Notz Stucki: investire nelle large cap globali

A pedestrian walks in front of an electric quotation board displaying share prices of world bourses, including the Tokyo Stock Exchange (top C), along a street in Tokyo on January 27, 2020. - Tokyo's benchmark Nikkei index dropped more than two percent January 27 on concerns over the potential impact of a new coronavirus that has killed at least 80 people in China. (Photo by Kazuhiro NOGI / AFP) (Photo by KAZUHIRO NOGI/AFP via Getty Images)

A cura di Giacomo Calef, Country Manager di Notz Stucki

Nonostante il rimbalzo significativo dei mercati avvenuto nel secondo trimestre (l’indice MSsci All Country World è salito del 17,5%), i principali listini non hanno ancora recuperato le perdite subite nella prima parte dell’anno. Inoltre, si rileva una profonda incertezza sull’entità del percorso che tracceranno i mercati nei prossimi sei mesi del 2020. Infatti, una recentissima indagine condotta da un’importante società di ricerca e analisi finanziaria delinea chiaramente il sentiment attuale.

Alla domanda “come credi che l’S&P 500 chiuderà l’anno?” gli investitori che hanno partecipato al sondaggio hanno dato risposte profondamente differenti tra di loro. Dal grafico rappresentato in alto, si può osservare, ad esempio, che la percentuale di coloro che credono che l’indice azionario americano chiuderà l’anno ad un livello superiore del 10% circa rispetto a quello attuale è sostanzialmente pari rispetto a quelli che credono possa, al contrario, finire al di sotto del 10%. D’altronde, la dispersione delle risposte ricevute dagli investitori è plausibile, data la profonda incertezza che caratterizza il contesto attuale, sia economico che sanitario.

Dal punto di vista dell’economia, la forza principale a cui si sono aggrappati i mercati nel corso di questi ultimi tre mesi deriva dalle politiche fiscali e monetarie messe in campo dalle autorità di tutto il mondo. Tuttavia, nel corso dei prossimi mesi bisognerà valutare se saranno ancora in grado di sostenere le aziende, limitando i danni prodotti dai lunghi lockdown. Inoltre, ci stiamo avvicinando alle prossime trimestrali, che potranno fornire una proiezione più chiara della recessione a cui si sta andando incontro. Poi, rimane ancora fortemente incerta la questione dell’emergenza sanitaria. Nelle ultime settimane abbiamo visto scoppiare alcuni focolai in giro per il mondo che hanno destato non poche preoccupazioni ai mercati. La situazione è delicata poiché altre ondate di contagi potrebbero avere ulteriori effetti devastanti sull’economia e almeno fino a quando la produzione e somministrazione dei vaccini non avverrà su scala globale, sarà difficile aspirare a un recupero dell’economia al 100%.

Quello che si può fare, in un tale contesto, è impostare un portafoglio di investimenti opportunamente diversificato e con una concentrazione sui temi che offrono più opportunità. La diversificazione, innanzitutto, dovrebbe bilanciare sia i settori anticiclici (sanitario ad esempio), che soffrono di meno in una fase di contrazione economica, sia quei settori ciclici (ad esempio il lusso) che possono offrire delle buone opportunità di ingresso. E poi, non dovrebbe mancare quella fetta del portafoglio che persegue i trend che stanno subendo un’importante accelerazione in questo momento, oltre a quelli di medio-lungo termine che possono aver subito un rallentamento, ma che rappresentano una valida opportunità per il futuro.

Large cap tra resilienza e opportunità

Alla luce della forte frenesia dei mercati, abbiamo analizzato i primi dieci componenti dei principali indici azionari per poter avere un’indicazione su ciò che ci si può aspettare per i prossimi mesi. In particolare, si notino nella tabella seguente le diverse metriche per Stati Uniti, Europa (Ue), Eurozona, Giappone e mercati emergenti.

Innanzitutto, ciò che colpisce in questa tabella sono le dimensioni e le caratteristiche di qualità del mercato statunitense: le capitalizzazioni di mercato delle maggiori aziende Usa superano la somma di tutte le altre. Poi, la liquidità nei bilanci e la loro generazione di flussi di cassa corrispondono quasi alla somma di tutti gli altri, e la mole di debito, al contrario, è di gran lunga inferiore. Ma tutto ciò ha un prezzo, poiché il relativo Price-to-Earning Ratio, che denota quanto un titolo azionario sia caro rispetto agli utili prodotti dall’azienda, risulta il più alto.

Un altro aspetto rilevante è che le più importanti aziende dei mercati emergenti tendono a rientrare nella categoria “Quality” delle azioni (ovvero società che presentano una struttura e un modello operativo in grado di garantire una crescita sostenibile e profittevole nel tempo), grazie al peso preponderante del settore dell’Information Technology (Alibaba, Tencent, Tsmc, JD.com, solo per citarne alcune). Infatti, i principali titoli dei Paesi emergenti condividono con quelli statunitensi alcune caratteristiche interessanti: ad esempio l’ammontare di liquidità è maggiore del debito, e sono sufficienti solo due anni di flussi di cassa per pagarne l’intero onere.

Si noti che la situazione è ben diversa rispetto all’Eurozona o al Giappone! E la ragione è semplice: nelle top ten delle rispettive aree assumono un ruolo importante società che hanno una natura ciclica e valutazioni di mercato basse. Sono quattro in Eurozona (Total, Siemens, Bayer ed Enel) e due in Giappone (Toyota e Honda). Quindi, i relativi dati di bilancio meno esaltanti sembrano giustificati. In ogni caso, con queste metriche, riteniamo che le Large Cap non sembrino, in via generale, essere particolarmente sopravvalutate, qualunque sia l’area geografica presa in considerazione. Inoltre, ci sono probabilmente meno rischi di erosione degli utili con l’attuale ponderazione negli indici a favore dei settori anti-ciclici, in particolare negli Stati Uniti e nei mercati emergenti.

Ancora, un investitore ottimista potrebbe persino sperare in un rimbalzo economico più forte del previsto in Giappone o in Eurozona, che favorirebbe la risalita dei mercati. Ma le large cap statunitensi sembrano essere quelle più resilienti in prospettiva, considerando i loro solidi bilanci e l’elevata generazione di flussi di cassa, pertanto le relative valutazioni di mercato più elevate nel panorama mondiale potrebbero essere giustificate.

In conclusione, si ritiene che, per il futuro, un approccio globale e opportunamente diversificato sembra essere la migliore strategia per gli investimenti nelle large cap, per cui vi sono ragionevoli probabilità di generare performance più soddisfacenti, in considerazione del rischio assunto, rispetto ad altre asset class.

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