Mercati finanziari sempre più dissociati dall’economia reale

La prima parte del 2020 si è conclusa e, guardando a posteriori gli accadimenti, verrà certamente archiviata come una sequenza di eventi con ricadute di natura a dir poco straordinaria sui mercati finanziari. In sei mesi abbiamo vissuto infatti una delle peggiori crisi con gli indici azionari principali arrivati a perdere oltre il 30%, con il petrolio che ha lasciato sul terreno l’80% del proprio valore e con le obbligazioni in difficoltà travolte da oscillazioni raddoppiate rispetto alla norma. Il tutto in pochissimi giorni ai quali è seguita una reazione altrettanto immediata, anche da parte delle autorità finanziarie, che ha tempestivamente cancellato, almeno in buona parte, il dramma finanziario in atto.  Tutto bene quel che finisce bene! Tuttavia la partita sembra ancora tutta da giocare e ne è la riprova la recente dinamica azionaria caratterizzata da una significativa alternanza di risultati contornata da un riaccendersi della volatilità. Ecco di seguito la view di Alessandro Allegri, ad  di Ambrosetti Asset Management SIM.

I recuperi degli ultimi mesi sono stati indubbiamente significativi ed hanno riportato le performance da inizio anno su soglie più sostenibili. Gli Stati Uniti viaggiano ora attorno al -4% su base annua con gli altri mercati vicini al -10% o poco oltre. Ma gli indici globali spiegano solo parzialmente il contesto in cui ci stiamo muovendo che resta caratterizzato da una selettività a livelli straordinari. In questo scenario i numeri si dividono tra temi in forte salute (Technology +13% IT con Healthcare e Consumer Discretionary capaci di azzerare le perdite) contrapposti ad aziende di settori che non riescono ad allontanarsi dal baratro (Energy -37%, Finance -24%, Industrial -14% da inizio anno).

Il tutto viene arricchito da un forte divario a favore del business Growth verso Value con gli elementi intangibili delle singole aziende, difficilmente stimabili con approcci di valutazione tradizionali, sufficienti a giustificare ciò che viene comprato e ciò che il mercato ora non apprezza.

Anche sul lato obbligazioni il clima è migliorato. Se da un lato i governativi restano stabili dall’altro sembra rientrata l’emergenza credito. Garantita la liquidità infatti, sia Corporate che High Yield si sono riallineati ed ora le valutazioni si spostano se mai sul potenziale rischio solvibilità, sebbene i livelli di default ad oggi risultino in controllo.

Le materie prime seguono il trend di rientro dopo la crisi, il petrolio recupera molto, raddoppiando le quotazioni in pochi mesi e dimezzando le perdite di inizio anno mentre l’oro dopo l’assestamento si sta proponendo come una interessante alternativa di investimento. C

hiudono il quadro le valute con un dollaro più debole ma ad oggi in generale con oscillazioni assolutamente nella norma.

L’attività economica si sta riprendendo con l’allentamento delle restrizioni di blocco in area Euro e nel nord degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la dinamica del virus è peggiorata in gran parte del mondo e nei paesi in cui non si riesce a controllare la pandemia, la pressione negativa sui consumi e sugli investimenti rimane elevata come evidente in diverse economie emergenti. I mercati finanziari tuttavia continuano a mantenere la loro dinamica dissociata dall’economia reale.

Allo stato attuale, il parziale miglioramento dei dati economici e soprattutto il forte impegno politico ad intervenire quando richiesto si stanno dimostrando più potenti delle crescenti preoccupazioni sulla pandemia.

Le attività rischiose continuano la loro costante ripresa dopo la depressione di marzo, mentre i titoli di stato “safe” mostrano pochi segnali di direzione. Nei mercati del reddito fisso, dopo aver scontato le decisioni di sostegno da parte della Fed e della BCE, i movimenti sono infatti tornati ad essere modesti.

L’orientamento futuro della Fed sui tassi di interesse e sull’acquisto di attività potrebbe mantenere i mercati dei tassi statunitensi relativamente stabili anche nei mesi estivi. Lo stesso vale per tutti i mercati sviluppati che in un’ottica più di lungo termine tornano a dover convivere con livelli di inflazione minimali e probabilmente duraturi nella loro condizione. Viene da sé che la ricerca di rendimento rimanga uno dei temi più potenti sui mercati obbligazionari, grazie al forte “impegno” delle banche centrali a mantenere bassi i tassi a livello globale.

Gli investitori dovranno dunque affrontare nei prossimi mesi un ambiente difficile e sul piatto della bilancia oggi dobbiamo andare a mettere vari elementi, sia potenzialmente costruttivi nel breve termine che preoccupanti nel medio periodo con risvolti attesi diametralmente opposti.

Certamente le rassicurazioni delle Banche Centrali attraverso uno stimolo monetario costante unito alle manovre di sblocco post Corona Virus ed alle attese di grandi e rinnovati pacchetti fiscali rappresentano un indiscutibile elemento positivo. I mercati continuano a riporre grande fiducia in questo trittico, tuttavia, molta più liquidità e molto più debito concesso al sistema sono solo una soluzione ottima, ma temporanea, che rischia di far diventare insostenibile l’attuale dicotomia fra mercati finanziari ed economia reale.

Se il debito è cresciuto ed il suo costo resterà presumibilmente basso a lungo, ora per la sostenibilità del meccanismo dovrà per forza crescere il reddito che deve sostenere e ripagare questo debito. È qui che ci sono le incognite maggiori circa la capacità e volontà politica di riuscire ad andare nella direzione giusta oltre alla difficile stima dei tempi necessari per il trasferimento di quelle che oggi sono delle aspettative, scontate dalle borse, in effettivi sostegni alla domanda nel ciclo economico reale.

I mercati restano in bilico nelle loro valutazioni di lungo periodo facendo i conti con la possibilità di dover affrontare un ciclo nuovo, di de-globalizzazione, alimentato da guerra commerciale e Coronavirus, con la paura che l’ondata di debito pubblico e societario aumenti le probabilità di una crisi creditizia soprattutto per i paesi più vulnerabili come nel caso di alcuni stati dell’Eurozona o dell’area Emergenti.

Nell’immediato rimane interessante la modalità risk-on e l’appeal degli azionari soprattutto relazionato ad investimenti obbligazionari incapaci di generare rendimenti interessanti salvo la presa di rischio adeguatamente elevata.

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