Mercati azionari, è giunta l’ora della prudenza

A cura di Benjamin Melman, Global CIO di Edmond de Rothschild Asset Management

Lo scorso 2 agosto avevamo già ridotto l’esposizione alle azioni europee a causa della decisione della Fed di attuare una politica più neutrale e meno attiva, così come della crescita del rischio politico legato a una Brexit senza accordo e alla possibilità di nuove elezioni in Italia.

Allora, perché vendere nuovamente azioni in portafoglio? L’inversione della curva dei tassi statunitensi è preoccupante, soprattutto se si osserva il segmento a breve termine, visto che avremmo dovuto assistere a una normalizzazione a seguito della riunione del FOMC (Federal Open Market Committee) che invece non si è verificata. Non è normale che i mercati anticipino un’ulteriore diminuzione dei tassi di 100 punti base nonostante le dichiarazioni sostanzialmente a favore dello status quo della Fed. Nel contesto attuale l’inversione della curva dei tassi è generalmente un affidabile indicatore avanzato che anticipa l’inversione della tendenza economica.

I più recenti dati macroeconomici sottolineano il peggioramento delle prospettive di crescita in Cina e Germania. Avendo già il governo cinese abbassato al 6% la sua previsione di crescita, il rallentamento era ampiamente previsto. Considerando i ripetuti gap dei precedenti piani di rilancio, questa situazione dimostra se non altro che ormai il governo cinese accompagna il rallentamento della
crescita senza cercare di stimolarla con misure espansionistiche ma piuttosto tenendo altre cartucce in serbo in caso in caso di shock della crescita più pronunciati.

Ridurre l’esposizione alle azioni

La questione di un piano di rilancio si porrà anche in Germania dove si è registrata una contrazione del Pil nel secondo trimestre, visto che il governo tedesco dispone di ampi margini di manovra. Ma anche in questo caso, per ragioni principalmente politiche, non c’è da aspettarsi molto di più che semplici misure di accompagnamento per limitare il rallentamento economico. I mercati azionari globalmente quest’anno hanno messo a segno performance insperate, visti i profitti in leggero calo e una congiuntura economica sempre più fragile, mentre il rischio politico è così elevato da intaccare la fiducia delle imprese ovunque nel mondo. Le ragioni di questa ottima performance sono a nostro avviso imputabili interamente all’inversione di tendenza molto netta operata dalle banche centrali tra il quarto trimestre del 2018 e l’ultima riunione del FOMC del 31 luglio 2019. Sul fronte delle banche centrali ricordiamo che la Fed cerca adesso di essere meno attiva e più reattiva, mantenendo un orientamento sostanzialmente neutrale. Inoltre gli effetti sui mercati delle politiche monetarie spesso sono molto incisivi nelle prime fasi, per poi attenuarsi in seguito.

Riteniamo che le spinte al rialzo dei mercati provocate dalle banche centrali stiano ormai per esaurirsi in concomitanza con il progressivo peggioramento della congiuntura economica. E’ giunta l’era del profit taking e di manifestare grande prudenza.

Abbiamo perciò deciso di diminuire ulteriormente l’esposizione alle azioni, vendendo titoli americani dopo il calo del 13 agosto scorso.

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