Mediaset sotto i riflettori, per conti e novità su ProsiebenSat.1

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In casa Mediaset sono da sempre abituati a stare sotto i riflettori, ma oggi è una giornata speciale. Il management illustrerà la prima trimestrale di un anno che si teme possa essere particolarmente duro, chiusa con un utile netto consolidato di 14,6 milioni di euro rispetto ai 36,7 milioni di euro di un anno fa, a fronte di ricavi netti di gruppo calati a 682,1 milioni (dai 718,2 milioni del primo trimestre 2019) e di un Ebit di 41,6 milioni (da 78,5 milioni) ma con un indebitamento finanziario netto al 31 marzo limato a 1.243,8 milioni di euro (dai 1.348,3 milioni di euro di inizio periodo), che escludendo le passività legate all’applicazione dell’Ifrs 16 e gli esborsi per le partecipazioni in ProsiebenSat.1 è in calo a risulta pari a 619,1 milioni da 768,8 milioni.

La reazione di Mediaset

Per ora la reazione del titolo è negativa, con prezzi che nelle primissime battute della giornata sono calati sino a 1,74 euro prima di tornare a oscillare tra 1,78 e 1,80 euro per azione (tra -0,7% e -1,7% rispetto all’ultima chiusura). Anche perché in “un contesto in cui devono essere ancora compiutamente definite e applicate a livello europeo e nazionale le misure monetarie e fiscali a sostegno” e “i principali osservatori specializzati stimano per ora un impatto recessivo su scala globale per il 2020 attorno al -3% a cui dovrebbe seguire una progressiva ripresa e normalizzazione nel 2021” (ma in Europa le previsioni per l’anno in corso sono decisamente peggiori), Mediaset ritiene non sia ancora possibile “possibile formulare previsioni attendibili circa la durata e gli impatti dell’emergenza sulla gestione e sui risultati consolidati”.

Si naviga a vista, dunque, agendo su due fronti: da un lato attivando “tutte le misure necessarie al fine di salvaguardare i risultati economici e la generazione di cassa” (ad esempio, segnala Mediaset, “sono già state approntate misure di contenimento dei costi per fronteggiare cautelativamente l’andamento del mercato pubblicitario nel secondo trimestre, per quanto la fase di lock-down sia ormai alle spalle”), dall’altro cercando di accelerare lo sviluppo internazionale e gli altri progetti strutturali di medio periodo, in particolare MediaforEurope (Mfe) “i cui tempi sono ancora condizionati dai procedimenti legali promossi da Vivendi” ma che offrirà a Mediaset vantaggi derivanti “dalle sinergie e delle nuove opportunità offerte dalle dimensioni paneuropee”.

Il Cda, che ha convocato per il 26 giugno in unica convocazione l’Assemblea degli azionisti per l’approvazione del Bilancio d’esercizio 2019, proporrà di riportare a riserva straordinaria l’utile di esercizio di Mediaset Spa (126 milioni di euro circa) e di rinnovare la delega per l’acquisto di azioni proprie. Niente dividendo dunque, ma il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi sembra destinato a restare al centro delle cronache sia perché, complice la crisi, un accordo con Vivendi potrebbe non essere così distante dopo l’estenuante braccio di ferro coi francesi, sia perché in Germania qualcosa si sta muovendo.

KKR, che dal 2006 al 2014 aveva investito con Permira 3,5 miliardi per il 100% di ProsiebenSat.1, è tornata sul luogo del delitto rilevando il 5,21% dell’emittente tedesco in cui Mediaset è primo azionista col 24,2% e l’affarista ceco, con interessi nel settore editoriale europeo, Daniel Kretinsky, è socio al 10%a attraverso la sua Czech Media Invest (Cmi). ProsiebenSat.1 ieri è schizzata all’insù del 13,3% (e la capitalizzazione è tornata sui 2,56 miliardi, contro i 2,14 miliardi di Mediaset) alla notizia del ritorno tra gli azionisti della società di private equity Usa, perché dopo l’uscita dell’ex Ceo Max Conze, ostile al progetto Mfe, per ProsiebenSat.1 lo scenario potrebbe rapidamente mutare.

L’ipotesi più accreditata (ne parlano gli analisti di Commerzbank) è che KKR e gli altri soci finanziari (BlackRock ha il 7,27%, Capital Management Co. il 9,98%) sia favorevole allo scorporo delle attività della controllata NuCom Group (NCG), cui fanno capo una serie di attività sul web come Flaconi, Stylight, Verivox o Elitepartner, rispetto alle attività televisive in chiaro, che potrebbero poi confluire più facilmente in Mfe. L’ipotesi sembra non dispiacere ai Berlusconi anche se per ora Marco Giordani, Cfo di Mediaset, non si sbottona e nel corso della conference call odierna si limita a giudicare positivamente la notizia dato che KKR “è un investitore estremamente professionale, che conosce molto bene sia il mercato tedesco sia l’azienda” e che “evidentemente” ha “giudicato positivamente la nostra decisione, presa un anno fa” di costituire una posizione rilevante nell’azionariato di ProsiebenSat.1 (di fatto una public company).

Il quadro tecnico di Mediaset

Rispetto a tutto questo, il quadro tecnico resta tuttavia molto incerto, col titolo inserito tuttora in un trend di brevissimo-breve termine moderatamente negativo e neutro-moderatamente negativo anche a medio-lungo termine. Una ulteriore conferma della negatività di medio periodo è data da quotazioni appena sotto la media mobile lenta a 14 sedute (che transita attorno a 1,83 euro per azione), mentre quella più veloce (a 1,79 euro circa) potrebbe offrire un primo sostegno ai prezzi.

Operativamente, in giornata l’obiettivo appare quello di consolidare le quotazioni attorno o poco sotto gli 1,83 euro per poi tentare l’assalto a 1,91 euro dove si trovano le prime resistenze statiche. In caso di ulteriori incertezze e alleggerimenti di posizione, Mediaset potrebbe testare la media mobile veloce e poi un primo supporto statico a 1,76 euro, per poi eventualmente accelerare al ribasso sino a 1,70-1,69 euro per azione.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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