MAGNITUDO TRUMP

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A cura di pro aurumper info: ticino@proaurum.ch

Sono passati solo tre mesi e di Goldilocks Economy (crescita sincronizzata in assenza di inflazione) non se ne vede più nemmeno l’ombra: i mercati hanno pesantemente corretto sull’onda delle crisi internazionali e in Europa inizia a pesare la forza dell’euro.

È come se il mercato fosse preda di una serie di scosse telluriche e lo sciame sismico successivo facesse via via sgretolare tutte le convinzioni degli analisti.

In una tale situazione, per prendere scelte di investimento corrette, non basta limitarsi ai titoli dei quotidiani o al breve resoconto dei telegiornali, ma occorre comprendere cosa si stia effettivamente muovendo nella politica economica e internazionale.

ATTACCO IN SIRIA: OPERAZIONE COSMETICA

Come sappiamo, solo qualche giorno prima dell’attacco alla Siria, Trump aveva espresso la sua volontà di ritirare le forze in quel paese; la ragione è molto semplice: il vero campo di dispiegamento è il Mar Cinese Orientale e Meridionale e ragioni di bilancio limitano i settori di intervento.

Anche Putin vorrebbe terminare al più presto le operazioni in Siria, dopo la restaurazione del regime di Bashar al Assad su gran parte del territorio; probabilmente le forze russe non uscirebbero completamente dal paese, ma manterrebbero un presidio contenuto affiancato dalla forza aerea.

Il vero problema, sollecitato da Israele, Arabia Saudita e in parte Turchia, è l’Iran, che dopo il rigetto degli accordi sul nucleare da parte di Trump potrebbe riprendere i suoi programmi di sviluppo.

L’Iran inoltre è in competizione con l’Arabia Saudita per il controllo del Medio Oriente e dove la penisola araba fatica anche solo a rispondere ai bombardamenti Huthi dello Yemen, l’Iran riesce a estendere la sua zona di influenza ai confini di Israele, attraverso gli Hezbollah libanesi, disturbando nel contempo la Turchia con l’appoggio sottobanco dei Curdi nella battaglia contro l’Isis.

Insomma, siamo di fronte a una polveriera sempre pronta a saltare e che non può vedere alcuna forza vincitrice, ma che richiede la continua messa in atto di azioni dimostrative.

Military Movements April 2018 Syria 

“I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere.”, Sun Tzu, “L’arte della guerra”.

Così, dietro al non meglio specificato impiego di armi chimiche in Siria, gli Stati Uniti si sono visti costretti ad intervenire, pur avendo poche risorse dispiegate nel Mediterraneo. In soccorso è subito arrivato Macron, desideroso di prendere il timone della difesa europea, specialmente una volta che il Regno Unito sarà definitivamente fuori dall’Unione. Quasi costretta è stata invece la May, dopo il sostegno riscosso a seguito dell’avvelenamento dell’ex spia russa e per non perdere troppo terreno nel proprio disegno neoimperialista.

I singoli protagonismi hanno quindi messo in atto un’azione concertata, che all’atto pratico ha avuto scarsa rilevanza e ha permesso nel contempo alle forze aeree russe e siriane di trasferirsi in altre basi prima dell’attacco.

Syria 2

Non c’è dubbio, comunque, che qualora la crisi nel Medio Oriente dovesse assumere contorni più ampi, le ripercussioni potrebbero essere disastrose con la possibilità da parte dell’Iran di bloccare gran parte del petrolio transitante dallo stretto di Hormuz e con il coinvolgimento irrifiutabile delle basi italiane di Aviano e Sigonella.

SANZIONI AGLI OLIGARCHI RUSSI

Sebbene Trump sia riuscito ad affrancare la propria supremazia nei confronti del Congresso, si trova in difficoltà per una serie di questioni: non ci riferiamo a quella più citata in questo momento dai media, il supposto pagamento di 130 mila dollari per mettere a tacere la relazione con una pornostar, ma il possibile impeachment per il Russiagate, legato ad aiuti da parte di Mosca nel corso della campagna elettorale.

Trump ha la necessità di mantenere alto il consenso in vista delle elezioni di mid term in autunno e forse anche il timore che i vantaggi della riforma fiscale non siano sufficienti.

