L’oro continuerà il suo trend positivo

oro

La nostra view sull’oro è molto positiva. Martedì scorso i futures sull’oro hanno raggiunto i 1.800 dollari l’oncia per la prima volta dal novembre del 2011. Infatti, con i casi di coronavirus che superano i 10 milioni e che sono in aumento, gli investitori guardano all’oro per proteggersi contro gli effetti di un ulteriore shutdown. La ripresa delle tensioni tra Washington e Pechino è poi un altro elemento a supporto”. Questa l’analisi di John Plassard, Investment Specialist del Gruppo Mirabaud, sulle prospettive del metallo giallo.

Inoltre, aggiunge, “sono emersi nuovi elementi che spingono il trend positivo dell’oro. Il primo è il ‘fattore contrarian‘. Gli investitori professionali, a differenza di quelli retail, stanno attualmente scommettendo contro il metallo giallo, considerato che l’interesse nel breve termine è superiore al 50%”.

(fonte: Bloomberg)

Un altro fattore è quello relativo alla protezione contro il rischio di ribassi. Non si può negare che i mercati siano saliti troppo rapidamente dopo essere scesi… altrettanto rapidamente. Ci sono molti argomenti a favore del consolidamento dell’oro, soprattutto perché i timori di una nuova ondata di coronavirus stanno crescendo, così come le tensioni sino-americane e le chance di vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. Questo dovrebbe continuare a spingere gli investitori verso asset considerati “sicuri”. L’oro è uno di questi. Guardando la reazione dell’oro durante le fasi ribassiste dei mercati, si nota che il metallo giallo performa sempre meglio rispetto al mercato azionario, è stato così nel 1987, nel 1998, nel 2000, nel 2007 e ancora oggi. Sebbene le condizioni economiche possano variare da una recessione all’altra, storicamente è più probabile che l’oro riporti buone performance durante una recessione economica.

Se da un lato è ovviamente difficile confrontare l’attuale crisi con quella del 2008, dall’altro – secondo Plassard – ci sono analogie tra i trend dell’oro e il comportamento delle banche centrali. In entrambi i casi, il prezzo dell’oro è sceso inizialmente di quasi il 20% a causa di problemi di liquidità (gli investitori vendono oro in cambio di liquidità). In secondo luogo, il prezzo dell’oro è aumentato quando la Fed ha annunciato un quantitative easing di 600 miliardi di dollari nel novembre 2008. La stessa tendenza sta emergendo chiaramente dopo le recenti iniezioni massicce di liquidità da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Gli studi dimostrano addirittura che il prezzo dell’oro è stato storicamente correlato all’espansione del bilancio della Federal Reserve. Ricordiamo che abbiamo visto il bilancio della Fed crescere di oltre 3.000 miliardi di dollari in risposta alla pandemia del coronavirus, e attualmente si attesta a più di 7.200 miliardi di dollari. Supponendo che non ci sia una ripresa economica a forma di “V”, la Fed potrebbe facilmente aumentare il suo bilancio a 10mila miliardi di dollari prima che tutto sia detto e fatto. Considerando il trend storico, questo è uno scenario estremamente ottimista per l’oro. Infine, se osserviamo l’espansione del bilancio della Fed nel 2009, nel 2010 e nel 2011 – quando l’oro è passato da 750-800 dollari a 1.900 dollari – i prossimi mesi potrebbero essere abbastanza positivi.

Bisogna considerare anche che, dall’inizio della crisi del Covid-19, l’inflazione è rallentata (calo nei prezzi dei servizi e dell’energia). Ci si aspetta, tuttavia, un aumento dei prezzi nel breve periodo. Questo non è il nostro scenario di base, ma potremmo assistere all’emergere di alcune “tasche di inflazione”. Soprattutto se la produzione diventa sempre più localizzata. Infatti, man mano che le aziende diventano più consapevoli dei rischi di produrre merci all’altro capo del mondo – in particolare in Cina – penseranno sempre più a rimpatriare parte della loro produzione, il che ovviamente comporta costa maggiori che vengono poi trasferiti al cliente finale. Inoltre, man mano che i governi diventano più consapevoli dell’importanza della sanità, dovrebbero rivedere le priorità e rafforzare i sistemi sanitari. Il che significa costi più elevati. Il rischio inflazionistico (anche se non è presente, il che è paradossale) spingerà gli investitori verso l’oro.

L’oro offre rendimenti più interessanti dei titoli di Stato. Le obbligazioni governative, storicamente redditizie, rappresentavano tradizionalmente un’alternativa interessante all’oro. Tuttavia, il recente crollo dei rendimenti ha cambiato il paradigma e il pensiero degli investitori. Dalla seconda metà del 2019 abbiamo visto che l’oro può avanzare nonostante i rialzi dei mercati azionari e del dollaro. Lo status dell’oro come bene “esclusivamente rifugio” è svanito, e il metallo giallo è ora diventato un investimento “tradizionale”.

Inoltre – ed è importante sottolinearlo – sta diventando sempre più facile acquistare oro. Non ci sono più grandi divari tra acquisto e vendita. Nel frattempo, gli Etf sull’oro sono sempre più comuni. Non è un segreto poi che in Cina e in India l’oro sia molto richiesto. Gennaio e febbraio sono mesi generalmente forti per il metallo giallo per la domanda fisica in Cina prima del Capodanno Lunare. Anche gli acquisti di oro da parte delle banche centrali danno nuovo slancio al tema. Ciò è particolarmente vero per le banche centrali di tutto il mondo che cercano de-dollarizzare o semplicemente di diversificare. La banca centrale russa è stata il maggiore acquirente di oro negli ultimi anni, con il presidente Vladimir Putin che ha cercato di rompere la dipendenza dal dollaro, dato che le relazioni tra Mosca e Washington restano tese. Nell’ultimo decennio, il Paese ha quadruplicato le sue riserve auree.

“L’oro è molto più di un metallo prezioso. È diventato effettivamente un asset “come qualsiasi altro” ed è chiaramente legato alla crescita dei bilanci delle banche centrali. In questo contesto, il resto dell’anno dovrebbe essere positivo”, conclude l’esperto.

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