Materie prime in tensione in scia allo scontro Cina-Usa e Cina-Australia

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Indubbiamente una guerra commerciale su vasta scala non è il viatico migliore per le economie mondiali in assetto di recupero dopo l’impatto esercitato dalla pandemia, almeno così sembrano ritenere i mercati azionari che si apprestano a chiudere il mese di maggio in debolezza.

Ma il confronto Cina-USA, sebbene il più rilevante, non è l’unico nel panorama diplomatico globale. La Cina infatti si appresta a mettere dei veti alle importazioni di prodotti agricoli dall’Australia, mettendo così in allarme i produttori di materie prime del paese che hanno proprio il Dragone come cliente primario, mentre in Europa sembra che la Brexit si avvii concretamente a concludersi senza un accordo preliminare tra Europa ed UK, con una distanza di intenti tra i due paesi che appare ogni giorno più incolmabile.

Il tutto mentre i dati macro iniziano a dare seppur timidi sergnali di miglioramento, con gli ordini di beni durevoli e consumi personali in USA superiori alle attese e i dati sui nuovi sussidi alla disoccupazione americani che sembrano evidenziare l’inizio di un trend di riassorbimento, malgrado le cifre siano ancora da capogiro, con 2,12 milioni di nuovi richiedenti nella settimana che termina al 23 maggio che porta il saldo degli ultimi 2 mesi e mezzo al di sopra di quota 40 milioni il che lascia invariate le stime per il tasso di disoccupaizone di maggio, in pubblicazione settimana prossima, al 20%, il più elevato dal picco della Grande Depressione al 25,6%.

A cura di Wings  Partners Sim

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