Mercati, Amundi: prendere dei rischi su geopolitica, crescita e ambiente

A cura di Pascal Blanqué, Group Chief Investment Officer di Amundi

All’inizio di questo nuovo decennio i mercati continuano a essere dominati dalle questioni geopolitiche; inizialmente i riflettori si sono accesi sulle tensioni in Iran, che hanno avuto breve durata, ma poi l’attenzione si è diretta verso l’accordo commerciale di Fase uno tra gli Stati Uniti e la Cina. Attualmente le aspettative di crescita stanno diventando il principale volano del mercato. Ecco perché la recente volatilità scatenata dalle notizie riguardanti la diffusione del coronavirus è più forte di quella creata dalle tensioni tra Usa e Iran visto che l’epidemia potrebbe danneggiare la Cina (e la crescita mondiale) se non verrà arginata nel giro di poco tempo (e questo al momento non è il nostro scenario principale).

Coronavirus a parte, dai dati recenti emerge una situazione “relativamente soddisfacente” perché la Germania ha evitato la recessione e la zona Euro ha toccato i minimi e sembra essere in ripresa. L’inflazione sta in parte risalendo, ma i rischi appaiono limitati e le prospettive d’inflazione rimangono nel complesso favorevoli. Le banche centrali continueranno probabilmente a mantenere una posizione attendista visto l’evolversi della situazione politica, e ciò dovrebbe contribuire a mantenere delle condizioni finanziarie accomodanti in tutte le regioni. Pertanto, in attesa che la crescita prosegua, l’attenzione a livello mondiale è rivolta verso le misure fiscali: pacchetto di stimoli in Giappone, approvazione della Finanziaria 2020 in Indonesia, Filippine e India, speranza che vengano introdotte misure di supporto in Germania, Gran Bretagna ed Europa in generale (Green Deal europeo da mille miliardi di euro).

Gli investimenti verdi e il cambiamento climatico sono temi da seguire con crescente attenzione nel 2020. Non sappiamo se sia stato l’effetto del dossier 2020 appena pubblicato dal World Economic Forum o dell’ultimissimo Wef di Davos, fatto sta che il cambiamento climatico e i rischi ambientali sono al centro dei dibattiti. L’Europa e la Cina stanno collaborando per ridurre le emissioni tramite il lancio dell’Emission Trading System (Ets) che costituirà il maggior mercato di carbonio al mondo. Il cambiamento climatico potrebbe essere un tema di rilievo anche nel dibattito elettorale Usa perché disastri mondiali come gli incendi boschivi australiani stanno mettendo pressione sui politici affinché non rimangano con le mani in mano. Nel complesso, gli obiettivi ambientali potrebbero essere il catalizzatore della spinta fiscale, ma potrebbero diventare anche la nuova frontiera delle guerre commerciali perché il Green Deal europeo sta valutando la possibilità di introdurre nell’Ue una carbon border tax.

Da una prospettiva top down, l’interazione tra geopolitica, crescita e tematiche ambientali sarà l’elemento principale che influenzerà la propensione e l’avversione al rischio. Da un punto di vista bottom-up, la dinamica del mercato del credito dovrebbe rappresentare il principale elemento propulsore del ciclo finanziario. Lo scenario dei bassi tassi di interesse continua a deporre a favore di questa classe di attivi nonostante le valutazioni elevate, sebbene non estreme. Pertanto crediamo che gli investitori dovrebbero sovrappesare il credito. Potrebbero tuttavia emergere ancora situazioni problematiche in alcuni Paesi, soprattutto se riaffioreranno i timori riguardo a un rallentamento. Crediamo che quest’anno la flessibilità e la selettività nella gestione di questa classe di attivi saranno determinanti per generare dei rendimenti.

Alcune convinzioni chiave sugli investimenti

Non è il momento di essere troppo difensivi. Alcuni problemi a breve termine correlati al coronavirus in Cina o ai negoziati commerciali tra Europa e Stati Uniti potrebbero schiudere delle opportunità per acquistare attivi rischiosi. Se la situazione in Cina si stabilizzerà, la dinamica della crescita potrebbe migliorare in un contesto caratterizzato da bassi rendimenti. Al di là dell’ottica di breve termine, in cui le azioni Usa potrebbero dar prova di miglior tenuta, l’Europa è il mercato dove scommettere sui temi Value ciclici. Vorremmo aumentare l’esposizione alle azioni dei mercati Emergenti, con le aspettative sugli utili che potrebbero decollare non appena verranno meno le problematiche legate al virus.

Nel settore delle obbligazioni c’è una minore focalizzazione sulla duration e una maggiore focalizzazione sulla selezione del credito. L’Europa, le obbligazioni dei mercati Emergenti e i titoli cartolarizzati USA sono il modo per sfruttare la persistente fase di propensione al rischio.

La selezione è cruciale. Visto il restringimento degli spread, i mercati azionari globalmente più costosi e l’esposizione complessiva e generalizzata al “fattore crescita”, la selezione è cruciale per fare in modo che gli investitori non rimangano impigliati in titoli di minor valore che potrebbero penalizzare i rendimenti in caso di un aumento della volatilità. La selezione dovrebbe basarsi sui fondamentali e sui criteri Esg, tenendo conto di tutti i fattori di rischio che potrebbero incidere sulle future valutazioni delle imprese, di cui il cambiamento climatico rimane il più discusso.

– Infine, l’area dei fattori Esg, così come il settore finanziario, sarà soggetta a nuove regolamentazioni. Visto che gli azionisti stanno diventando sempre più esigenti riguardo a tutti gli aspetti relativi agli Esg, ci aspettiamo un impatto crescente di questi fattori sulle performance del mercato.

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