Mercati azionari deboli, riprende la corsa all’oro

A cura di Wings Partners Sim

In apertura di una settimana che segna l’importante avvicendamento del semesìstre, i mercati azionari continuano a manifestare debolezza proseguendo la stringa negativa con cui si è chiusa la tornata di venerdì e che ha visto i listini americani toccare i minimi da oltre due settimane. Le notizie sul fronte pandemico continuano a essere poco confortanti, con le statistiche che toccano nuovi livelli psicologici (10 milioni di contagiati e oltre 500mila vittime accertate) e segnali contrastanti dai vari paesi colpiti, con Texas, Arizona e Florida che hanno ripristinato parzialmente le misure di lockdown (così come in Portogallo, dove si accerta un nuovo picco nella diffusione del virus), ed altri paesi invece che proseguono nelle riaperture programmate, anche se non senza qualche esitazione (come in Germania o nel Regno Unito, dove la cittadina di Leicester pare sia avviata ad una procedura di quarantena localizzata).

I dati macro rimangono confortanti, con una crescita record nelle spese in consumi a maggio in Usa (+8,2%) sebbene il dato aggregato rimanga ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici, e i profitti industriali in Cina che recuperano un corposo 6% nel mese passato a segnalare come il gigante asiatico stia proseguendo nella via del recupero dopo le misure di lockdown.

L’attuale fase di seppur moderata avversione al rischio si riverbera nelle performance dell’oro che si avvia a chiudere il suo miglior trimestre dal 2016 capitalizzando un progresso nel primo semestre del 17% con le quotazioni ormai a ridosso di quota 1.800 dollari.

Decisamente più composto il comportamento del petrolio che dopo la spettacolare risalita dal baratro sembra aver raggiunto una fase di consolidamento laterale andando a chiudere la seconda settimana su tre in ribasso con una flessione su base settimanale del 3,2%; il riassorbimento del contango (la curva a 6 mesi mostra un contango di soli 75 cts) ha inoltre contribuito allo smantellamento di tutti quei deal tesi a lucrare sui premi a termine attraverso lo stoccaggio di greggio nei supertanker, che dop aver raggiunto la vetta dei 250.000 dollari nei noli giornalieri sono ora riposizionati in area 22.000 dollari al giorno.

I metalli non ferrosi pur chiudendo una settimana complessivamente in leggera flessione sembrano per ora mantenere compostezza sostenuti dal rame che, complici le notizie in arrivo dal Cile (con la chiusura preventiva della raffineria Chuquicamata, il primo intervento di questo genere nel paese primo produttore al mondo, che con una produzione di 321.000 tonnellate all’anno di rame raffinato è la più grande al mondo) rimane sempre in vista di quota 6.000 dollari a tonnellata.

Tuttavia anche la situazione del rame potrebbe essere prossima a una inversione di tendenza dai livelli oltremodo elevati di quotazioni (ritenuti dai più eccessivi) con una significativa riduzione delle posizioni nette rialziste misurate al Comex soprattutto in forza di una riduzione degli acquisti speculativi che avevano la scorsa settimana toccato i livelli più elevati dal gennaio 2020 con il concreto pericolo ora di vedere una nuova ondata di ribassi materializzarsi sul metallo rosso.

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