Mercati, non fidatevi della quiete prima delle elezioni Usa

A cura di Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer Equities di Neuberger Berman

Negli ultimi quattro anni, sebbene sia stato quasi impossibile sfuggire al circo della politica statunitense, con tutta la comprensibile attenzione di questi giorni alla crisi da coronavirus e ai suoi effetti economici, la politica elettorale è passata un po’ in secondo piano per quanto riguarda i mercati, nonostante manchino solo tre mesi al voto.

La pandemia ha pesantemente interferito con le convention nazionali dei due partiti, vale a dire il primo atto di quel processo che culminerà nelle votazioni autunnali. Per i democratici, l’evento avrebbe dovuto essere tre settimane fa. Ora, per entrambe le fazioni si parla di fine agosto, con una partecipazione molto ridotta e principalmente virtuale. Ma un circo virtuale non è affascinante ed esuberante come uno vero.
Riteniamo, tuttavia, che sia opportuno esaminare più da vicino le implicazioni del 3 novembre. Su questa elezione aleggiano enormi incertezze, poiché i dati sul virus e sull’economia continuano a oscillare tra due estremi e i candidati si ritrovano ad andare a caccia di voti tra un elettorato mai così polarizzato a memoria d’uomo. Soprattutto, la posta in gioco è molto alta.

Ondata blu

Quando si parla di politica, tre mesi rappresentano un’eternità. Ciò nonostante, guardando i sondaggi, se oggi dovessimo fare un pronostico sull’esito delle elezioni diremmo che Joe Biden conquisterà la Casa Bianca e che molto probabilmente i democratici raggiungeranno la maggioranza al Senato.

Anche la storia ci dice che un simile esito è quello più probabile. L’ultimo presidente in carica a essere rieletto nel biennio immediatamente successivo a una recessione fu Calvin Coolidge, nel 1924. Dopo il 1900, Richard Nixon e George H. W. Bush sono gli unici presidenti al primo mandato ad avere assunto la carica senza che il loro partito controllasse entrambe le camere del Congresso.

Un’“ondata blu” avrebbe quasi certamente numerose ripercussioni rilevanti per l’economia e i mercati. Un’osservazione degna di nota fatta da Sam Potolicchio, esperto di scienze politiche da me recentemente intervistato è che Biden ha passato 36 anni tra le fila dei senatori democratici, restando saldamente dentro al partito a prescindere dai cambiamenti che l’hanno interessato. Osservando l’attuale deriva a sinistra dei democratici, Potolicchio ha dichiarato che “Biden finirà per far sembrare Obama un repubblicano”.

Il programma elettorale di Biden prevede un aumento significativo delle tasse sulle imprese e sulle persone fisiche, nonché una serie di proposte in materia di assistenza sanitaria, regolamentazione governativa, ambiente e infrastrutture. Un aumento delle tasse è solitamente visto con preoccupazione dai mercati. Una delle più importanti iniziative dell’amministrazione Trump è stata la riduzione delle aliquote statunitensi delle imposte sulle imprese, per allinearle a quelle di altri importanti economie. Secondo gli analisti, questa riduzione ha aumentato gli utili per azione dell’S&P 500 in misura compresa tra l’8% e il 12%.

Secondo noi, un ritorno ad aliquote più elevate metterebbe il mercato sotto pressione: secondo una regola empirica del settore, per ogni punto percentuale di aumento della tassa sulle imprese, gli utili per azione dell’S&P 500 calano di circa 1 dollaro. Nel 2019, gli utili per azione dell’S&P 500 erano pari a circa 165 dollari.

Viceversa, è più difficile valutare le proposte di spesa. Stimoli fiscali ragionati e mirati possono favorire la crescita economica. Ma la storia, ancora una volta, ci insegna a non nutrire troppa fiducia nell’efficienza delle “misure di stimolo” politiche (ricordate i famosi “incentivi di rottamazione” per le auto?) e a temere il disavanzo di bilancio, già incredibilmente elevato.

Inoltre, quando il Congresso è interamente controllato da un unico partito, gli equilibri e i meccanismi di controllo vengono notevolmente meno. Una tradizionale misura del Senato, la cosiddetta “filibuster rule”, richiede sostanzialmente 60 voti per l’approvazione di una proposta di legge. I democratici probabilmente conquisteranno il controllo del senato ma difficilmente conquisteranno 60 seggi. Tuttavia potrebbero decidere di eliminare o modificare la “filibuster rule”, portando a 51 i voti necessari per l’approvazione di una legge. E questo aumenta la posta in palio il 3 novembre.

Provocatorio

Dobbiamo pensare anche a quello che il presidente in carica potrebbe fare. Quanto più perde consensi nei sondaggi, quanto più provocatorio potrebbe diventare nelle sue decisioni. Ad esempio, potrebbe sventolare lo spauracchio di brogli o addirittura, come ha ipotizzato Potolicchio, ritirarsi completamente dalla corsa.

Anche se il presidente dovesse raddoppiare gli sforzi su tematiche che stanno a cuore a entrambi gli schieramenti politici, il risultato non per forza arriderebbe alle imprese. Ci sono due temi che, nel pur contrastato clima attuale, alcuni deputati democratici e repubblicani hanno di recente appoggiato senza distinzioni: il primo è l’attacco alla Cina e il secondo è l’attacco alle big tech.

Potrebbe essere che l’amministrazione in carica si servirà del fatto che la Cina non sta comprando dagli Stati Uniti tutto ciò che si era impegnata ad acquistare nel trattato di Fase Uno per stracciare del tutto quell’accordo? E potrebbe essere che la strana faccenda di TikTok, frutto dell’avversione nei confronti sia della Cina che delle big tech, indichi un desiderio di controllare con la forza questo settore?

Rischio politico

Mentre un’ondata di liquidità spinge il Nasdaq Index verso vette mai raggiunte e riporta l’S&P 500 ai massimi storici, ci chiediamo quanto del quadro appena descritto sia scontato dai mercati. La recente debolezza del dollaro potrebbe essere un’avvisaglia, ma siamo dell’avviso che i mercati dovrebbero esaminare da vicino anche i settori potenzialmente esposti al rischio politico, come quelli dell’energia e della finanza, per non parlare di big pharma, big tech ed ecommerce. I nostri team li stanno seguendo molto da vicino.

Finora le elezioni di quest’anno sono rimaste nell’ombra, ma difficilmente la situazione proseguirà immutata. Gli investitori farebbero bene a valutare subito le questioni politiche più serie e prepararsi per quando il circo arriverà in città e i mercati inizieranno a prestargli maggiore attenzione.

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