Mercati finanziari ormai fuori controllo?

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha nuovamente esortato gli stati membri dell’Unione Europea a raggiungere un accordo sul piano finanziario in discussione, per affrontare quella che ha definito come la più grande sfida del suo Governo. Durante un discorso rivolto ai legislatori europei tenuto a Bruxelles, la Merkel ha infatti sottoli-neato che le nazioni dell’Eurozona non dovranno soltanto superare il crollo economico, ma istituire una struttura governativa unita e attrezzata ad affrontare le sfide future, come il cambiamento climatico e la digitalizzazione dell’economia.

“I commenti della cancelliera tedesca alzano così la pressione su tutti gli Stati membri, e in particolare su Paesi Bassi e Svezia che si sono opposti alla proposta di un fondo di recupero da 750 miliardi di euro finanziato da prestiti congiunti – fanno notare da Wings Partners Sim – ma i governi scettici hanno di nuovo messo in dubbio il piano di stimolo senza precedenti, definendolo troppo costoso e vantaggioso in particolar modo per quei sistemi economici che combattevano contro una crisi finanziaria anche già da prima dello scoppio della pandemia in Europa”.

Nel frattempo, negli Stati Uniti i funzionari della Fed hanno sollevato nuovi dubbi sulla durata della ripresa economica nel paese. Nuovi sondaggi hanno infatti evidenziato il continuo aumento dei rischi provocati dal coronavirus sulle aziende americane. La maggior parte dei responsabili dell’istituto centrale ha rivelato che le aziende stanno esaurendo gli ordini pregressi, senza però rinnovarli, e che le famiglie dovranno ben presto affrontare la fine dei sussidi di disoccupazione e degli altri aiuti. Le indennità di disoccupazione varate durante la pandemia per sostenere i cittadini statunitensi durante una delle più importanti crisi del mercato del lavoro, dovrebbero infatti scadere questo mese.

L’unico a non essere in accordo è il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, che ha dichiarato che, nonostante le mascherine diventeranno la “normalità” per domare la pandemia, molti posti di lavoro persi durante la fase di quarantena verranno recuperati entro la fine dell’anno.

In questo quadro poi, nè le persistenti tensioni geopolitiche tra Cina e USA, ormai sfociate in una dichiarata guerra fredda tra le due prime economie al mondo, nè i richiami alla cautela provenienti da più fonti ufficiali (in particolar modo dalla FED in queste ultime tornate) sembrano riuscire ad abbassare la temperatura dei mercati azionari, che proseguono la loro parabola rialzista trainati dalle eccezionali performance del listino cinese, che al suo ottavo giorno consecutivo al rialzo capitalizza già in questa prima metà di settimana progressi nell’ordine del 9%. Di pari passo i titoli americani, specie se guardiamo al Nasdaq che inanella un ennesimo record storico grazie essenzialmente ai progressi messi a segno dai pezzi da 90 quali Amazon ed Apple.

Nell’ambito delle materie prime, andamento eterogeneo con l’oro che sembra capitalizzare gli unici segnali di cautela da parte degli operatori di fronte ad una situazione incerta, posizionandosi con autorità sopra quota 1.800 dollari per oncia, e il petrolio di contro che prosegue nella sua recente fase laterale, certo non aiutato dal nuovo record storico nelle giacenze USA sancito dal report della Eia e da un consumo di benzine che rimane nettamente al di sotto della media stagionale legata alla driving season. I metalli non ferrosi fanno in queste ore da contorno all’unico contratto sulla bocca di tutti, ovvero quel rame che si appresta a chiudere la sue ottava settimana consecutiva al rialzo toccando i massimi da sei mesi all’Lme.

“I flussi speculativi sul rame – avvetono da Wings Parnetners Sim – si fanno forza della evidente ripresa delle domanda cinese associata alla crescita dei casi di contagio in Cile e Perù che potrebbero avere ripercussioni più che significative sulle produzione mineraria dei prossimi mesi; ma le opinioni che incitano alla cautela sono diffuse e praticamente unanimi nel prevedere un prossimo ed imminente storno delle quotazioni una volta esaurito l’effetto Covid sull’offerta e realizzato quanto invece la domanda sia depressa in questa fase storica”.

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