispettando così le attese di circa metà del mercato. L’inflazione e le sue previsioni, inutile dirlo, rimangono basse, con attese per un mantenimento ben al di sotto della soglia desiderata del 2% e le stime per la crescita del Pil nel 2020 mostrano delle attese per un lieve miglioramento.

A detta della BoE, il recupero della crescita potrebbe essere supportato da una ripresa globale dell’economia, dalla spesa pubblica che il governo ha intenzione di sostenere e dalle incertezze sulla Brexit che dovrebbero gradualmente andando a scemare, con la convinzione che si possa ottenere un deep free trade agreement (accordi commerciali ben definiti e vantaggiosi) con l’Unione Europea.

Sarebbe servito un taglio?

A nostro parere si è persa l’opportunità di andare a effettuare quello che in gergo si definisce fine tuning, ovvero un’azione sulle manopole che regolano il livello del costo del denaro con finalità di mantenimento di uno status quo o del raggiungimento di un obiettivo che, sempre secondo noi, non è stato ben individuato. Sia chiaro, non abbiamo assolutamente la presunzione di voler giudicare l’operato del Monetary Policy Committee, ma una lettura attenta delle mosse lungimiranti che la BoE ha messo in campo nel passato, ci lascia perplessi sulla decisione.

Partiamo dal presupposto base della politica monetaria; i tassi si alzano per contenere l’inflazione o per rallentare un’economia in crescita troppo veloce, i tassi si abbassano per stimolare l’economia e con essa l’inflazione. In breve, la Boe, quando si vedeva un’inflazione galoppante con il passaggio dallo 0% del 2016 al 3% del 2017, non ha proceduto con un rialzo di tassi senza dunque lasciarsi spaventare dal livello raggiunto dell’inflazione, capendo che probabilmente essa si sarebbe ridimensionata da sola a causa dell’andamento prospettico dell’economia. Oggi, con l’economia globale non così brillante, la questione Brexit sul tavolo e l’economia europea (partner commerciale maggiore della Gran Bretagna) in rallentamento, un taglio di tassi avrebbe potuto essere una mossa preventiva al fine di raggiungere due obiettivi.

I due obiettivi mancati

Il primo obiettivo che si sarebbe potuto raggiungere è da leggere in ottica prospettica. Se dovessimo vedere dei dati macro in miglioramento difatti (ci aspettiamo dei miglioramenti graduali e costanti nel tempo), nel corso del 2020 e del 2021, è verosimile che il pound tenda a recuperare terreno. Una retromarcia adesso avrebbe potuto essere qualcosa di valido da valutare per evitare rafforzamenti eccessivi del pound in un momento nel quale occorre mantenere sotto controllo la bilancia tra rafforzamento e deprezzamento della valuta.

La Gran Bretagna infatti necessita di importare, così come di esportare. Mantenere un equilibrio bidirezionale della divisa sarebbe a nostro avviso la soluzione migliore. Il secondo obiettivo è relativo all’inflazione e al potenziale boost all’economia. Non sarebbe stato malvagio dare un aiuto ulteriore ai finanziamenti di imprese e famiglie, temporaneamente, dato che non si sarebbe trattato di un inizio di ciclo di rialzi, ma di un ritocco una tantum al costo del denaro, in grado di mandare un messaggio importante ai mercati e a portare anche al raggiungimento dell’obiettivo numero uno.

Le aspettative attuali

Dopo la decisione di ieri, le aspettative del mercato hanno iniziato ad ancorarsi per un nulla di fatto da qui in avanti. Si creano due scenari allo stato dell’arte attuale. Se il nuovo governatore Bailey dovesse procedere con un taglio immediato al suo insediamento, il mercato potrebbe interpretare il tutto come una situazione di emergenza, soprattutto dopo le attese che si sono create adesso. Il risultato potrebbe presumibilmente portare a movimenti di discesa più copioso rispetto a quelli che avrebbero potuto accadere ieri. Se invece non si procederà al taglio, si continuerà a guardare ai dati macro, con il rischio che il pound vada a rafforzarsi in maniera importante.

Detto tutto questo, crediamo che dei valori per il cable tra 1,50 e 1,70 siano comunque sostenibili nel lungo periodo.

La reazione della sterlina

Il cable ieri, dal momento che le aspettative si dividevano al 50% tra un nulla di fatto e un taglio, è andato a tenere in maniera egregia i supporti studiati (confluenze grafiche di livello 1 e 2, statiche e dinamiche, da guardare su un time frame daily, poste in area 1,2950/1,2990) e ha reagito, come da attese, in maniera rialzista, andando a superare il livello studiato insieme in 1,3040 ed estendendo in maniera tecnicamente perfetta fino ad area 1,3100, con dei tentativi di estensione ulteriore questa mattina verso 1,3140 e potenzialmente 1,3175. Valuteremo nuovamente, in caso di superamento dell’ultima area citata (senza che il nostro stocastico a 4 ore giri a ribasso), un time frame daily, con potenziali estensioni ulteriori verso i massimi precedenti di 1,3200 e 1,3275.

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