L’ascesa degli investimenti “verdi”

a cura del team di Asset Allocation di MoneyFarm

I leader mondiali hanno dato avvio, la scorsa settimana, a Parigi la Cop 21, storica Conferenza sul clima incentrata sul riscaldamento globale e la riduzione delle emissioni. I negoziatori provenienti da 195 Paesi dovranno riuscire a trovare un accordo significativo entro oggi, che ovviamente non avrà solo conseguenze di carattere ambientale ma anche economiche.

Non si potrà prescindere da un aspetto: la temperatura globale non dovrà crescere di oltre 2 gradi rispetto ai livelli dell’era pre-industriale; diversamente assisteremo a danni per l’ambiente gravi e irreversibili.

Ma i precedenti tentativi nell’affrontare i problemi sui cambiamenti climatici, come Kyoto nel 1997 e Copenaghen nel 2009, hanno dimostrato quanto l’imposizione di massimali sulle emissioni di gas serra sia stata insufficiente e quanto sia necessario ora trovare alternative più efficaci.

Diventa chiaro quindi che il cambiamento climatico deve essere affrontato con maggiore serietà, anche sul fronte economico per evitare di erodere le ricchezze (ambientali e non) accumulate nel tempo.

L’impatto sugli investimenti È innegabile che vita personale, finanziaria e ambiente nel quale viviamo siano correlati. Una crescente consapevolezza sul tema fa si che anche gli investitori siano sempre più sensibili alle questioni ambientali e che queste ultime stiano diventando un fattore chiave durante il processo decisionale d’investimento. In particolare, tra i più giovani.

Secondo un recente studio condotto da Morgan Stanley, i Millennials, rispetto all’investitore medio, sono due volte più propensi a investire in società attente all’ambiente e i fattori sociali e ambientali sono prioritari nelle loro decisioni di investimento. Inoltre, secondo una ricerca condotta da Nielsen, i Millennials sarebbero disposti a pagare un premio per i beni e i servizi che hanno un effetto sociale o ambientale positivo.

Altro aspetto importante, la tecnologia. Gli investitori più giovani sembrano sempre più sensibili a sistemi efficienti dai costi ottimizzati, quindi a soluzioni tecnologicamente avanzate che possono migliorare la loro vita quotidiana. L’ascesa dei Robo advisor è parte di questo processo di ottimizzazione delle risorse e dei costi, la concreta manifestazione di un sistema che evolve.

Guadagnare ma nel rispetto dell’ambiente È passato quasi un decennio da quando gli “investimenti verdi” sono diventati parte integrante delle strategie di investimento. Inizialmente, le istituzioni finanziarie e gli investitori sono stati piuttosto scettici sulla fattibilità di tali strategie, soprattutto a causa della difficoltà nel misurarne i benefici.

Ma oggi i gestori di fondi sono in grado di creare portafogli che riflettono il livello desiderato di impatto sociale/beneficio, quindi in grado di produrre rendimenti ma nel rispetto dei propri valori e del profilo di rischio.

Anche Wall Street, può dare il suo contributo. Grandi player come Goldman Sachs e BlackRock si stanno già muovendo in questa direzione offendo ai loro clienti soluzioni ad hoc, per le quali è possibile misurare l’impatto ambientale. Grazie al progresso nel campo delle tecnologie e delle piattaforme di mercato, i loro gestori possono ora utilizzare strumenti migliori per l’analisi dei dati quantitativi e selezionare le società quotate in borsa le cui attività (dalle energie rinnovabili ai pesticidi meno tossici) impattano meno. Ovviamente generando un ritorno economico adeguato.

Il BlackRock US Impact Fund, sin dal suo inizio nel febbraio del 2015, ha fornito un ritorno quasi identico a quello del Russell 3000 Index che misura le performance di 3.000 grandi aziende statunitensi che rappresentano circa il 98% dell’investibile sul mercato azionario Usa.

La popolarità di tale strategia di investimento a basso impatto ambientale sta crescendo rapidamente. Secondo un sondaggio pubblicato dal Global Impact Investing Network (Giin), il perseguimento di strategie di investimento sostenibili ha fatto crescere gli AUM del 61% in soli due anni, e per il 2015 è previsto un afflusso pari a circa $ 12,2 miliardi.

Sappiamo bene che investire in particolari società o asset, non risolve le problematiche legate ai cambiamenti climatici, alla povertà o alla fame ma vi è ora per tutti una reale opportunità di riallocare le risorse in un modo che sia significativo per sé stessi e le future generazioni.