Mercati in crisi, Nuveen: le risposte alle domande degli investitori

In un mercato segnato dalla volatilità, dove i prezzi del petrolio sono ai minimi e sempre più governi e politici in tutto il mondo chiudono i confini e istituiscono quarantene in risposta all’emergenza coronavirus, gli investitori faticano a capire come affrontare quanto sta accadendo e come gestire i loro portafogli. Il Comitato per gli Investimenti Globali di Nuveen risponde ad alcune delle loro domande.

Qual è lo stato attuale della liquidità sui mercati finanziari?

Alcuni mercati registrato forti turbolenze, come quello dei titoli di credito a breve termine (motivo per cui la Federal Reserve è intervenuta per iniettare liquidità). Ma anche al di fuori dei mercati tradizionali, si registrano situazioni di forte stress. Qualsiasi strumento, dalle obbligazioni emesse da amministrazioni locali alle azioni quotate in borsa, sta registrando oscillazioni fra domanda e offerta più ampie del normale, mentre i prezzi delle azioni e i rendimenti delle obbligazioni sono precipitati e gli spread nel credito sono aumentati.
In generale potremmo dire che la liquidità sul mercato è sotto stress, tuttavia i mercati continuano a funzionare. I team di gestione del portafoglio sono in grado di acquistare e vendere tutti ciò di cui hanno bisogno.

Quali segnali potrebbero indicare il raggiungimento del punto più basso?

Un modo per rispondere alla domanda è valutare se oggi i rischi siano valutati accuratamente sui mercati. La velocità e l’entità delle vendite a cui abbiamo assistito sono considerate da alcuni una reazione eccessiva. Tuttavia, è importante ricordare che le azioni e altri strumenti con un profilo di rischio elevato erano ai massimi o sopravvalutati già prima dell’inizio dell’ondata di vendite innescata dal panico, e questo ha contribuito ad amplificare l’ampiezza del movimento. Considerate le numerose incognite, è difficile dire quanto rischio di ribasso sia ancora incorporato nei mercati. Il nostro augurio è di aver già superato la fase peggiore, ma è probabile che la volatilità continui ad essere elevata in entrambe le direzioni. Per quanto riguarda le azioni, ad esempio, le quotazioni sono diminuite più o meno quanto ci si aspetterebbe in una recessione, ma lo hanno fatto ad un ritmo insolitamente rapido, rendendo difficile concludere che si siano raggiunti i minimi. Nei mercati a reddito fisso potremmo poi vedere aumentare le pressioni verso i default, soprattutto nei settori colpiti più duramente come l’energia, i viaggi e il tempo libero. Pur non essendo possibile prevedere se i mercati abbiamo raggiunto il massimo calo, è tuttavia importante monitorare alcuni fattori.

Poiché questa crisi è guidata da accadimenti esterni e non è il risultato di problemi strutturali o finanziari, il segnale da tenere d’occhio è legato all’aumento dei casi di COVID-19. Questo consente di valutare l’impatto dei relativi shock di domanda e offerta e di avere maggiore chiarezza sulle prospettive degli utili aziendali. L’elemento più importante da considerare è forse il fatto che i cittadini sono alla ricerca di una guida politica chiara e coerente e di un coordinamento globale.

Anche i dati economici sono segnali importanti da osservare. La Cina è stata la prima grande economia a subire un brusco rallentamento e dovrebbe essere anche la prima a riemergere. I dati mostrano un rallentamento senza precedenti dell’attività economica a febbraio, ma i dati di marzo mostrano già i primi segnali di miglioramento.

Anche negli Stati Uniti e in Europa, nonostante le contromisure messe in atto, i dati saranno simili, per il forte impatto del virus. Prevediamo infatti che i dati di marzo e aprile saranno terribili, ma una volta che le strategie di mitigazione, come il distanziamento sociale, avranno dato i loro frutti potremmo constatarne l’effetto economico complessivo.

Da un punto di vista tecnico, attendiamo di registrare un calo della volatilità implicita del mercato, spread creditizi più limitati e correlazioni in calo tra le diverse classi di attività. A nostro avviso, tutti questi fattori saranno associati a un più ampio recupero degli asset con profili di rischio più elevato.

Quali sono le prospettive sui prezzi del petrolio e nel settore energetico?

Lo shock del prezzo del greggio dipende da una domanda debole e da una offerta maggiore. Date le contromisure in atto per contrastare il virus, è probabile che i livelli di domanda di energia non aumentino molto presto. Non abbiamo ancora visto segnali di interesse ad una riduzione dell’offerta da parte dei produttori di petrolio come l’Arabia Saudita o la Russia. Pertanto, prevediamo che il settore energetico globale rimarrà sottoposto a forti pressioni e che i rischi di insolvenza creditizia delle piccole e medie imprese aumenteranno.
Tra le tante turbolenze, ci sono però alcune aree geografiche e settori che dovrebbero beneficiare dello shock dei prezzi. Le economie asiatiche emergenti ad esempio sono importatrici nette di petrolio, mentre costi dell’energia più bassi potrebbero andare a vantaggio dei consumatori degli Stati Uniti e non solo, quando vorranno o saranno in grado di ricominciare a spendere.

