La ripresa stenta per la debolezza del settore manufatturiero

“La debole ripresa osservata in seguito alla crisi finanziaria globale può essere in parte spiegata dalla ripresa modesta nel settore manifatturiero, che ha avuto come conseguenza una scarsità di investimenti”, afferma Yves Longchamp, Head of Research di ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG. “Specularmente, un’accelerazione sostenibile della crescita potrebbe materializzarsi soltanto se il ciclo produttivo riprende slancio. Non dimentichiamo che la Germania e la zona euro nel suo complesso sono  più  sensibili ai cicli produttivi rispetto all’economia statunitense”.

“Il settore manifatturiero resta quindi un indicatore chiave per la crescita del Pil”, prosegue Longchamp, “in quanto permette di individuare i punti di svolta di un ciclo  economico: infatti, gli indicatori  anticipatori  dell’industria, come gli indici  Pmi, offrono  informazioni  puntuali e di qualità sullo stato delle attività economiche”.

Nonostante la deindustrializzazione e le differenze tra loro, le maggiori economie (zona euro, Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Svizzera, Regno Unito e USA) dimostrano che il settore manifatturiero conta per la valutazione del ciclo  economico: “In tali economie, cicli di produzione e Pil sono sincronizzati e la loro ampiezza coincide. Le fasi espansive e negative del Pil sono strettamente collegate ai cicli produttivi: un punto percentuale di crescita del settore manifatturiero contribuisce per un quarto e fino a un terzo di punto percentuale di crescita del Pil. Pertanto, l’effetto della produzione sul Pil sostanzialmente non è cambiato. Addirittura per il Regno Unito l’effetto è più pronunciato attualmente che in passato”.