La paura di perdere un rally di fine anno sta aumentando la propensione al rischio

A cura di Ariel Bezalel, Head of Strategy, Fixed Income di Jupiter Asset Management

Il sentiment negli ultimi due mesi si è spostato dal risk-off a risk-on, con i mercati pronti a cambiare in un attimo. “Fomo“, la “paura di essere tagliati fuori” (fear of missing out), sembra guidare gli asset di rischio in questo momento, con i mercati che si affrettano per evitare di perdere un rally di chiusura d’anno. Forse dopo il malumore estivo, quando il rendimento dei Treasury a dieci anni degli Stati Uniti è sceso a un minimo infragiornaliero dell’1,44% in agosto, qualsiasi barlume di speranza viene amplificato.

In termini di driver alla base del rally della propensione al rischio, credo che la liquidità sia un fattore chiave. Le banche centrali dei principali mercati sviluppati – la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone – stanno nuovamente incrementando i loro bilanci. La Fed ha affermato che la sua ultima decisione di acquistare 60 miliardi di dollari al mese per alleviare le tensioni nei mercati monetari “non è Qe” ma, poiché sembra che parte di quella liquidità stia arrivando agli asset di rischio, qualcuno potrebbe essere incline a dissentire.

L’altro fattore è la guerra commerciale Usa-Cina. C’è stato un crescente ottimismo sulla chiusura della fase 1 dei negoziati da parte di entrambi i paesi, ma credo che sia altamente discutibile se questo si tradurrà o meno in un accordo commerciale sostanziale che possa cambiare le prospettive economiche dei due paesi. I cinesi hanno accennato a ciò, dicendo che un accordo a lungo termine è improbabile date le richieste degli Stati Uniti.

Il falso ottimismo dei dati economici

Alcuni hanno anche citato i recenti dati economici statunitensi come motivo di ottimismo, ma sono molto scettico: i dati globali sono ancora piuttosto eterogenei, e vorrei evidenziare alcune aree sorprendentemente deboli. A ottobre, la Cina ha visto l’aumento più lento dell’attività di servizi da otto mesi; il settore manifatturiero di Singapore è stato in territorio di contrazione per sei mesi; mentre l’economia di Hong Kong si è appiattita dopo le proteste. Il Global Citi Surprise Index è ancora negativo. Nel complesso, quindi, i dati economici globali sono più deboli del previsto.

Passando agli stessi Stati Uniti, è da evidenziare che il paese è sulla buona strada per una recessione degli utili: gli utili del quarto trimestre, insieme al terzo trimestre, sono previsti negativi.
Infine, guardando in maniera approfondita i mercati del credito si rilevano segnali di stress: il mercato dei leveraged loan ha registrato performance molto negative e le emissioni sono in calo del 40% circa rispetto all’anno precedente, mentre il credito CCC continua ad essere molto debole (il mercato è caratterizzato da una leva finanziaria elevata ed è sensibile al ciclo economico).

Nonostante tutto questo, i mercati sembrano scommettere che si tratti di un rallentamento da metà ciclo e che possa esservi posto rimedio con piccole modifiche da parte delle principali banche centrali. Resta da vedere se è così, ma, dati tutti i segnali di preoccupazione, rimango molto prudente.

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