Mercati finanziari, la calma prima della tempesta?

Durante le ultime due settimane, le vere novità sono state poche. Trump e Xi hanno celebrato la loro tregua, modeste concessioni da parte del Governo Italiano in termini di finanza pubblica hanno indotto Bruxelles a evitare una procedura di infrazione, e i dati Usa hanno dato segnali di moderata ripresa (quantificabili in 25 punti di rimbalzo del Citi US surprise index, che resta però a -44).

“I mercati hanno accolto queste e le altre news con moderata soddisfazione: Wall Street ha segnato nuovi massimi, con l’S&P 500 infine oltre quota 3.000 (anche se oggi la tenuta del livello potrebbe essere messa in discussione), l’azionario globale rimasto ben sostenuto, e i tassi di interesse a mostrare un tenue rimbalzo, che sta già parzialmente svanendo in Eurozone: negli Usa, la relativa forza dei dati macro, oltre a ridare fiato al dollaro, ha impedito per ora un significativo rimbalzo al Treasury“, fa notare Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, che di seguito dettaglia la propria view.

Tra le sorprese positive, significativa quella delle retail sales di Giugno in Usa. Infatti, tra dato Control Group e revisioni al già robusto report di maggio, il trend dei consumi si irrobustisce parecchio (il tasso di crescita del secondo trimestre, annualizzato, è del 7,4%).
Tutta un’altra musica rispetto a quanto si stimava nei primi mesi dell’anno. Vero, le survey restano su livelli e trend mediocri. Ma anche così, con la disoccupazione al 3-7%, il CPI core al 2% e Wall Street sui massimi, si fa fatica a giustificare gli oltre tre tagli dei tassi prezzati dal mercato nei prossimi 12 mesi.

L’impatto del dato sui tassi si è notato ma è stato contenuto dalle dichiarazioni dei membri Fed Kaplan ed Evans. Il primo, strutturalmente hawkish, ha dichiarato che è favorevole a “un aggiustamento”, mentre il secondo, storicamente una colomba, ha dichiarato che la politica monetaria è “un po’ troppo restrittiva” accennando al fatto che un taglio da 50 bps potrebbe starci.

In verità, dati forti o meno, un taglio al 31 luglio è abbondantemente scontato dal mercato e quindi è praticamente certo, visto che da tempo la Fed ha adottato la pratica di non sorprendere i mercati. Il punto è di quanto sarà (il mercato attribuisce il 25% di probabilità a un taglio di 50 bps e che tipo di guidance sarà data. Il che ci riporta alle considerazioni sulla congruità di un ciclo di easing in questa situazione.

“Personalmente – afferma Sersale – continuo a considerare i bonds cari su questi livelli, anche se la Fed confermasse la sua stance dovish. Tra l’altro, il positioning è diventato molto più costruttivo nelle ultime settimane, come si nota dai grafici di seguito (Survey fixed income europeo, beta dei fondi al bond index e Performance dei CTA vs rendimenti)”.

“Come accennato sopra, l’aver schivato, per il momento, la procedura di infrazione ha reso ancora più frenetici gli acquisti sulla carta italiana, anche se qui il supporto principale continua a venire dalla compressione dei rendimenti sugli altri emittenti Eurozone e le crescenti attese di una ripresa del QE”, conclude Sersale.

 

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