Quale sarà l’impatto finale sulla crescita economica globale e sugli utili delle imprese?

Nessuno lo può prevedere con esattezza. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico aveva stimato all’inizio di marzo che la crescita mondiale nel 2020 avrebbe subito un calo di circa il -0,5%, riducendo la crescita annuale al 2,4% (il tasso di crescita annuale medio a livello mondiale si attesta attorno al 3,5% dal 1971). Tale previsione è probabilmente troppo ottimistica, dato quello a cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane. Negli Stati Uniti, prevediamo che la crescita nel secondo trimestre registrerà fra il -2% e il -5% (e forse anche di più), date tutte le contromisure in atto.

Se inizieranno ad emergere segnali chiari di raggiungimento dei livelli minimi sui mercati nei prossimi due mesi potremmo assistere ad un forte rimbalzo nel terzo trimestre. Le attese per quanto riguarda gli utili societari sono allineate e saranno l’elemento chiave che determinerà l’andamento dei prezzi delle azioni nel 2020. Considerato che i tassi di interesse sono al minimo storico, non riteniamo che le valutazioni azionarie possano scendere ancora molto. In altre parole, la capitolazione tramite valutazione non sembra un’opzione. Ma le azioni potrebbero scendere ulteriormente se le aspettative degli utili continuassero a calare.

È nostra opinione che le aspettative sugli utili aziendali siano ancora troppo elevate. Ma quanto potrebbero calare? La nostra opinione è che i risultati del primo trimestre saranno per lo più accettabili, almeno negli Stati Uniti e in Europa. I numeri del secondo trimestre saranno invece piuttosto deludenti.

Guardando avanti i risultati dipenderanno dalla durata e dalla gravità della crisi. Se gli utili si rivelassero stabili per tutto il 2020 (come prevedono alcuni analisti), questo implicherebbe che i prezzi delle azioni siano attualmente sottovalutati e si potrebbero registrare incrementi modesti entro la fine dell’anno. Se gli utili dovessero calare, tuttavia, il massimale per i prezzi delle azioni potrebbe essere inferiore.

Una buona notizia su questo fronte è che l’economia globale e le società sono entrate in questa crisi in buona forma. Niente a che vedere con il 2007, quando i bilanci di molte società erano traballanti e il sistema finanziario sottocapitalizzato.

Che cosa possono (e dovrebbero) fare la Fed e gli altri policymaker?

Le banche centrali mondiali stanno ormai esaurendo le munizioni, ma continueranno a fare il possibile per fornire liquidità e facilitare la politica monetaria. Gli investitori possono aspettarsi ovunque riduzioni dei tassi, acquisti di asset, programmi di finanziamento, guidance e provvedimenti normativi.

Con occhio critico, tuttavia, le azioni delle banche centrali non possono fornire un aiuto risolutivo nella lotta contro la diffusione del virus, il crollo dei mercati dell’energia, le interruzioni nelle catene di approvvigionamento o la contrazione della domanda dei consumatori. Ciò che è necessario è una politica sanitaria coordinata a livello globale, con misure di distanziamento sociale che potrebbero includere aspetti come test universali e gratuiti, iniziative di politica fiscale che aiutino le persone colpite con prestazioni sanitarie estese e sussidi per la disoccupazione, con aiuti mirati in settori specifici.

In che modo gli investitori dovrebbero approcciare i mercati dopo questa fase tumultuosa?

È fondamentale che gli investitori mantengano un portafoglio diversificato, facendo interventi di bilanciamento nell’ambito della loro gestione ordinaria. In altre parole, se un investitore aveva già previsto di investire in parte in azioni o in altri asset con profilo di rischio elevato, non vediamo motivo per cui dovrebbe cambiare approccio.

I nostri team di investimento nei mercati globali, d’altro canto, stanno analizzando le oscillazioni di valore fra e all’interno delle diverse asset class. Nelle nostre strategie multi-asset, ad esempio, manteniamo in generale un posizionamento difensivo, puntando tuttavia ad effettuare nuovi investimenti in posizioni tattiche che potrebbero essere sottovalutate. Nel settore azionario stiamo esaminando società con una crescita stabile, bilanci sani e potenziale crescita dei dividendi. Per quanto riguarda il reddito fisso, preferiamo investimenti di qualità elevata (comprese le obbligazioni emesse da amministrazioni locali) e siamo concentrati su aree difensive del patrimonio immobiliare pubblico e privato e dei mercati immobiliari. Riteniamo inoltre che sia opportuno continuare a guardare a settori meno liquidi come il private equity e i mercati creditizi, che possono essere più resilienti in casi di shock sui prezzi. In ogni caso, le opportunità che stiamo osservando sono soggette a diverse variabili e in rapido cambiamento, il che evidenzia l’importanza della selezione, della ricerca e della gestione attiva.

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