Ed è così che si è risolto nel sanzionare sette oligarchi russi, oltre a diversi funzionari, per “attività nocive”, fra questi i vertici di compagnie petrolifere e metallurgiche, in particolare la Rusal: maggiore produttrice non cinese di alluminio al mondo.

Le sanzioni non solo hanno determinato il congelamento dei beni degli individui e delle compagnie, ma hanno anche introdotto il medesimo trattamento ai beni in territorio statunitense dei soggetti che intrattengono rapporti commerciali con le entità sanzionate.

La reazione non si è fatta attendere con un crollo del rublo e della borsa di Mosca e numerosi effetti a cascata come, ad esempio, il bando dal London Metal Exchange dell’alluminio prodotto da Rusal; il che ha fatto schizzare di oltre il 20 percento il prezzo dell’alluminio, con qualche ripercussione anche per la Glencore di Baar, la multinazionale mineraria anglo-svizzera attiva anche nel trading in commodity.

Insomma, un domino che non ha ancora rivelato gli esatti contorni della faccenda, ma che ha il potenziale di far aumentare a cascata i prezzi delle materie prime e di innescare un’inflazione che sarebbe difficilmente controllabile.

I DAZI CINESI

Fra gli innumerevoli problemi di Trump vi è anche l’eccessivo scompenso della bilancia commerciale; stiamo parlando di 568 miliardi di dollari nel 2017 di sbilancio fra importazioni ed esportazioni, di cui 375 miliardi nei confronti della sola Cina, a cui si affiancano 64 miliardi con la Germania, 32 con l’Italia e 14 con la Svizzera.

Ed è così che, dopo i dazi su lavatrici, fotovoltaico, acciaio e alluminio, sono stati proposti dazi sui beni importati dalla Cina per 60 miliardi di dollari a cui potrebbero affiancarsi altri beni per 100 miliardi.

protezionismi

Ma come è facile intuire, anche la Cina ha la capacità di “colpire duro” e ha messo subito in campo una serie di contro-dazi sulle merci di provenienza statunitense, fra cui carni e soia.

E proprio di soia la Cina è fortemente deficitaria nella produzione ed è costretta a importarne per l’87% del consumo; importazione che giunge dai due principali paesi produttori Stati Uniti e Brasile. Gli Stati Uniti hanno perso sempre più quote di mercato rispetto al Brasile ed è probabile che le nuove tariffe tenderanno ad aggravare questa tendenza, con una perdita per il mercato statunitense quantificabile tra i 12 e i 14 miliardi di dollari.

I prezzi mondiali della soia, inoltre, potrebbero aumentare in quanto la produzione brasiliana potrebbe far fatica ad adattarsi al forte aumento della domanda cinese, anche in considerazione di una stagione con un raccolto in diminuzione. Di questo ne patirebbe anche l’Europa storicamente deficitaria rispetto al consumo.

CONCLUSIONI

Il quadro che emerge da queste osservazioni è denso di effetti congiunti e collaterali che gravano di incognite; i mercati hanno già reagito con pesanti storni che si stanno parzialmente rimarginando, ma restano esposti a una fragilità complessiva che potrebbe far invertire le tendenze delle quotazioni in ogni momento.

Ci troviamo di fronte a diversi fattori che potrebbero catalizzare l’attenzione degli investitori: rischi geopolitici, rallentamento economico e innesco dell’inflazione.

In tutti questi frangenti l’ORO costituisce sempre un porto sicuro dove proteggere parte dei nostri risparmi; per chiarezza, ci riferiamo ad oro fisico e non ad oro finanziario che, proprio perché succedaneo impiegato dal mercato, potrebbe essere soggetto alle medesime turbolenze degli altri asset.

Le soluzioni ci sono e sono a portata di mano: monete e lingotti, ma soprattutto il deposito doganale che risolve alla radice il problema della custodia. Come sempre ci si deve rivolgere a società affidabili e con una lunga storia: pro aurum può vantare tutte queste qualità e rappresenta il partner di riferimento per la tua tranquillità finanziaria.

“I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”, Sun Tzu, “L’arte della guerra”.

 

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