L’economia reale che rilancera’ l’Italia dal 2018

Hai domande o commenti? Scrivi a info@finanzaoperativa.com

Di Michelangelo Massara, PWA-Private Wealth Advisory

Il 2018 rappresenterà per molti italiani un anno di possibile svolta, sotto molteplici aspetti:

  • A Marzo ci saranno le elezioni i cui risultati, questa volta, avranno un peso specifico molto importante non solo per gli italiani, ma anche per quello che rappresenterà l’Italia nello scacchiere europeo.
  • L’unione europea e una delle tre società di revisione del debito pubblico (Fitch) ci ha già preavvertiti che un cambio dell’attuale politica monetaria italiana, verso uno sforamento dei vincoli di bilancio europeo, conseguenza diretta del taglio della pressione fiscale (al 23 % o addirittura al 15%) e/o della volontà di esplicito sforamento dei parametri, preannunciato dalle rispettive opposizioni all’attuale governo, porrà sicuramente l’Italia sotto immediata ed attenta vigilanza.

Siccome non voglio entrare nella singola valutazione delle proposte politiche e rilanci pubblicitari a chi la spara più grossa alla “cetto la qualunque”, mi limiterò ad analizzare la reale e puntuale situazione attuale, il suo conseguente sviluppo e le possibili soluzioni.

Oggi, in base all’ultimo dato di Novembre, il debito pubblico è di 2.275 MLD€, scenderà a circa 2.267 MLD€ a Dicembre, per poi aumentare progressivamente sino ad un range compreso tra 2319 e 2349.

debito pubblico italia stime

Fonte: Mazziero Research

Questo naturalmente a parità delle variabili economiche/politiche attuali, ossia considerando gli attuali tassi a zero della BCE, considerando il nostro attuale spread (139) e, per semplificare, il nostro attuale rendimento del btp a 10 anni (circa il 2%).

Ad oggi e prima delle elezioni, la cosa assolutamente sicura è che ogni variazione (aumento) del tasso di interesse del nostro btp di 1% corrisponderà un contestuale aumento di 4,2 MLD€ per il primo annuo e un aumento capitalizzato esponenziale negli anni successivi.
Questo è un dato matematico/economico CERTO.

Se ci sarà tensione politica reale e prolungata, ci sarà un conseguente innalzamento dello spread e quindi un conseguente aumento del tasso effettivo sul btp, questo ci insegna la storia e i grafici.
Purtroppo a complicare le cose c’è anche la fine, quasi sicura, del QE (tassi a zero BCE) già per la fine del 2018 contestualmente ad un aumento del prezzo delle materie prime (il petrolio, per chi non se ne fosse accorto, è ritornato in area 64 $ al barile, il cui effetto è attualmente mitigato dal deprezzamento del dollaro, ma già parzialmente incorporato dall’aumento del costo dell’energia in Italia).

Anche la conseguente inflazione e/o fine del QE, o anche solo la convinzione molto forte da parte del mercato che questo avvenga, genererà un aumento dei tassi di interesse che si potrebbero andare a sommare agli effetti esogeni sopra descritti.

debito pubblico italia spread stime

Fonte: Mazziero Research

Quindi, a parità di parametri, se ci va bene ci troveremo tra 6/8 mesi con un debito pubblico di 2.330 MLD€; se ci va male, con spread e tassi btp ben più elevati e debito pubblico che diventerà difficilmente controllabile.

Se non ci dovesse quindi essere una conseguente crescita sostanziale del PIL si sforerebbero i parametri di debito/Pil e si perderebbe quel minimo di credibilità che eravamo riusciti ad ottenere, con innumerevoli sforzi, cercando di rispettare gli impegni presi in questi duri anni.

La possibile ripresa, tanto ricercata in questi anni, diventerebbe solo una lontana utopia, e le promesse elettorali di miglioramento macroeconomico tanto sbandierate fino a Marzo, si scioglierebbero immediatamente come neve al sole e le conseguenze dirette sarebbero pagate, come sempre, da noi cittadini.

