La Bce non cambierà la politica monetaria ultra-accomodante

Analisti in gran parte concordi: il meeting del direttivo della Bce di domani non porterà cambiamenti all’attuale politica monetaria dell’Eurotower. “Ci aspettiamo che la Bce invii un messaggio ultra-accomodante, mantenendo in essere la politica monetaria attuale”, prevede ad esempio Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM. “La riunione segue infatti gli ultimi dati sull’inflazione che sono stati estremamente deboli, mentre i sondaggi di metà estate segnalano un rallentamento, e la domanda interna – come dimostra il calo delle vendite al dettaglio di luglio – è debole. Per la Bce – aggiunge Jung – la via da seguire è annunciare ulteriori misure accomodanti attraverso il suo programma di acquisto di asset, mentre il rallentamento dei dati economici si rifletterà nelle proiezioni aggiornate dello staff dell’Istituto. Nel complesso, dopo un’iniziale impennata dell’attività in seguito al lock-down, la ripresa economica si è indebolita. Questo è quanto emerge anche dagli ultimi dati Pmi, che, a 50,5 punti, suggeriscono solo una crescita debole, con il peggioramento di agosto legato alla ricomparsa di casi di coronavirus in molti Paesi dell’Eurozona. Guardando ai singoli Paesi, la lettura finale del Pmi segnala un marcato rallentamento in Francia, e un ritorno in territorio negativo in Italia e Spagna”.

“Nuovi stimoli entro fine anno”

Ancora più “conservativa” la previsione di David Riley, Chief Investment Strategist di BlueBay Asset Management, che non si attende annunci di importanti cambiamenti dalla Bce “dopo che a luglio ha esteso di sei mesi fino a giugno 2021 il suo programma di acquisto di bond da 1.350 miliardi di euro. Alcuni membri del Consiglio direttivo hanno recentemente dichiarato che al momento non è necessaria alcuna altra iniziativa di supporto”. Per Riley, “la Banca Centrale Europea renderà pubbliche le nuove stime su crescita e inflazione e, con la conferenza stampa di Lagarde, offrirà la sua guidance sulla fiducia nella ripresa economica”.

Prosegue l’esperto di BlueBay: “L’inflazione headline ad agosto è stata negativa e l’inflazione core è cresciuta soltanto dello 0,4% su base annua. Anche se ci sono alcuni fattori che possono spiegare un livello così basso di inflazione, come la riduzione dell’Iva in Germania, la Bce si trova ad affrontare un problema ancora più rilevante rispetto alla Fed sulla questione della credibilità per quanto riguarda il suo target di inflazione al 2%. Inoltre, la recente debolezza del dollaro complica ulteriormente le prospettive per la Bce. Dall’ultimo meeting della Bce di metà luglio l’euro è in rialzo del 4% circa rispetto al dollaro. Phillip Lane, Chief Economist della Bce, ha recentemente affermato che ‘il tasso di cambio tra euro e dollaro ha importanza’. Penso che entro la fine dell’anno la Bce annuncerà ulteriori stimoli monetari, ma il magazzino dei provvedimenti adottabili è sempre più vuoto. È sicuramente più incoraggiante per le previsioni economiche l’estensione del supporto fiscale annunciato da Germania e Francia”.

“Dalla Fed pressioni sulla Bce, ma le decisioni arriveranno a dicembre”

A escludere sorprese dal meeting di domani è anche Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia, sebbene “la decisione della Federal Reserve di cambiare il target del 2% con un nuovo sistema definito ‘average inflation targeting’ ha messo pressioni sul Consiglio Direttivo della Bce” e “Lagarde potrebbe intervenire prima del previsto”. Secondo l’esperto, “il meeting della Bce doveva essere un non-evento con le principali scelte rimandate nella riunione di dicembre. Le uniche questioni interessanti sarebbero state le previsioni degli esperti dell’Istituto centrale su andamento Pil e inflazione nel Vecchio Continente. Ora invece la Bce si trova davanti a scelte complesse perché attendere potrebbe avere un costo elevato. Riteniamo infatti che un istituto poco aggressivo possa spingere il tasso di cambio tra euro e dollaro ben sopra il limite di 1,20”.

Aggiunge Diodovich: “Crediamo che, come ripeteva Draghi, i tassi di cambio non siano obiettivi della Bce. Tuttavia riteniamo che in un periodo di bassa inflazione (ultimi dati in Europa in agosto -0,2%) un forte e veloce apprezzamento dell’euro possa aumentare le pressioni deflazionistiche influenzando così le prospettive macroeconomiche del Consiglio Direttivo e inevitabilmente causando una variazione nelle scelte strategiche. Apprezzamento dell’euro e inflazione saranno quindi i due principali temi affrontati” nel corso del meeting. A suo avviso, “lo scenario più probabile sarà quello di una Bce molto aggressiva nei toni (comunicato e conferenza stampa di Lagarde) ma che non prenderà decisioni. E’ molto probabile che Lagarde possa affermare che l’istituto di Francoforte possa intervenire in caso di ulteriori scostamenti di inflazione e Pil rispetto alle prospettive che verranno fornite. Eventuali scelte in favore di una politica monetaria più accomodante saranno prese nella riunione di dicembre”. Se la Bce dovesse invece essere poco aggressiva e prolungare un posizionamento di “wait and see”, “potremmo assistere a un forte apprezzamento del cambio eurodollaro che nel breve potrebbe risalire a 1,19 ma entro fine settimana superare anche la quota di 1,20 sulle aspettative degli investitori di una Fed ultra-accomodante e una Bce immobile”, conclude Diodovich.

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