Mercati, è il momento di ricercare rendimenti a lungo termine

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm

Il concetto di frontiera è ambivalente per sua natura ed è strettamente legato alla nostra percezione dell’ignoto e dell’incerto. La frontiera rappresenta il limite del mondo conosciuto e al di là di essa si proiettano minacce e opportunità. Sono poche, tuttavia, le nazioni che ritrovano nella frontiera il proprio mito fondativo e gli Stati Uniti sono sicuramente tra queste. Per gli americani la frontiera è allo stesso tempo un luogo geografico, un periodo storico e un’attitudine economica e culturale.

Quando si parla di “frontiera” negli Stati Uniti si intende il processo di colonizzazione della parte occidentale del Paese che, appunto, ebbe come teatro il territorio cristallizzato nell’immaginario culturale come il “Selvaggio West”. In tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, in cui molti investitori si sentono come i pionieri di un territorio pieno di insidie e opportunità, la frontiera americana (sulla terra, nel mare e nello spazio) reclama l’attenzione del mondo e diventa ancora una volta il crocevia fondamentale per le sorti dell’economia mondiale, nel bene e nel male. La frontiera della potenza egemone, dopotutto, è in un certo senso il luogo dove si giocano le sorti dell’umanità.

Ed è proprio nelle terre annesse agli Stati Uniti nella seconda metà del XIX secolo dove tutti gli investitori mondiali guardano con preoccupazione il diffondersi del Covid, è lì dove affiorano le fratture razziali che scuotono il mondo e si progettano razzi per andare su Marte. È lì che i barili di petrolio sono restati bloccati nei magazzini polverosi ad aprile, ma è anche lì che hanno sede le più innovative aziende del nostro tempo, che si stanno dimostrando dei totem incrollabili, dando respiro alle borse mondiali. E, ancora, è dalle coste della California che salpano le navi che proteggono la vera frontiera dell’impero, che non si trova a Tijuana ma a Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale.

In questo contesto i mercati hanno offerto una prova di grande resilienza facendo registrare il trimestre migliore dal 1987 e recuperando le perdite di marzo. Sullo sfondo si staglia la recessione, ma andando a leggere tra le pieghe della complessità possiamo trovare numerosi spunti positivi, che ci permettono di vivere il viaggio verso il nuovo mondo, almeno per quanto riguarda gli investimenti, con un cauto ottimismo.

Vincitori e vinti

La violenza della correzione dei mercati azionari nel primo trimestre è stata pareggiata dalla velocità del recupero dei listini che abbiamo visto a giugno. Nel secondo trimestre l’azionario americano ha fatto registrare una crescita del 17,6% per gli investitori in euro e l’Eurostoxx ha fatto leggermente meglio con un +17,9%. Anche i mercati emergenti hanno provato il rimbalzo con una crescita del 15.3%.

Queste performance, da sole, non riescono a raccontare la storia completa di quello che sta accadendo sui mercati. Da un punto di vista strettamente economico, in uno scenario che rimane recessivo, la pandemia sembra aver accelerato alcuni trend in corso da tempo, orientando gli investitori verso titoli e settori ad alto potenziale di crescita.

Se andiamo a valutare la performance dall’inizio dell’anno dei vari settori dell’economia americana scopriamo che la parte del leone è stata giocata dai settori tecnologici (con una performance addirittura positiva dall’inizio dell’anno) e dai farmaceutici, mentre a pagare di più sono stati i titoli energetici (-36%), i finanziari (-25%) e il real estate (-20%).

Se non è anomalo che in una fase recessiva aumenti la dispersione tra i titoli (e i settori) che hanno performato meglio e quelli che hanno performato peggio, il solco che si è creato tra i vari comparti dell’economia ha qualcosa di inedito ed è legato non solo al fatto che questa recessione sia stata in qualche modo indotta per far fronte a un’emergenza sanitaria, ma soprattutto al fatto che essa si sia verificata in un momento cruciale di transizione economica. Per questo motivo si tratta di una tendenza probabilmente strutturale.

La performance straordinaria di certe aziende come i giganti tech – aziende figlie della mentalità della frontiera Usa – e il comparto dei servizi digitali ci ricorda che oggi gli investitori, nel dare un prezzo ai mercati finanziari, sono particolarmente orientati verso un futuro legato alle prospettive di crescita dei settori più dinamici dell’economia. In questa luce si può anche spiegare la differenza di performance tra i titoli growth (le aziende con ampie prospettive di crescita) e i titoli value (caratterizzati da valutazioni vantaggiose nel contesto attuale). I primi, che comprendono molte delle aziende che si sono avvantaggiate della quarantena, sono stati premiati dagli investitori con performance straordinarie dall’inizio dell’anno, mentre i secondi hanno pagato tantissimo. Anche qui stupisce il livello di dispersione che resta anomalo.

Questo tipo di dinamica ha una conseguenza chiave per gli investitori: la composizione dei listini azionari non necessariamente riflette quella dell’economia reale. Per quanto riguarda il contesto di questa crisi, chi ha scelto un approccio di diversificazione globale ha puntato su un paniere di titoli che si è mostrato più resiliente rispetto all’economia in generale.