Risulta quindi evidente che OGGI bisogna intervenire con manovre effettive, sostanziali e infrastrutturali che siano in grado contemporaneamente di rilanciare il nostro PIL, non aumentare in maniera strutturale il nostro debito e, perché no, risolvere un grande problema ambientale.

Una utopia? Assolutamente no.
Partiamo dall’elenco dei punti di forza e ricchezza dell’Italia        e          dei problemi e delle criticità:

ARTE                                    DEBITO PUBBLICO
TURISMO                                RIFIUTI E INQUINAMENTO
CIBO                                    CARENZA INFRASTUTTURE
MODA/DESIGN                    TRASPORTI NON SEMPRE ADEGUATI

Poiché ogni singolo elemento (di forza e criticità) risulta correlato direttamente e/o indirettamente tra di loro  e con gli altri , una diminuzione e/o miglioramento dei problemi e delle criticità porterà conseguentemente  un miglioramento dei punti di forza e del PIL, con maggiore valenza se tale miglioramento avviene senza  incidere sul debito pubblico.

Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare con insistenza della problematica dello smaltimento di rifiuti a Roma e in maniera ricorrente in molte città d’Italia, del richiamo dell’UE all’Italia sull’inquinamento atmosferico, della problematica ormai mondiale della presenza, riciclo e smaltimento delle plastiche, della conseguente volontà di introduzione di una tassa sulla plastica a livello europeo (come già fatto dall’UK)..etc..

Per entrambe le problematiche abbiamo in Italia due società, quotate sul mercato AIM Italia, che hanno rispettivamente dei brevetti che puntano alla risoluzione radicale dei rispettivi problemi: Agatos e Bio-on ha sviluppato un brevetto per la produzione di bioplastica-phas dalle alghe e dagli scarti agricoli, utilizzando biopolimeri (minerv-pha) per generare poliesteri lineari biodegradabili in acqua e terreno.
Agatos ha sviluppato e brevettato un innovativo sistema chiamato BIOSIP che, attraverso un impianto che effettua il trattamento digestivo anaerobico (biodigestione), permette di trasformare il FORSU (l’umido organico), fanghi di depurazione e reflui organici/agricoli, direttamente in biometano, acqua distillata e css (combustibile solido secondario).
Quindi una promessa di smaltimento dell’umido (derivante dalla raccolta differenziata) ad impatto zero.
Legambiente si è già pronunciata in merito alla biodigestione anaerobica dicendo che, se l’impianto viene ben dimensionato, rappresenta oggi la migliore pratica di valorizzazione del forsu.
Nei mesi scorsi è stata quindi rilasciata la prima autorizzazione dalla città metropolitana di Milano (e dalla regione Lombardia) per la costruzione di un primo impianto Biosip ad impatto zero, ossia produzione di biometano in assenza di rifiuti, emissioni e odori.

Dai documenti visionati si evince che nel 2017 il CESE (comitato economico e sociale europeo) ha comunicato e relazionato al parlamento europeo una valutazione contenente considerazioni e direttive riguardo al ruolo della termovalorizzazione nell’economia circolante in Europa, concludendo e sottolineando:

  • La necessità di diminuire il numero di inceneritori, sopprimere gradualmente le relative sovvenzioni, dismettere quelli più vecchi, incrementare e migliorare la raccolta differenziata, incrementare gli impianti di biodigestione (con particolare menzione della produzione di biogas tramite la produzione anaerobica), utilizzare i finanziamenti del fondo europeo per gli investimenti strategici, incrementare la collaborazione pubblico privato sui progetti di lungo termine, semplificare e accelerare le procedure amministrative che autorizzano la costruzione dei progetti di digestione di biorifiuti (punto 6.1.10) , stimando una triplicazione entro il 2030 della produzione di biogas rispetto ai valori attuali.
  • L’impianto di biosip di Marcallo verrà costruito su circa 12.000 mq e trasformerà fino a 35.000 tonnellate di forsu all’anno in biometano e, grazie alle agevolazioni tariffarie ventennali del GSE, che rientrano pienamente nelle direttive, concessioni e volontà europee sopra esposte, sarà anche in grado di generare una sua redditività.

