Mercati emergenti oltre il protezionismo

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A cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs WM Italy

I mercati emergenti sono tradizionalmente più esposti delle economie avanzate alle fasi di rallentamento e sono più sensibili alle politiche monetarie della Federal Reserve. Di recente queste forti correlazioni sono state diluite dalla disputa commerciale avviata da Trump con la Cina: l’introduzione di nuovi dazi è divenuta il principale driver, soprattutto per le azioni. Nell’immediato la situazione resterà invariata, ma non bisogna perdere di vista i cambiamenti strutturali che stanno avvenendo in questi mercati e che, con tutta probabilità, faranno sì che la crescita sia notevolmente più rapida rispetto all’Occidente.

Infatti, mentre l’economia globale nel 2020 rallenterà per via dell’incertezza legata allo scontro tra Cina e Stati Uniti che sta condizionando l’industria, molte economie emergenti vivranno un’accelerazione, tra di esse il Brasile, l’Arabia Saudita, il Sudafrica, la Turchia e la Russia.

Difficilmente la situazione geopolitica si rasserenerà. Se un accordo limitato tra Stati Uniti e Cina è possibile, sullo sfondo del protezionismo ci sono problemi ben più ampi come la rivalità tecnologica, la sfera d’influenza e la possibilità che nel giro di qualche anno la Cina superi gli Stati Uniti come prima economia mondiale, magari insidiando il ruolo del dollaro quale valuta internazionale. Infatti, anche se il renminbi è ancora in una fase iniziale di internazionalizzazione, ha il potenziale di proporsi come una possibile alternativa al biglietto verde.

D’altra parte, le politiche monetarie resteranno accomodanti e tradizionalmente si tratta di un elemento di particolare importanza per le economie emergenti. Parallelamente alla Federal Reserve e alla Bce, le banche centrali di molti Paesi emergenti hanno tagliato i tassi d’interesse e immesso liquidità sui mercati nell’ultimo anno.

Trasformazione sociale ed economica

L’aspetto più importante da tenere in considerazione è però la trasformazione socioeconomica che gli emergenti stanno vivendo. La crescita della popolazione, l’allargamento della fascia media e la creazione di infrastrutture, unitamente al rapido recupero tecnologico asiatico, sono elementi destinati a rafforzare la domanda interna e a far evolvere questi Paesi in economie più consolidate e autosufficienti. Sono peraltro gli stessi fattori che decenni fa determinarono il nostro miracolo economico.

Di recente abbiamo aumentato l’esposizione all’azionario emergente riportandolo a una posizione neutrale, in considerazione del più rapido tasso di crescita e delle valutazioni ragionevoli. Nel complesso ci aspettiamo che le società quotate facenti parte dell’indice Msci Emerging Markets vedano una crescita degli utili media dell’8-10% nel prossimo anno. Preferiamo l’Asia in considerazione delle dinamiche demografiche, del rapido sviluppo tecnologico e delle politiche infrastrutturali messe in campo da molti Paesi. Vediamo con favore anche le società tecnologiche cinesi, che potrebbero beneficiare dall’indotto del 5G.

Anche nel comparto obbligazionario siamo positivi sugli emergenti e abbiamo un importante sovrappeso sui titoli di Stato in valuta forte. Si tratta di una categoria ben diversificata e che offre rendimenti interessanti. A livello valutario, preferiamo il rublo e alcune valute asiatiche, come la rupia indiana e la rupia indonesiana.

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