Basti pensare che, grazie alla loro performance straordinaria, le cinque più grandi aziende tech (Facebook, Amazon, Alphabet, Apple e Microsoft) sono arrivate a pesare circa il 20% dell’indice S&P 500. Questa evenienza, anche se apre la porta a tutta una serie di squilibri che è necessario tenere in considerazione, ci ricorda quanto la relazione tra performance economica e performance dei mercati sia oggi estremamente complessa.

Sembra quasi che gli investitori considerino ormai questi colossi tech come dei porti sicuri, dei titoli il cui andamento è quasi slegato dall’andamento generale dell’economia, in virtù di una capacità operativa superiore che gli permette di generare crescita continua e che permetterà a questi titoli, insieme ad altri collocati principalmente nel settore IT, di prosperare. In questo senso, anche una contrazione economica come quella in corso, non necessariamente si traduce in una contrazione di pari portata sui mercati finanziari, dove una larga porzione della capitalizzazione è legata alle aziende che hanno utilizzato il contesto economico per rafforzare la propria posizione di forza.

L’economia reale

Tornando all’economia reale, i dati macroeconomici che giungono da tutto il mondo restano negativi ma anche qui esistono delle ragioni che ci spingono a guardare ai prossimi mesi con fiducia. Ricordiamo che i mercati sono ancora orientati verso uno scenario che prevede un graduale miglioramento dei dati economici da qui a fine anno. Al netto dei dati shock sulla contrazione del Pil globale, abbiamo più di una ragione per credere che questo sia ancora lo scenario più probabile. Innanzitutto, è importante notare che le misure di politica economica, in termini di acquisto di bond, taglio dei tassi di interesse e programmi per ridurre la disoccupazione, sono state tempestive ed efficaci nelle economie più avanzate. La portata delle misure ha offerto un sostegno importante alla liquidità dei mercati, aiutando a lasciarsi alle spalle il momento più buio della crisi. I tassi di interesse bassi sono serviti a movimentare velocemente capitale verso i listini.

Con una politica economica molto accomodante, i banchieri centrali hanno di fatto invitato gli investitori a prendere più rischio. Inoltre, quando i tassi si abbassano, esistono vari effetti di tipo economico e tecnico che rendono maggiormente sostenibili valutazioni di mercato elevate come quelle che troviamo in questo momento. Nonostante i dati economici negativi, la maggior parte degli indicatori macro e di fiducia usciti a giugno hanno in un certo senso battuto le aspettative, dipingendo uno scenario tutto sommato migliore del previsto. Infine, l’aspetto sanitario, per quanto sicuramente il più incerto, ci proietta in uno scenario nel quale perlomeno abbiamo la sicurezza di mezzi e risposte migliori all’incedere della pandemia.

Tutti questi segnali ci offrono degli appigli, se non per scongiurare il rischio di nuove correzioni, almeno per razionalizzare l’andamento record del trimestre. Ma che indicazioni ci lasciano per i prossimi mesi? Il mondo oltre la frontiera resta incerto, ma possiamo essere ragionevolmente sicuri che il supporto politico resterà forte. Le banche centrali continueranno a fornire liquidità e il posizionamento dei tassi continuerà a invitare gli investitori a spostarsi con cautela più in avanti nella curva del rischio alla ricerca di rendimenti.

Lo scenario macro rimane in chiaroscuro e per verificare se i segnali incoraggianti di ripresa avranno seguito nei prossimi mesi sarà cruciale monitorare gli effetti sul mercato del lavoro, i cui nodi verranno al pettine in autunno. Anche da un punto di vista sanitario, seppur conosciamo certamente meglio il virus, non possiamo dimenticare che la pandemia è ancora fuori controllo in molte geografie.

Considerati tutti i rischi, riteniamo sia arrivato il momento di cominciare a focalizzare i portafogli verso la ricerca del rendimento di lungo termine, aumentando gradualmente il rischio dei portafogli. L’incertezza resta elevata e non escludiamo nuove fasi di volatilità, ma riteniamo che i tempi siano maturi per cominciare a focalizzarci gradualmente verso l’ottimizzazione delle fonti di rendimento, ricordando che siamo entrati nella crisi con un posizionamento già cauto.

Se c’è una lezione che molti investitori hanno tratto negli ultimi mesi è che provare a prevedere l’andamento nei mercati nel breve può essere molto rischioso. Chi ha lasciato il mercato sull’onda della volatilità potrebbe aver generato un danno molto rilevante alla costruzione della propria posizione finanziaria di lungo periodo, chi invece è riuscito a restare concentrato sul raggiungimento dei propri obiettivi finanziari e fedele al piano di investimento si trova oggi a poter valutare nuove opzioni di redditività. Il viaggio alla scoperta del nuovo mondo resta pieno di insidie, ma continuiamo a marciare verso ovest con fiducia.

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