Ma solo la provincia di Milano produce annualmente oltre 1,5 ml di tonnellate di rifiuti, di cui almeno 225.000 organici, ergo solo per la provincia di Milano servirebbero almeno altri 5 impianti e di dimensione maggiore.

La disposizione degli impianti, proprio per rendere il trasporto del forsu a minor impatto ambientale, potrebbero essere previsti e costruiti in maniera concentrica rispetto alle citta, garantendo contemporaneamente uno sviluppo uniforme del tessuto economico circondariale e creando una possibili rete di immissione di biometano funzionale al riscaldamento, autotrazione e o produzione di energia elettrica al servizio della città.

A livello nazionale, i rifiuti urbani (dato del 2016) erano di circa 30,1 ml di tonnellate, quasi 16 ml di tonnellate  differenziata (obbiettivo 2012 era raggiungere il 65%), 42% di forsu smaltito per il 25% in discarica e il 20% tramite inceneritore.

rifiuti urbani

Ora, immaginate una media anche di soli 3 impianti concentrici anche per ogni capoluogo di provincia e città metropolitane (111), vorrebbe dire minimo 333.
Questo vorrebbe dire la creazione di un solo indotto diretto (permessi  e costruzione) di almeno 7/8 MLD€, a cui va aggiunta tutta l’economia indiretta , le nuove assunzioni, lo sviluppo e l’incremento della raccolta differenziata anche in luoghi e comuni dove ora non è ancora efficiente, la diminuzione dell’apporto  di rifiuti in molte discariche, minor utilizzo di inceneritori, minor inquinamento dalle loro polveri sottili con le micro e nano particelle, assenza del costo di smaltimento del forsu da parte di ogni singolo comune (quindi risparmio e possibilità di reinvestimento dello stesso), miglioramento della qualità dell’aria, dei terreni e della percezione della pulizia dell’Italia anche all’estero, con ripercussioni dirette sulla percezione della qualità del cibo italiano, quindi turismo etc.…

Quanto costa direttamente allo stato in termini di incremento strutturale di debito pubblico per la costruzione di queste infrastrutture? ZERO
In quale percentuale risolve il problema dello smaltimento dell’umido (forsu) in Italia? 100%
Quanto vale realmente questo piano di sviluppo? Probabilmente oltre 10 MLD€.

Mi sembra di aver ampliamente dimostrato come:

  • Sia possibile creare una nuova rivoluzionaria infrastruttura con un immediato indotto diretto e indiretto (come sopra descritto), cantierabile in breve tempo, di almeno 10 MLD€.
  • Utilizzando già le attuali direttive europee,
  • Senza incrementare di 1 euro il debito diretto dello stato per la costruzione degli impianti,
  • Risolvendo alla base il 100% del problema dello smaltimento dei rifiuti della parte organica a impatto zero,
  • Creando un risparmio per i comuni con l’annullamento del costo di smaltimento,
  • Creando una classe di nuovi imprenditori privati che siano contemporaneamente ecosostenibili e correttamente remunerati dall’investimento.

Per ottenere e incentivare questo importante risultato lo Stato dovrebbe effettuare alcuni piccoli accorgimenti e creare OGGI un vero canale di dialogo diretto tra la politica e l’economia reale.
Nel rispetto dei singoli ruoli, ascoltando le reciproche visioni e richieste, si potrebbe ricreare quel rapporto di reciproca fiducia tra imprenditore, politica e cittadini (ora percepito come quasi inesistente) in maniera tale da poter realizzare qualcosa di veramente grande, tutti assieme, per la Nostra Italia di OGGI e per quella che lasceremo ai nostri figli.
Utopia? non penso, lo era apparentemente anche la mia proposta di progetto infrastrutturale iniziale, si tratta solo di voler provare a fare le cose e voler risolvere le eventuali problematiche, io la mia parte ho iniziato a farla con questa proposta.

Per info è possibile scrivere a portafogliopwa@finanzaoperativa.com

Share this post: