Mps, titolo accelera il passo: il peggio è passato?

Che succede in casa Mps?

Da alcuni giorni il titolo Banca Mps a Piazza Affari ha messo il turbo, sfruttando la compressione dello spread Btp-Bund seguita al mancato avviamento di una procedura di infrazione per eccesso di debito da parte della Ue nei confronti dell’Italia. Un esito che il mercato non dava in alcun modo per scontato e che sta contribuendo a far recuperare terreno a tutti i titoli bancari italiani da qualche seduta.

Nel caso dell’istituto senese controllato per oltre il 68% dal Tesoro questo ha significato un recupero del 30% delle quotazioni solo nell’ultima settimana, bottino che potrebbe ulteriormente crescere visto che stamane il titolo ha aperto in ulteriore allungo finendo anche sospeso al rialzo e si è riportato sopra la soglia degli 1,5 euro per azione. La capitalizzazione è così nuovamente risalita oltre gli 1,6 miliardi di euro, anche se rispetto a 12 mesi fa Mps resta in rosso di un 40% abbondante.

I giudizi degli analisti su Mps

La repentinità del recupero ha già indotto gli analisti tecnici a suggerire uno “strong buy (acquistare con decisione) per il brevissimo periodo, segnalando come il trend appaia ormai positivo a breve termine ma anche moderatamente positivo a medio e lungo termine. Una ulteriore conferma del quadro positivo è data dalla chiusura del titolo sopra la media mobile veloce come pure sopra la media mobile lenta.

Attenzione però che l’indicatore stocastico è ormai prossimo all’area dell’ipercomprato, in cui già si muove anche l’indicatore di forza relativa (Rsi), una situazione che potrebbe favorire nelle prossime sedute lo scattare di prese di profitto di cui eventualmente approfittare per posizionarsi sul titolo nel caso si sia parso il rimbalzo in atto al momento. Per chi ha già il titolo, i prossimi obiettivi sono in area 1,51-1,56 euro, mentre in caso di storno è possibile un ritorno verso quota 1,23-1,24.

Anche gli analisti fondamentali, pur maggiormente prudenti (tutti e sette i report emessi sul titolo suggeriscono un neutrale “hold”, mantenere in portafoglio), sembrano apprezzare gli ultimi sviluppi, come la decisione di recedere anticipatamente dall’accordo di servicing decennale con Cerved per quanto riguarda la piattaforma Juliet (che dovrebbe consentire un recupero di redditività e una gestione ottimale del de-risking) o l’accoglienza riservata dal mercato al bond “unsecured” a tre anni emesso per 500 milioni anziché 300 come inizialmente previsto a fronte di ordini complessivi per oltre 1,1 miliardi, con un rendimento del 4% rispetto al 4,25%-4,375% stimato in avvio di collocamento.

Ai livelli attuali, inoltre, il titolo tratta meno di 11,5 volte gli utili per azione, previsti pari a 12 centesimi a fine 2019. Utili che non dovrebbero ancora essere distribuiti e andranno dunque a irrobustire il patrimonio dell’istituto senese, per il quale gli analisti indicano un prezzo obiettivo di consenso di 1,45 euro, ormai superato di slancio dalle quotazioni e che dunque potrebbe essere aggiornato nelle prossime settimane.

A cura di Luca  Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*