Mercati fra euforia e prudenza, dove orientare gli investimenti

“Il mese scorso ci sono stati dei cambiamenti su due fronti importanti: una graduale riapertura delle economie e un forte supporto fiscale negli Stati Uniti e importanti azioni politiche in Europa, dove crediamo che il recovery fund dell’Ue e gli interventi fiscali nazionali potranno rappresentare una svolta a breve termine. Tuttavia non giungono segnali di miglioramento su un terzo fronte, quello della sostenibilità degli utili societari. Di conseguenza, manteniamo il nostro orientamento difensivo, bilanciato e diversificato riguardo al rischio e crediamo che gli investitori potranno sfruttare alcune delle opportunità derivanti dalla rotazione tattica verso i settori value e ciclici, i temi green e l’area dei consumi Usa che rimangono supportati dai piani fiscali. In questa fase è indispensabile disporre di riserve di liquidità“. Questa l’analisi di Matteo Germano, Head of Multi-Asset e Cio Italy di Amundi.

Per quanto riguarda le azioni dei mercati sviluppati, continua, “rimaniamo conservativi e prudenti sui dati pubblicati, ma intravediamo delle opportunità tattiche in Europa (una riduzione del premio al rischio politico) nei titoli value, nelle utility riguardanti le energie rinnovabili e nei titoli industriali esposti alle iniziative green. Negli Usa, i titoli value, i titoli bancari, i titoli delle carte di credito, i titoli industriali (esposizione alla ripresa) e i titoli del settore dei beni voluttuari, comprese le auto, appaiono interessanti. Tuttavia, negli Usa i titoli growth nei settori del software e di internet, i beni di prima necessità e quelli delle utility sono eccessivamente valutati. La nostra opinione sui mercati emergenti rimane neutrale, con una preferenza regionale per la Cina, la Corea del Sud e Taiwan per via della loro esposizione settoriali, dei forti stimoli e del miglior contenimento del contagio. Le valutazioni in alcuni Paesi Asean (Thailandia, Indonesia e Filippine) sono interessanti, ma rimaniamo prudenti riguardo ad alcuni Paesi per via dei timori legati al virus”.

Nel complesso, è importante disporre di una copertura nei confronti dell’esposizione globale alle azioni. Per quanto riguarda la duration, spiega l’esperto, “manteniamo la nostra opinione pressoché neutrale sugli Usa per via dell’attuale contesto di controllo della curva e della posizione della Fed che non intende alzare i tassi di riferimento fino al 2022. La Fed impedirà ai rendimenti a lungo termine di salire troppo così da evitare un inasprimento delle condizioni finanziarie. Stiamo monitorando il segmento 5- 30 anni della curva Usa che ci appare piuttosto ripida alla luce del quadro economico fondamentale e della politica della Fed, ma che a breve termine è ancora guidata dal sentiment e, in parte, dai fattori tecnici. Gli acquisti della Fed (soprattutto nei segmenti a breve-medio termine), la domanda di beni rifugio e la caccia mondiale al rendimento, anche se su scala minore, ci consentono di mantenere una preferenza per i Treasury quinquennali Usa rispetto ai bund quinquennali tedeschi. Inoltre, i rendimenti dei Treasury Usa hanno ancora margini per scendere nel caso in cui la Fed dovesse segnalare un’apertura ai tassi negativi. Siamo positivi sulle obbligazioni Usa indicizzate all’inflazione (a medio termine) per via delle valutazioni depresse e delle forze reflazionistiche a lungo termine”.

Il debito dei Paesi periferici della zona euro dovrebbe essere supportato dalle azioni della Bce (recente espansione del Pepp) e dal recovery fund dell’Ue. “Quest’ultimo dovrebbe ridurre il premio al rischio sui Paesi periferici e tutti e due i programmi stanno mettendo un tetto ai rendimenti italiani. Di conseguenza, preferiamo ora una posizione netta sui Btp italiani rispetto a una posizione relativa sui Btp trentennali italiani o sui bund trentennali tedeschi. I primi presentano anche una minore correlazione con le azioni. Visto il persistente supporto delle banche centrali, manteniamo la nostra opinione favorevole sul credito e preferiamo le obbligazioni societarie investment grade (valutazioni migliori) rispetto a quelle high yield, e quelle in euro a quelle in dollari (elevato indebitamento). Gli investitori dovrebbero avere un’esposizione ben diversificata ai diversi settori (titoli ciclici, difensivi, debito finanziario senior), con una focalizzazione speciale sul debito con rating elevato (A, A+ e BBB+). Tuttavia, è importante disporre di una valutazione della liquidità e di una certa protezione rispetto alle obbligazioni high yield (rischio di default). Abbiamo una posizione neutrale sul debito dei mercati emergenti. Il divario tra investment grade e high yield si sta riducendo; gli spread delle obbligazioni high yield si stanno nettamente comprimendo ma sono ancora interessanti, mentre quelli delle obbligazioni investment grade hanno ormai raggiunto dei livelli più in linea con le medie storiche. Per quanto riguarda le valute dei mercati emergenti, siamo costruttivi su alcune valute ad alto rendimento perché stanno beneficiando del sentiment, dei flussi e della focalizzazione sul miglioramento della dinamica della crescita, ma permangono alcuni fattori di rischio (guerra petrolifera, tensioni Usa-Cina)”.

Per mitigare i rischi relativi agli utili, alle insolvenze e alla geopolitica, conclude Germano, è importante disporre di forme di copertura come l’oro, yen/dollaro (porto sicuro) e i derivati.

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