L’era del populismo è solo agli inizi

Negli ultimi anni l’ascesa del populismo ha rimodellato in poco tempo il panorama politico mondiale, ma le implicazioni per la crescita economica e gli asset finanziari non sono ancora chiare. “Se da un lato i mercati reagiscono rapidamente ai singoli eventi – come l’arrivo al potere di un partito populista o l’introduzione di tagli fiscali o di aumenti della spesa pubblica – dall’altro sembrano non avere ancora compreso l’impatto potenziale del populismo sull’economia globale nel lungo termine”. Questa la view, di seguito dettagliata, di Nikolaj Schmidt, Chief International Economist, T. Rowe Price

I rischi principali delle politiche populiste

La causa probabile delle insoddisfazioni che hanno spinto gli elettori di così tanti paesi a schierarsi contro i partiti tradizionali risiede nella globalizzazione: il libero scambio e la liberalizzazione dei mercati dei capitali hanno permesso a molti paesi di arricchirsi, ma parallelamente le diseguaglianze sono aumentate.  La crescita delle disuguaglianze si è rivelata un terreno fertile per il populismo, il quale tipicamente sostiene che l’unico modo per ritornare ad un sistema equo sia attraverso politiche economiche di redistribuzione interventiste.

I tre rischi delle politiche populiste Fonte: T. Rowe Price. Dati al 31/01/2019

Sebbene l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e di accrescere la mobilità sociale sia lodevole, le politiche di bilancio espansive adottate dai regimi populisti sono state tradizionalmente associate a riforme che hanno messo direttamente in pericolo l’indipendenza delle banche centrali, la governance societaria e i diritti di proprietà.

Le pressioni esercitate sulle banche centrali per adottare politiche monetarie accomodanti conducono tipicamente a maggiori aspettative di inflazione, curve dei rendimenti più accentuate, rendimenti reali più bassi e deprezzamenti valutari. Allo stesso tempo la spinta verso la redistribuzione dei redditi e salari più elevati riduce i margini di profitto e ciò, insieme all’intensificarsi delle incertezze macroeconomiche, mette in difficoltà le valutazioni azionarie. Ci si può aspettare un ampliamento degli spread creditizi societari e sovrani nel momento in cui i governi adotteranno politiche di bilancio espansive in contesti caratterizzati da margini di manovra ridotti.

Le fasi iniziali di queste dinamiche sono già osservabili negli sgravi fiscali finanziati dal disavanzo pubblico del Presidente Trump e nello scontro tra la coalizione populista al governo in Italia e l’Unione europea per l’approvazione di un bilancio espansivo. I conti pubblici di Ungheria e Polonia si sono strutturalmente deteriorati dopo l’elezione di governi populisti di destra, e i mercati scontano un peggioramento delle finanze pubbliche in Messico sotto la presidenza di sinistra del neoeletto Andrés Manuel López Obrador.

Il populismo è un fenomeno di lungo periodo

Sembra poco probabile che l’attuale generazione di politici populisti raggiungerà gli obiettivi di redistribuzione dei redditi e di mobilità sociale richiesti dagli elettori. I posti di lavoro che sono stati delocalizzati verso altri paesi non possono facilmente essere rimpatriati e politiche di bilancio eccessivamente espansive producono risultati che inevitabilmente intaccano la fiducia delle imprese e riducono la formazione di capitale e la creazione di posti di lavoro. In altre parole, queste iniziative frenano la crescita, il che probabilmente rende la redistribuzione dei redditi e la mobilità sociale più difficili da attuare.

Sarebbe tuttavia un errore pensare che il potenziale fallimento dei politici populisti porterà ad una morte precoce del populismo. L’elettore medio continuerà a richiedere maggiore uguaglianza e mobilità sociale fino a quando non le avrà ottenute e se il primo governo populista eletto non mantiene le sue promesse, gli elettori voteranno probabilmente per un altro candidato populista piuttosto che per un partito tradizionale.

Inoltre, non sono soltanto i candidati alternativi e populisti a promettere maggiore uguaglianza e mobilità; i politici attualmente in carica modificheranno probabilmente i loro orientamenti per far fronte alla minaccia populista. I partiti tradizionali capiranno che devono offrire una valida alternativa: in altre parole, i partiti di centro-destra devono spostarsi un po’ più a destra e i partiti di centro-sinistra un po’ più a sinistra. In questo modo i movimenti populisti possono esercitare una notevole influenza sulle politiche anche senza giungere effettivamente al potere. 

Gli sviluppi da monitorare

In Europa, in vista delle elezioni di maggio la coalizione populista che governa l’Italia sembra aver intensificato la sua retorica e gli scontri con l’establishment europeo. Nel resto del mondo, Eduardo Bolsonaro, membro del Congresso brasiliano e figlio del Presidente Jair Bolsonaro, ha recentemente annunciato che rappresenterà il Sud America in The Movement, il consorzio di populisti fondato da Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump. Infine, se lo stallo sulla Brexit dovesse condurre a nuove elezioni nel Regno Unito, sarà interessante vedere quali risultati otterrà il Partito Laburista di Jeremy Corbyn.

In conclusione, il cammino futuro è costellato di incertezze. Tuttavia, è importante che gli investitori considerino la possibilità che il movimento populista sia un fenomeno strutturale di lungo periodo, con profonde implicazioni sull’economia e sui mercati finanziari per diversi anni a venire. In tal senso, la gestione attiva – con una forte enfasi sulla ricerca approfondita, le conoscenze locali e l’abilità di modificare le posizioni rapidamente – è probabilmente l’approccio più efficace per muoversi nel periodo che ci aspetta. 

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*