Melki (Ubp): “Nel settore Oil&Gas meglio i big europei”

petrolio

I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 23% nell’ultimo anno, con un aumento del WTI di oltre 11 dollari in meno di due mesi, raggiungendo i 56 dollari verso la fine di febbraio. “Il rally è arrivato quando gli investitori hanno valutato l’efficacia dell’OPEC nel mantenere la promessa di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno (considerando i numeri di ottobre come benchmark)” fa notare di Pierre Melki, Equity Analyst Advisory Services di Union Bancaire Privée (Ubp).

Nonostante l’annuncio fosse stato accolto con molto scetticismo all’epoca, i numeri della produzione OPEC secondo Bloomberg hanno mostrato una diminuzione di 1,5 milioni di barili al giorno tra dicembre e gennaio, innescando il forte rally WTI e dimostrando la capacità dell’OPEC di mantenere le sue promesse. “Finora – avverte Melki – l’attuazione dei recenti tagli rispecchia quanto annunciato nel novembre 2016 e attuato nel 2017, quando il prezzo del petrolio è aumentato di oltre il 30%. È chiaro che l’OPEC e i suoi alleati stanno cercando di alleviare la pressione al ribasso sui prezzi del greggio dando una stretta all’offerta ed evitando al contempo una carenza di mercato. L’OPEC deve anche gestire gli sforzi del presidente Donald Trump per controllare i prezzi”.

“È importante notare, tuttavia – aggiunge Melki – che una parte del calo della produzione dell’OPEC non è stata pianificata, con un calo non intenzionale della produzione di 400.000 barili da parte di Iran, Libia, Nigeria e Venezuela. Guardando al Venezuela, nonostante la sua produzione relativamente bassa e nonostante la domanda mondiale di olio pesante, il paese è costretto a ridurre la produzione, in quanto gli acquirenti sono riluttanti a prendere il suo petrolio sanzionato dagli Stati Uniti”.

Se da un lato gli investitori si sono concentrati maggiormente sulla possibilità di ridurre l’offerta, dall’altro sensibilità dei prezzi del petrolio alla domanda globale rimane elevata e la minaccia di un rallentamento della domanda cinese di petrolio, unita all’incertezza che circonda la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, dovrebbe continuare ad alimentare la volatilità di questa materia prima, avverte l’analista di Ubp.

I big europei dell’oil&gas

Guardando alle compagnie petrolifere, nonostante l’ultimo trimestre dell’anno sia storicamente il peggiore per il settore energetico, i risultati del 4° trimestre 2018 sono stati molto diversi, con la maggior parte delle aziende che hanno superato le aspettative sui principali dati chiave. Le super major europee – il nostro sotto-settore preferito – hanno mostrato una forte generazione di cassa e una solida riduzione dei bilanci, mantenendo al contempo un forte slancio positivo sulla crescita dei dividendi e sui buyback di azioni. La generazione cash flow, il controllo delle spese in conto capitale e la crescita dei dividendi dovrebbero continuare ad essere i temi dominanti per le grandi società europee anche nel 2019″ concluede Melki.

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*