Matrix

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A cura di Aqa Capital

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità
Sei più veloce di così. Non pensare di esserlo, convinciti di esserlo. Smettila di provare a colpirmi, colpiscimi!
Cerco di aprirti la mente, Neo, ma posso solo indicarti la soglia, sei tu quello che la deve attraversare.
Devi lasciarti tutto dietro, Neo. Paura, dubbio, scetticismo. Sgombra la tua mente.
Mai mandare un essere umano a fare il lavoro di una macchina.

Tratto dal Film: “Matrix” dei fratelli Wachowski.
Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più”.

Gli investitori non sanno più a cosa credere o voler credere. Pillola rossa o pillola azzurra. Continuare a scommettere  su un mercato in eterna crescita o temere gli eccessi, dove, come nella trilogia di Matrix, sono le società software e tech a guidare il mondo.

A riportarci alla realtà è il peso dei big five, Facebook, Amazon, Alphabet (Google), Microsoft ed Apple sul mercato. A inizio 2013, solo 5 anni fa, le “big five” valevano il 4,41% della capitalizzazione del più importante indice di Wall Street, l’S&P500. Un anno dopo il peso era arrivato al 5,99% per, poi, raggiungere il 7,71% in avvio del 2017. Poi il boom: oggi pesano il 14,6%, oltre 3.500 miliardi di dollari (i primi 10 arrivano al 18,48%).

Qualcuno teme un eccesso di concentrazione della ricchezza in poche società che rischia, in caso di terremoti sul settore, un effetto domino su tutto il mercato finanziario. A vedere i dettagli non è così. Nessuna concentrazione, ma una diversificazione all’interno di quello che è un nuovo mondo, dove il virtuale è realtà.

Parlano gli utili. Facebook genera il 98% dei ricavi dalla raccolta pubblicità. Amazon è un ibrido, non sarà sempre così, ma la sua forza ancora oggi non è l’e-commerce ma il cloud computing. Nel 2017 la società di Jeff Bezos ha generato utili operativi in Nord America per 2,8 miliardi, mentre le attività internazionali perdevano 3,07 miliardi controbilanciate da Amazon web services: qui la redditività è stata di 4,33 miliardi.
Apple vive di cellulari e servizi, e genera ogni anno cassa per 50 miliardi di dollari. Se l’iPhone dovesse di colpo non piacere più, non mancano le risorse per sviluppare altre aree profittevoli. Microsoft è focalizzata sui software, sul cloud computing, Alphabet raccolta pubblicitaria, sistemi operativi per cellulari e una marea di nuove attività, dai robot all’intelligenza artificiale.

Le chiamano big five ma in comune hanno solo la tecnologia e la montagna di profitti, non i prodotti o il modello di business. Questo rende l’investimento nei tech ben diversificato. Ma il loro fascino non è solo sui numeri o sulla crescita continua degli utili che rende i multipli oggi elevati, l’anno dopo a buon mercato. Il loro sex appeal è che possono allargare il raggio di azione con molta facilità su ambiti diversi. L’auto elettrica e il software a guida autonoma, la blockchain, gestione della logistica, il marketing e i mondi virtuali. Qui bisogna domandarsi se stiamo scegliendo la pillola rossa o quella azzurra. I big five finora vanno ghiotti della prima.

Al contrario, hanno fatto indigestione di pillole azzurre gli investitori di Bitcoin e criptovalute. Lì tutto si è mostrato virtuale e non reale. Dal picco di gennaio questo comparto ha perso 640 miliardi di dollari.

Nel Vecchio Continente piace il cocktail di pillole, con un alternarsi di realtà e finzione. Dopo 25 settimane di deflussi continui di capitale (-40 miliardi da inizio anno) è arrivata l’inversione +300 milioni negli ultimi sette giorni. L’Italia in Borsa, con i cds che prezzavano allo stesso livello del Sud Africa, oggi traina l’intera Europa, con gli esponenti populisti del governo che ora fanno a gara a indicare un target di deficit 2019 più basso possibile.

Anche nella guerra commerciale non è più chiaro ciò che è reale e virtuale, con Trump che si riappacifica con Messico, Canada ed Europa ma alza i toni con Cina e Giappone e prepara imposte su 260 miliardi di beni made in China. In questa guerra commerciale, non è più chiaro ciò che è reale e virtuale.

Nel nostro settore, che siano rosse o azzurre vale il vecchio insegnamento della mamma: “non accettare caramelle dagli estranei”. I robot advisor, non riescono a prevedere il futuro e la finanza, nel medio e lungo periodo è sempre lo specchio del reale. Bolle e fantasie vengono a galla, ma finora nessun computer è riuscito a prevederle perchè sono sempre il riflesso delle aspettative, ovvero niente di più incalcolabile. Si chiama buon senso e nessun software finora è riuscito a renderlo virtuale.

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