Mario Draghi, il Rocky Balboa dell’economia europea

A cura di Aqa Capital

Marie (rivolgendosi a Rocky): «È la tua opinione quella che conta, sei un combattente. Combatti.»

Citazione tratta da “Rocky Balboa” di Sylvester Stallone

Se in Europa negli ultimi anni c’è stato un combattente, non può non venire in mente il suo nome. Mario Draghi che, come Rocky Balboa, ha dovuto fare a pugni con le tante grandi e piccole crisi che hanno colpito il Vecchio Continente durante il suo mandato. Settimana scorsa per lui c’è stata l’ultima conferenza stampa, quale presidente della Bce, successiva al direttivo dell’Eurotower. E la sua opinione è chiara: «Se c’è una cosa di cui sono orgoglioso è aver sempre perseguito il mandato. Mai gettare la spugna».

Nel suo intervento, Mario Draghi ha sottolineato che, per l’Eurozona, i rischi principali derivano in particolare da fattori geopolitici, protezionismo e vulnerabilità dei mercati emergenti. Il numero uno della Banca Centrale Europea ha poi difeso fino all’ultimo i tassi negativi, uno dei punti cruciali della linea dell’Eurotower degli ultimi anni: «Il giudizio complessivo sui tassi negativi è positivo. I miglioramenti dell’economia hanno più che bilanciato gli effetti indesiderati negativi». Draghi, inoltre, ha ribadito l’importanza anche delle decisioni annunciate in precedenza, soprattutto la scelta di puntare sul Quantitiative Easing che partirà il 10 novembre: «Purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata». L’istituto, intanto, ha confermato i tassi di interesse ai livelli attuali: quello principale rimane a zero, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%.

Nel Vecchio Continente arriva una novità anche sul fronte Brexit. Il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha detto che l’Ue ha approvato il rinvio dell’uscita del Regno Unito (che già era stata rimandata al 31 ottobre) fino al 31 gennaio 2020, come chiesto dal parlamento britannico settimana scorsa. Una decisione presa per evitare il No Deal (l’ipotesi che più preoccupava i mercati), poiché il governo di Boris Johnson non è riuscito a far approvare in tempo utile l’accordo trovato con l’Unione Europea. Questa ulteriore posticipazione sarà “flessibile”, perché consentirà al Regno Unito di lasciare l’UE in anticipo rispetto al 31 gennaio se il parlamento ratificherà l’accordo. Nonostante sia stata disinnescata l’Hard Brexit, l’umore dei mercati è smorzato dai dati della Bce sulla massa monetaria M3 dell’Eurozona. Nel mese di settembre, il tasso di crescita annualizzato è aumentato del 5,5%, in rallentamento rispetto al +5,7% di agosto. Un risultato inferiore alle attese degli analisti che stimavano un altro +5,7%.

Passando al commercio internazionale, sembra che i due combattenti principali, Stati Uniti e Cina, siano sul punto di arrivare a un compromesso. Le rispettive delegazioni avrebbero trovato convergenze su alcune parti della cosiddetta “fase uno” dell’intesa, come annunciato dall’Ufficio del Rappresentante al commercio Robert Lighthizer. «Le due parti – si legge in una nota – hanno fatto progressi su questioni specifiche per finalizzare alcune sezioni dell’accordo».

Lighthizer e il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, hanno avuto un confronto telefonico con il vice premier cinese Liu He. L’accordo dovrebbe essere firmato dal presidente Usa Donald Trump e dal suo omologo asiatico Xi Jinping al vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), che si terrà in Cile il 15 e 16 novembre. L’inquilino della Casa Bianca, prima di partire per la South Carolina per un comizio elettorale, ha confermato questi sviluppi: «Molte cose buone stanno accadendo con la Cina». A inizio mese aveva annunciato il raggiungimento di «un sostanziale accordo», da ultimare nelle successive settimane, che dovrebbe includere alcuni tra i temi più spinosi: proprietà intellettuale, servizi finanziari e l’acquisto di 40-50 miliardi di dollari di prodotti agricoli.

Facendo un focus su Wall Street, bisogna segnalare l’attenzione degli operatori per il titolo di Tiffany, in rialzo a seguito della conferma dell’offerta da parte del colosso del lusso Lvmh. Nel mentre cresce l’attesa per le decisioni della Federal Reserve (mercoledì) e della Banca centrale nipponica (giovedì) sulle politiche monetarie di Usa e Giappone.

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