La prudenza di Bce e Fed spinge i mercati internazionali

3d yellow Diagram with arrow

In Eurozona il PMI composite ha mostrato un modesto miglioramento segnando il massimo degli ultimi 7 mesi grazie al contributo positivo di Germania e Francia. I servizi si confermano alquanto immuni dalla debolezza del Manifatturiero, chiudendo il trimestre ad un livello medio superiore al precedente e coerente con un Pil invariato. In Usa l’attività manifatturiera si attesta poco sopra il livello di stagnazione confermando un marginale deterioramento del settore. Mercato del lavoro stabile, deficit commerciale in calo. Questa la sintesi dell’analisi settimanale dei mercati a cura dell’adavisory di Cassa Lombarda. Di seguito il dettaglio.

Obbligazioni

Settimana scorsa il rendimento dei titoli governativi di Eurozona ha puntato al ribasso dopo le parole del Governatore della Bce Mario Draghi, secondo cui i rischi per l’outlook restano orientati al ribasso e gli indicatori sui prossimi mesi indicano una debolezza persistente. In assenza di miglioramenti, ha affermato Draghi, allora ulteriori stimoli saranno necessari tra cui ulteriori tagli dei tassi e la riapertura del quantitative easing. L’annuncio ha spinto gli investitori ad acquisti massicci sulla carta circolante così da spingere il Bund decennale ad aggiornare i suoi record arrivando a toccare il livello di -0,329%. Anche il decennale francese è sceso per la prima volta sotto lo 0% al nuovo minimo storico, in discesa sotto allo 0% anche il rendimento del decennale austriaco e svedese. L’euforia non ha escluso i Btp italiani con il rendimento del titolo benchmark decennale sceso sino al 2% prima di ritracciare in area 2,15% sul finire dell’ottava, a causa del focus del mercato sulla tenuta dei conti pubblici e sul dialogo tra Roma e Bruxelles per evitare l’avvio della procedura d’infrazione contro l’Italia per eccesso di debito. Bankitalia ha comunicato che a fine aprile il debito pubblico è aumentato di 14,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a €2.373,3 miliardi. A seguito di annunci “colomba” da parte della Fed, il rendimento del decennale benchmark Usa è sceso sotto al 2% per la prima volta dal novembre 2016. Lo stock di Treasuries statunitensi detenuti dalla Cina è sceso in aprile al minimo degli ultimi due anni a $1,11 trilioni. Il Giappone rimane il secondo investitore con $1,06 trilioni. Nel weekend Fitch ha confermato il rating A- con outlook stabile della Spagna.

Azioni

Ottava di forti rialzi per l’azionario internazionale in scia all’atteggiamento prudente di Bce e Fed in primis. Acquisti diffusi sui titoli industriali, finanziari, automotive e tecnologici sul ridimensionarsi delle tensioni commerciali e sui titoli dell’oil & gas in scia al rally settimanale del petrolio. Wall Street sprinta con lo S&P 500 che aggiorna il record storico, dopo il tweet di Donald Trump con cui ha informato di avere avuto una “telefonata molto buona” con il leader cinese, Xi Jinping e che i due leader si vedranno al G20 di Osaka. In vista di questo incontro, ha aggiunto Trump, i team di negoziatori riinizieranno le trattative. Il tweet di Trump ha riacceso le speranze che forse i nuovi dazi del 25% sui rimanenti $300 miliardi di beni di importazione cinese saranno evitati. Bene Hong Kong dopo la decisione del Governo di ritirare la proposta di legge che aveva innescato massicce proteste di piazza.

Valute e materie prime

La Fed ha lasciato invariati i tassi d’interesse Usa in un range del 2,25% -2,50% per il quarto meeting consecutivo. Il voto non è stato unanime, James Bullard, presidente Fed di St. Louis, ha infatti votato per un taglio immediato dei tassi. Un intervento della Fed però non sembra essere così lontano, visto che otto dei dieci membri sono favorevoli a un intervento entro l’anno. Le aspettative sono state confermate dal presidente Fed, Jerome Powell, che nella conferenza stampa ha lasciato intendere che effettivamente un taglio potrà avvenire già quest’anno se le dispute commerciali dovessero causare un rallentamento dell’economia. La Bank of England, come da attese ha mantenuto invariato il costo del denaro allo 0,75%. L’istituto ha colto l’occasione per sottolineare l’incremento dei rischi per la crescita e i timori, aumentati, di un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza accordo. Rally della corona norvegese dopo che la Banca di Norvegia, in controtendenza con le altre banche centrali, ha alzato i tassi di riferimento portandoli a 1,25% dall’1%. Il Bitcoin continua la sua corsa e torna ampiamente sopra i 9 mila dollari, al top da 15 mesi. Futures sul petrolio in netto recupero nella settimana (+8,8% il Wti e + 4,8% il Brent) in scia alla tensione in Medioriente con l’Iran che ha abbattuto un drone statunitense nel Golfo Persico e dopo che Trump ha annunciato, come confermato da fonti iraniane, di aver bloccato all’ultimo istante una rappresaglia militare contro il paese islamico. L’oro si è riportato sui massimi degli ultimi 5 anni in area $1.400/oz.

Outlook

Il focus si sposta dalle banche centrali alla politica con l’atteso vertice G20 di Osaka in cui non mancheranno i meeting bilaterali, in primis quello tra Donald Trump e Xi Jinping. A livello macro in Germania indici Ifo e inflazione di giugno. In Eurozona fiducia dei consumatori di giugno. Negli Usa lettura finale del Pil1Q, dati del mercato immobiliare e ordini di beni durevoli di maggio oltre alle richieste di sussidi di disoccupazione.

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*