La politica fiscale, non monetaria, determinerà il percorso dell’inflazione in Europa

La forte crescita monetaria in Europa ha suscitato preoccupazioni per il decollo dell’inflazione, ma Peder Beck-Friis, Portfolio Manager a Londra, specializzato nell’identificazione delle tendenze macroeconomiche globali di Pimco, ha una diversa opinione. Secondo l’analisi di Pimco, l’inflazione in Europa rimarrà debole nei prossimi anni nonostante la recente impennata della crescita monetaria – un tempo buon indicatore dell’inflazione futura – a meno che la politica fiscale non continui a essere di stimolo quando l’economia sarà guarita dallo shock Covid-19.

La crescita monetaria è oggi guidata da una combinazione di allentamento fiscale e monetario in risposta al calo della domanda del settore privato dovuto ad un incremento del risparmio. Per questi motivi Pimco prevede che le pressioni inflazionistiche resteranno deboli in Europa nel prossimo anno. Nel dettaglio, l’Eurozona M3 è aumentata notevolmente negli ultimi mesi, raggiungendo il 10% su base annua a luglio e anche la crescita della moneta britannica è aumentata. Questa crescita è stata trainata principalmente da un lato dal Qe delle banche centrali (Bce e BoE), dall’altro dall’aumento dei prestiti concessi soprattutto alle imprese, che non hanno impiegato le risorse per supportare nuovi progetti di investimento, bensì per finanziare il capitale circolante, le scorte e per la gestione delle passività.

In passato le banche centrali hanno fortemente condizionato l’inflazione attraverso strumenti come i tassi d’interesse, la massa monetaria e le riserve bancarie. Tuttavia, in un mondo post-Covid 19 con tassi di interesse vicini ai loro minimi, questo equilibrio potrebbe cambiare. A differenza della politica monetaria, che funziona principalmente attraverso i tassi d’interesse, la politica fiscale influenza direttamente la domanda aggregata attraverso la spesa pubblica e la politica fiscale. Per questi motivi la politica fiscale potrebbe essere più efficace nell’incrementare l’inflazione ma, secondo l’esperto di Pimco, per ottenere questo effetto i programmi di stimolo fiscale dovrebbero continuare quando l’economia tornerà a pieno regime. Tuttavia, in alcuni Paesi dell’Eurozona, come l’Italia, la capacità fiscale è limitata, almeno in una certa misura dai limiti fiscali imposti dalla Commissione Europea. Altri Paesi, come la Germania, hanno un ampio spazio di manovra fiscale, ma è meno probabile che lo sfruttino. E, anche se è improbabile che il Regno Unito torni all’austerità, non è detto che continuerà a espandersi fiscalmente a pieno regime.

Con l’inflazione impostata per rimanere bassa nell’orizzonte ciclico, la duration dovrebbe rimanere costante. Se la politica fiscale restasse espansiva dopo la ripresa del Covid-19, il rischio di un incremento dell’inflazione aumenterebbe. Per ora, l’opinione di Pimco è che il rischio sia più elevato negli Stati Uniti, data la maggiore disponibilità fiscale e una banca centrale ricettiva, il cui nuovo mandato sull’inflazione media dovrebbe consentire un futuro allentamento fiscale. Sono da privilegiare pertanto i titoli statunitensi protetti dall’inflazione, o Tips, rispetto alle controparti britanniche e dell’area dell’euro, conclude Beck-Friis.

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