La crociera ha il vento in poppa

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A cura di Marco Caprotti, Morningstar

Mentre milioni di crocieristi si preparano a salpare, gli investitori che hanno puntato sui titoli delle società armatoriali si accingono a contare i soldi. “Un numero record di persone sta pianificando di trascorrere le ferie in crociera”, spiega Vikram Baharat, analista di Morningstar. “Non sorprende quindi che le prospettive per il settore siano particolarmente brillanti”.

A lungo considerata un’attività per ricchi pensionati occidentali, la crociera oggi si rivolge a una clientela diversa e trasversale anche dal punto di vista geografico: ceto medio, Millennial e molti asiatici. Secondo i dati della Cruise Lines International Association (che raccoglie gli operatori del settore), nel 2017 le navi da vacanza, a livello globale, hanno accolto 26 milioni di passeggeri.  Le stime per il 2018 parlano di 28 milioni di persone. I cinesi, da soli sono circa due milioni, rendendo il paese asiatico il secondo mercato per questo tipo di business dietro gli Stati Uniti.

“Sono sempre di più le persone che preferiscono l’emozione di un’esperienza indimenenticabile all’acquisto di qualcosa di materiale”, spiega Vikram Baharat, analista di Morningstar. “Il trend è supportato da condizioni macroeconomiche favorevoli e dal crescente interesse per i viaggi transoceanici che, negli ultimi cinque anni, hanno visto crescere il business del 20%”.

Titoli a sconto
Dal punto di vista operativo i titoli delle società crocieristiche stanno trattando molto al di sotto dei massimi toccati a gennaio. Gli sconti rispetto al fair value possono arrivare anche al 20%. “Per gli investitori di lungo periodo è difficile non considerare le potenzialità di rialzo e di miglioramento dei profitti di società come Carnival, Norwegian Cruise Line e Royal Caribbean Cruises che, insieme, controllano il 90% del mercato. Grazie a flotte di lusso in continuo rinnovamento e a offerte disegnate sempre più a misura della loro clientela si stanno espandendo in maniera aggressiva in un settore dove eventuali nuovi concorrenti farebbero fatica a erodere quote di mercato”, conclude Baharat.

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